La grande scommessa - The big short

Da Stefano Borzumato @sborzu
Che diamine vuol dire che un film è 'tratto da una storia vera'?

É un plus? Un qualcosa in grado di solleticare i gusti dei Martoniani*? In grado di tirare dentro le marionette?Io credo che ogni film sia tratto da una storia vera, se non altro vissuta nella testa dello sceneggiatore.Qui però ci sono addirittura velleità di resoconto storico e la materia si fa quindi più delicata.Specie se si entra nella storia recente quale può essere quella relativa alla bolla speculativa scoppiata nel 2007.*Martoniani = fans di Martone




Il presente è difficile da raccontare: ovvio che tutte le marionette se ne siano già fatte un'idea, nella convinzione di poterla definire 'verità' ('in tv hanno detto che...', 'su Repubblica ho letto che...').

La finanza è difficile da raccontare: le marionette sono interessate a sitcom e reality show. Oltreché a telegiornali e Porta a Porta.Le marionette credono più all'ultimo Star Wars di Lucas che a un documentario del National Geografic. (Qui, per non saper né leggere e né scrivere, si è pensato di ridurre i rischi al minimo: gli effetti speciali sono stati infatti assegnati alla Lucas Film: hai visto mai...).Perché uscire nelle sale in contemporanea con Star Wars e Quo Vado di Checco Zalone? Ma 'ndo vado?, dev'essersi chiesto il capo della Universal Pictures. Prenderemo una mazzata da veder le stelle!, deve avergli risposto allarmata la segretaria. Puntare sulla Lucas Film ha pure senso, per carità. Ma come si attira il pubblico in certi frangenti? Dato che le marionette sono tutte lanciate nell'occupazione delle sale di Star Wars e Quo Vado?, bisognerà puntare sui Martoniani.

É però vero che i Martoniani prediligono le mattonate sentimentali tipo La Corrispondenza di Giuseppe Tornatore: quanti di loro potranno provare interesse per tecnicismi tipo swap, pronto contro termine, vendere allo scoperto, garanzia tripla A, prime, subprime, cdo...


Il rischio-flop è più che altissimo, pensano alla Plan B Enterteinment in fase di produzione: serve della gnocca! 
Ed è così che assoldano la biondissima Margot Robbie, la posizionano dentro una vasca da bagno ricolma di schiuma e le fanno spiegare un po' di finanza con semplici esempi: molte marionette rispondono pronte all'appello grazie all'evidente richiamo cinepanettonico; qualche Martoniano finisce coll'apprezzare lo stacco di tono dal rigore storico... e il gioco è fatto! Il pubblico affluisce.

Il film procede spedito. Un po' cogli ormoni in subbuglio, ma procede.Chi può salvare il mondo dall'implosione economica?Chi ci vede meglio, evidentemente: chi vede più lontano e può lucidamente mettere gli altri sull'avviso. Non un segaiolo, dunque: un eroeE chi può rivestire meglio il ruolo dell'eroe se non un autistico con l'occhio di vetro?Ecco chi è Michael Burry, interpretato da un notevole Christian Bale: un autistico dall'occhio di vetro con spiccati problemi di relazione con il prossimo (da Batman a Burry non per caso!). É il classico individuo che scompone in vettori il fiorire di un bocciolo di rosa, Michael.Ed è lui che il regista e sceneggiatore Adam McKay erige a fulcro di questa storia dei nostri tempi.

La sua mente 'diversa' gli consente di cogliere elementi che al resto del mondo risultano tutt'altro che evidenti. Ed è proprio grazie a questi suoi 'poteri' che nel 2005 riesce a leggere i primi dati sull'imminente crollo del mercato immobiliare americano.

Un'impensabile follia, a detta di tutti.

Il governo, per bocca di Alan Greenspan, dice che va tutto bene. I giornali dicono che va tutto bene. La tv dice che va tutto bene. Le agenzie di rating (Standard & Poors e Moody's che, ricordiamolo, lavorano su commissione e non sono affatto autorità indipendenti) dicono che va tutto bene. Cosa può fare la gente se non uniformarsi al credo pubblicizzato dai media mainstream? Marionette.

Un diverso contro l'omologazione massiva, ecco chi è Michael Burry.

Ma quel diverso non è ancora un eroe: gli manca qualcosa. Il giusto seguito. Neppure Cristo sarebbe diventato un mito, senza i suoi apostoli, no?

E un codazzo di gente scalcinata e raccogliticcia se lo ritrova pure Burry. 

Anzitutto la squadra di Mark Baum (un nevrastenico quanto realistico Steve Carell), che comincia a indagare tra i possessori di mutuo in California e sulla loro presunta solvenza (mai richiesta espressamente né certificata da alcuno, in effetti): ''La gente va in giro come se fosse in un video di Enya!'', dice Mark. E invece è l'inconscia interprete di un film horror!

E poi una coppia di nerd che punta al colpaccio ma, conscia dei propri limiti, richiede l'intervento di un guru ritiratosi disgustato dalle scene, un Brad Pitt hippie e sovrappeso che indossa i panni di Ben Rickert.

La storia avvince e convince: il pubblico, però, ancora gli preferisce Star Wars e Checco Zalone. Ci vuole un piano B, si dicono in produzione: la gnocca non basta. Mai.

Ed è così che decidono per un altro intermezzo, incentrato sulla cucina, stavolta: Anthony Bourdain si presta a spiegare qualche altro cavillo finanziario. Il dramma narrato, reso più accessibile, resta in sottofondo: ora si ride di gusto.

Ma stiamo arrivando al nocciolo del reattore: l'esplosione è ormai imminente. 

É mostrato come a persone prive di qualsiasi garanzia perché lavoratori in nero, o perché lavoratori saltuari, venisse comunque accordato il mutuo per la casa.

Le banche avevano maturato necessità sempre più stringente di riconvertire i titoli spazzatura derivati (ideati negli anni 70 da Lewis Ranieri con la creazione della cartolarizzazione) in denaro corrente. 


Quali erano i titoli più sicuri nei quali far confluire la monnezza generata nei decenni passati? Esatto: proprio quelli immobiliari.

A chi altro si potevano chiedere soldi? Sì, insomma: chi altro c'era da far indebitare? Immigrati, battone, ballerine, cameriere... tutte persone che sognavano una casa ma che mai avrebbero potuto ottenere un mutuo. 

Il sistema cambiò le regole per vendere fumo, spacciandolo per il sogno americano. Abboccarono in milioni. In tutto il pianeta. 

Fondi costruiti con titoli tripla AAA, i più solidi, come facciata per coprire una messe di titoli B, i meno sicuri e garantiti. Sepolcri imbiancati. Zombie imbellettati.

Era solo l'esasperazione del capitalismo volta a garantire una volta di più maggiori introiti ai soliti noti, a tutto scapito della massa d'ignoti che ancora crede di potersi sedere al banchetto buono.

E all'inizio del crollo il sistema cercò di difendere quest'ardita architettura finanziaria mantenendo alto il rating dei fondi che contenevano titoli spazzatura, questi col rating ormai azzerato. 'É come se due più due facesse... pesce!', afferma uno dei protagonisti a 'sto punto.

Era il 2007 quando tutto crollò.

La grande menzogna venne scoperta.

I media mainstream comunicarono al popolo che il malaffare era stato sgominato. Le marionette ci credettero.

Nessuno pagò mai, però: di tutti gli attori della vicenda, infatti, finì in galera solo il faccendiere Bernard Madoff. Nessun banchiere. Nessun esponente dei governi. Nessun membro degli organi di controllo. Nessuno.

Furono emanate leggi speciali per impedire che si ripetesse qualcosa del genere nel futuro: così ci raccontarono i media mainstream.

Invece hanno poi organizzato il fondo pensionistico Bespoke con sede in Irlanda, nel cui portafoglio sono naturalmente confluiti molti derivati: tutto cambia affinché nulla cambi.

Che fine hanno fatto i due personaggi idealisti di questa scommessa? Ecco: Rickert ha investito in semi naturali; Burry sull'acqua. 

E noi? Come pensiamo di regolarci? Marionette... Marionette divise.



La musica sta per fermarsi. E a noi resterà la più grossa quantità di escrementi puzzolenti mai messi insieme nella storia del capitalismo. - Richard Fuld

Se la mia teoria della relatività si dimostrerà corretta, la Germania mi rivendicherà come tedesco e la Francia dichiarerà che sono un cittadino del mondo. Se la mia teoria si dimostrerà falsa, la Francia dirà che sono tedesco e la Germania dichiarerà che sono un ebreoAlbert Einstein

Non è ciò che non sai a metterti nei guai. Ma è ciò che dai per certo. - Lewis Ranieri