“And I’m waiting for you/ With or without you/ I can’t live/ With or without you” – “With or Without You” – U2
Eppure, la moderna filosofia non sembra pensarla in questo modo. In realtà, l’avvento del postmodernismo ha comportato un rimescolamento dei rapporti fra ‘arte alta’ e ‘arte di massa’, perciò numerosi filosofi si sono posti il problema di capire il valore sociologico della popular music. Uno di questi è Richard Rorty che, in Verità e libertà. Conversazioni con Richard Rorty, afferma: «Non credo che la filosofia abbia un oggetto particolare. Alcune persone passano il tempo a pensare alla morte, altre al sesso e ai soldi. Non penso che uno di questi argomenti sia per sua natura più filosofico dell’altro».
Alla luce di tutto ciò l’attenzione ricade sugli U2, fra i più importanti gruppi del panorama rock internazionale. È innegabile, infatti, che la sua musica sia stata la colonna sonora della vita dei loro fan. Da qui, l’interesse nato nell’analizzare le canzoni che sono state composte fra il 1980 – anno in cui vede la luce il primo album dal titolo Boy −, passando per gli anni dell’ascesa con l’album The
Alzi la mano chi non ha mai ascoltato anche solo una loro canzone. Impossibile. Le canzoni degli U2 hanno avuto – e hanno tuttora – un notevole seguito. Basti solo pensare a With or Without You, pubblicata come primo singolo dell’album The Joshua Tree del 1987. Essa è alla posizione 132 nella classifica delle migliori canzoni secondo la rivista Rolling Stone. Il frontman del gruppo, Bono Vox, parlando della genesi di With or Without You ha affermato che si distacca dalle ballate pop degli anni Ottanta. Piuttosto, gli U2 sono influenzati dalla musica dei Joy Division, The Beatles, Led Zeppelin, Ramones, The Who, Sex Pistols e Pink Floyd, solo per citare alcuni fra i più importanti gruppi con sonorità punk e rock.
«Through the strom we reach the shore/ You give it all but I want more/ And I’m waiting for you/ With or without you/ I can’t live/ With or without you», questi versi contengono una promessa d’amore. L’eros − spesso associato alla sessualità − vuole essere appagato, ma a trattenerlo c’è l’agape che rappresenta l’amore misurato e fraterno. Ed è di questo rapporto – o meglio, di questo conflitto – che sono incentrate le canzoni degli U2, di cui parla Donato Ferdori in La filosofia degli U2. Il conflitto tra Eros e Agape pubblicato da Mimesis nella collana Musica contemporanea.
Affinché si possa comprendere il conflitto che sussiste fra questi due concetti, di antica memoria, è necessario ricollegarsi alla ricostruzione che è stata eseguita dal teologo svedese Anders Nygren. Egli distingueva nettamente l’eros dall’agape poiché il primo fa parte del mondo greco, mentre il secondo di quello cristiano. E ancora, nel neoplatonismo, il primo indica un amore ascensivo e possessivo proprio dell’essere umano verso l’Assoluto e verso l’astrattezza dell’unità, mentre il secondo è l’amore discensivo di chi dona, in altre parole di Dio, che muove verso il mondo e l’umanità per ricongiungerla a sé.
«Innocent and in a sense I am/ Guilty of the crime that’s now in hand/ Such a nice day, throw your life away!/ Such a nice day, let it go!/ Cold in his eyes, I can’t believe it!/ Cold in his heart he’s slow/ Heart and soul», il crimine di cui parla Bono nella canzone è quello dell’amore. In particolare, egli vuole ricordare Ian Curtis, il compianto leader dei Joy Division, morto suicida a seguito di un periodo di lunga malattia. Com’è noto, gli U2 gli dedicarono la canzone A Day Without Me, contenuta nel loro primo album Boy. L’amore per se stesso e la disperazione per la sua malattia avevano lentamente ucciso l’anima di Ian.
In realtà, in Wire – termine che sta a indicare qualcosa di pericoloso, ma talvolta anche attraente – la donna assume le sembianze di una gatta che simboleggia la tentazione, in altre parole il male. Così, la donna – con la sua grazia e la sua avvenenza – porrebbe l’uomo davanti a una scelta difficile: imboccare la strada dell’amore appagato – l’eros, appunto −, o lasciarlo all’amore fraterno di Dio. Il conflitto permane fino a quando l’eros non si arrende all’agape e, annullandosi, si ricongiunge a esso. In questo modo si giunge alla felicità, il Sommo Bene di cui Kant parla in La religione entro i limiti della semplice ragione.
Tuttavia, nella canzone Angel of Harlem – dedicata alla figura di Billie Holiday – si ascoltano questi versi: «Soul love!/ Well this love won’t let me go». Bono spera che ci sia un amore dell’anima a salvarlo, che possa costituire un sostegno all’evidente precarietà dell’amore del cuore. When Love Comes to Town, terzo singolo dell’album Rattle and Hum del 1988, conferma il concetto. Sono brani, questi, in cui l’eros si contrappone all’agape, ma in cui si ha fiducia nell’ultimo poiché è capace di risolvere i problemi che sono causati dal primo.
Ma è in One, terzo brano dell’album Achtung Baby del 1991, che gli U2 si ricollegano alla filosofia platonica nel momento in cui Bono canta: «One love/ One life/ When it’s one need/ In the night/ One love/ We get to share it/ Leaves you baby if you/ Don’t care for it». Ci si riferisce qui ai Principi primi: l’Uno e la Diade, il primo è il Bene e il secondo è il mondo delle differenze, della molteplicità e del disordine. Da qui, ne deriva la concezione dell’Uno – l’agape, Dio – e della Diade (l’eros), il rapporto di coppia. Tuttavia, Platone accusa Eros – figlio di Poros e Penia – di essere povero, rude e, nel suo vagabondare, vive tra la sapienza e l’ignoranza.
È evidente, perciò, come la musica degli U2 si carichi delle nozioni filosofiche fin qui accennate. La stessa filosofia di cui si è parlato all’inizio, e che ha avuto non poche difficoltà nell’abituarsi alla convivenza con la popular music. Certo, si potrebbe dire molto degli U2 che hanno partecipato a un evento d’importanza storica per la musica: il Live Aid del 13 luglio 1985. Questo è solo un esempio di come e quanto Bono si sia sempre schierato a favore degli impegni sociali, conducendo battaglie per la pace − da ricordare, infatti, Pride. (In the name of love). Per Bono “una delle cose che una canzone di successo deve avere e che contraddistingue sempre i capolavori, è che è come se la musica si trovasse già lì”. Gli U2 ci riescono. Le loro canzoni si fanno portavoce dei sentimenti dell’animo umano.
Written by Maila Daniela Tritto