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La La Land

Creato il 31 gennaio 2017 da Tiziana Zita @Cletterarie

La La LandQuando il rumore di fondo di un ingorgo stradale si trasforma in musica, di radio in radio, fino a diventare una canzone irresistibile, che coinvolge i guidatori in una coreografia trascinante, allora sai che stai per vedere qualcosa di speciale. La sequenza di apertura di La La Land è una delle più efficaci degli ultimi anni, ed è solo l’inizio di un film che entusiasma fino ai titoli di coda.
Damien Chazelle, talentuoso regista e sceneggiatore di un’opera prima del calibro di Whiplash, è riuscito nel difficile compito di superare sé stesso con una naturalezza quasi sfacciata.

Perché La La Land è uno di quei rari film in cui ogni aspetto formale, a partire dalla splendida colonna sonora, è indissolubilmente legato al contenuto. Nulla è fuori posto o così rifinito da apparire falso: non lasciatevi fuorviare dalle coreografie o dai colori saturi e vibranti, qui tutto è vero, autentico e coinvolgente.

Mia e Sebastian vivono a Los Angeles, persi dietro i rispettivi sogni che sembrano non portarli da nessuna parte. Lei lavora in un bar dentro i Warner Studios e nel tempo libero partecipa a provini frustranti costantemente interrotti, o ad affollati party in piscina dove si ritrova sempre sola. Lui va tutte le mattine a fare colazione di fronte a un improbabile locale di samba-nachos, solo perché in passato vi avevano suonato i più grandi jazzisti. La sua passione per il jazz, il suo desiderio di proteggerlo e di avere un suo club dove poter ospitare concerti, appaiono come un’utopia destinata al fallimento. Sebastian vive nel passato, Mia nel costante desiderio di un futuro successo, ma entrambi sembrano al di fuori della loro portata.

La La Land
Ma poi una sera, dopo un inutile party, Mia si ritrova ad ascoltare il suono di un pianoforte. Irresistibilmente attratta da quella melodia, entra in un ristorante e finalmente trova qualcosa che le risuoni nel profondo. Quel someone in the crowd di cui cantava poco prima con le sue amiche, un uomo che ha qualcosa da dire, con un modo unico di dirlo. Pare l’inizio di un’idilliaca storia d’amore e invece no, a lui non interessa stare ad ascoltare i suoi complimenti perché in effetti è stato appena licenziato e proprio per aver suonato quel brano. La scansa con una spallata e sembra già la fine del romanzo, addio. Finché Sebastian si ritrova a suonare imbarazzanti cover anni ’80 ad un party proprio davanti a quella ragazza dagli occhi grandi e pieni di sentimento.

Lo scontro ha inizio, i due si punzecchiano, lei lo umilia, sembra di nuovo la fine. Invece ancora una volta il destino dà una spintarella e i due si ritrovano a passeggiare sulle colline di LA, il tramonto che si stende sulla metropoli in delicate tinte pastello. Ed è lì che negano ripetutamente l’attrazione che, come nei migliori musical, nonostante tutto li fa ballare insieme. Ma il giorno dopo Mia se lo ritrova al bar, unico sollievo di un’ennesima pessima giornata. Il seguito è pieno di false partenze e, finalmente, di incontri; galeotto il cinema, che a Los Angeles è ovunque, sotto varie forme, inclusa quella di una sala cinematografica di gusto decò​​, perfetta per un primo appuntamento.

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La La Land

Mia e Sebastian sono uniti dai loro sogni, dal non voler cedere allo scontro con la realtà, si sostengono a vicenda spronandosi a trovare strade originali per arrivare alla rispettiva meta. Così Sebastian convince Mia che se vuole recitare deve crearsi una parte su misura, ispirandola a scrivere una pièce teatrale. Mia invece cerca di farlo uscire dal suo reazionario rifiuto verso il nuovo, tanto che Sebastian, dopo un incontro casuale con un vecchio amico più introdotto di lui, finisce con l’accettare la proposta di far parte di una band. Da quel compromesso con la modernità, le strade di Mia e Sebastian cominciano però a divergere. Fino a che punto ci si può allontanare dal proprio sogno senza perdere l’integrità, artistica e di vita? Basta che Mia pronunci di nuovo la parola “sogno” in una conversazione perché tutto esploda, compreso l’arrosto nel forno. Perché i sogni richiedono una dedizione quasi monastica affinché si avverino, i sogni isolano, pretendono non solo sacrifici (come in Whiplash) ma anche compromessi e la tenacia di perseguirli.
I ruoli fra Mia e Sebastian da quel momento cominciano ad invertirsi ripetutamente, dopo l’iniziale equilibrio. La puntina gira a vuoto sul disco che prima aveva generato una melodia perfetta…

La La Land
Il registra Damien Chazelle con Emma Stone a Venezia

Non sveliamo oltre la trama, tanto semplice quanto inaspettata, proprio come la vita. Quel che conta è che il duetto fra i due protagonisti, Ryan Gosling ed Emma Stone, prosegue fino alla fine, sempre uniti eppure sempre in qualche modo divisi. Anche nelle scene in cui più sembrano vicini fra loro c’è una piccola distanza: è l’individualità dei sogni che impedisce loro di inseguirli insieme, di accettare le occasionali incoerenze dell’altro. Ma certi incontri non solo cambiano la vita, la segnano per sempre e tendono a ripetersi… Chazelle dirige i suoi due protagonisti, la cui consueta chimica sullo schermo viene qui esaltata da due interpretazioni toccanti e intense, in un tripudio di colori e trovate registiche, mai fini a se stesse (guarda il trailer).

Anche le citazioni cinematografiche, inevitabili visti tema e ambientazione, sono omaggi intelligenti e mai pedissequi. Ampliano la risonanza di certe situazioni, ma se lo spettatore non è cinefilo abbastanza da coglierle non importa, questo non è un remake ma il presente osservato con la coscienza del passato. La capacità del regista di rendere moderni i canoni classici ha quasi del magico: la Stone e Gosling non sono mai rifiniti nel ballo, non sono Fred Astaire e Ginger Rogers, sono due ragazzi che nel 2016 si sono incontrati in un mondo fatto di Prius e cellulari. In una sola scena vengono meno le imperfezioni che li rendono veri e dunque a noi più vicini: quando ballano fra le stelle. Qui, ridotti a sagome, diventano l’archetipo di tutti i protagonisti di musical e di tutti gli innamorati. E quando la musica finisce i suoni della città ne prendono il posto, clacson inclusi.

Lo spot luminoso su Sebastian al piano è visibile solo agli occhi di Mia, ma in seguito non sarà altro che una trovata scenica in un concerto affollato. Persino il fondale da Un americano a Parigi, cui si strizza l’occhio nella sequenza finale, è perfettamente riconoscibile come un lenzuolo dipinto. In fondo il film ruota tutto attorno a questo, all’alternanza casuale ed inesorabile nella vita, di speranza e disillusione. Perciò La La Land è sì un film romantico e un musical, ma moderno, pieno di ironia e con una giusta dose di amarezza. Non ci illude ma ci offre un modo diverso di vedere il mondo, che in fondo è proprio quello che dovrebbe fare il cinema, e lo fa con una messa in scena visivamente appagante. Mai laccato, mai banale, questo film beneficia dell’immaginario del regista in ogni aspetto. Soluzioni registiche e di montaggio fresche, originali ma ben dosate, una scrittura che elimina il superfluo e sa lasciare spazio alla musica, splendidamente scritta da Justin Hurwitz che già aveva lavorato a Whiplash, costumi che accompagnano i personaggi nel loro sviluppo.

Insomma, La La Land, con il suo budget di “appena” 30 milioni di dollari, già meritatamente triplicati negli incassi, è un piccolo capolavoro. Ed è straordinariamente capace di parlare a tutti perché in fondo tutti abbiamo un sogno e tutti abbiamo avuto un amore indimenticabile. Chazelle ha una visione malinconicamente disincantata della vita e dell’amore, ma alla fine tornano alla mente i versi della prima canzone, l’invito a rialzarsi dopo ogni caduta. Perché al risveglio, o all’uscita dalla sala, ci aspetta un altro giorno di sole e un altro sogno nella “città delle stelle”.


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