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La grande cecità

Creato il 28 settembre 2019 da Atlantidelibri

durante la stesura del romanzo (magnifico) Il paese delle Maree Amitav Ghosh s i accorse dei mutamenti geologici che avvenivano nelle Sundarban, l'immenso arcipelago di isole che si estende fra il mare e le pianure del Bengala: un argine poteva sparire nell'arco di una notte, trascinando con sé case e persone. Un cambiamento irreversibile, il segno di un ritrarsi delle linee costiere e di una continua infiltrazione di acque saline su terre coltivate, rendendo impossibile la vita degli abitanti.

Questa consapevolezza lo ha condotto a dare alle stampe La grande cecità, che non è l'ennesimo saggio dedicato al cambiamento climatico: l'indagine riguarda se mai il motivo per cui la cultura non è ancora stata in grado di lanciare l'allarme sul tema, non ha creato un immaginario culturale potente come quello offerto dal capitalismo. "Una veloce decappottabile - un prodotto per eccellenza dell'economia basata sui combustibili fossili - non ci attrae perché ne conosciamo minuziosamente la tecnologia, ma perché evoca l'immagine di una strada che guizza in un paesaggio incontaminato; pensiamo alla libertà e al vento nei capelli; a James Dean e Peter Fonda che sfrecciano verso l'orizzonte; a Jack Kerouac e a Vladimir Nabokov." Dalla scheda del libro.

Traduttore: Anna Nadotti, Norman Gobetti

"La leggerezza e l'agilità della scrittura di Ghosh riescono a mantenere tutta l'urgenza e le ombre di qualcosa che non riusciamo davvero a guardare: il destino dell'umanità" - Giorgio Agamben

"Una riflessione acuta, provocatoria e originalissima dalla penna di uno dei più grandi scrittori indiani" - la Repubblica

"Sono rare le occasioni in cui uno scrittore sfoggia una comprensione così feroce e una capacità narrativa tanto brillante da trasformare un soggetto ben noto portandolo alla luce in questo modo" - Naomi Klein

"Amitav Ghosh [...] ha ormai intorno ai sessant'anni e una saggezza e un equilibrio che non sminuiscono ma anzi crescono l'impressione di una passione e di una indignazione reali, non recitate, quando egli affronta temi di portata enorme, come quello del clima in questo saggio o pamphlet" - Goffredo Eofi, Il Sole 24 Ore

Nei primi anni del XXI secolo Amitav Ghosh lavorava alla stesura de Il paese delle maree, il romanzo che si svolge nelle Sundarban, l'immenso arcipelago di isole che si stende fra il mare e le pianure del Bengala. Occupandosi della grande foresta di mangrovie che le ricopre, Ghosh scoprì che i mutamenti geologici che ciclicamente vi avvenivano - un argine poteva sparire nell'arco di una notte, trascinando con sé case e persone - stavano diventando qualcos'altro: un cambiamento irreversibile, il segno di un inarrestabile ritrarsi delle linee costiere e di una continua infiltrazione di acque saline su terre coltivate. Che un'intera area sotto il livello del mare come le Sundarban possa essere letteralmente cancellata dalla faccia della terra non è cosa da poco. Mostra che l'impatto accelerato del surriscaldamento globale è giunto ormai a minacciare l'esistenza stessa di numerose zone costiere della terra. La domanda, per Ghosh, nacque perciò spontanea. Come reagisce la cultura e, in modo particolare, la letteratura dinanzi a questo stato di cose? La risposta è contenuta in questo libro in cui l'autore della trilogia della "Ibis" ritorna con efficacia alla scrittura saggistica. La cultura è, per Ghosh, strettamente connessa con il mondo della produzione di merci. Ne induce i desideri, producendo l'immaginario che l'accompagna. Una veloce decappottabile - un prodotto per eccellenza dell'economia basata sui combustibili fossili - non ci attrae perché ne conosciamo minuziosamente la tecnologia, ma perché evoca l'immagine di una strada che guizza in un paesaggio incontaminato; pensiamo alla libertà e al vento nei capelli; a James Dean e Peter Fonda che sfrecciano verso l'orizzonte; a Jack Kerouac e a Vladimir Nabokov. Questa cultura, così intimamente legata alla storia del capitalismo, è stata capace di raccontare guerre e numerose crisi, ma rivela una singolare, irriducibile resistenza ad affrontare il cambiamento climatico. Quando il tema del cambiamento climatico appare, infatti, in una qualche pubblicazione, si tratta quasi sempre di saggistica. La rara e fugace comparsa di questo argomento in narrativa è sufficiente a relegare un romanzo o un racconto nel campo della fantascienza. Che cosa è in gioco in questa resistenza? Un fallimento immaginativo e culturale che sta al cuore della crisi climatica? Un occultamento della realtà nell'arte e nella letteratura contemporanee tale che "questa nostra epoca, così fiera della propria consapevolezza, verrà definita l'epoca della Grande Cecità"?


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