La Lunigiana di Cristina

Da Ilafabila
Ti ho presentato Cristina in occasione della Giornata Mondiale della Consapevolezza sullo Spettro Autismo. L'ho trascinata nuovamente tra le mie pagine perché amo la sua scrittura e perché prima che lasciasse la nostra Lunigiana, ho avuto il piacere di conoscere di persona lei, suo marito e i suoi figli ganzissimi!! La Lunigiana è una terra meravigliosa che si riesce a vedere e sentire nelle parole di Cristina.... Dal Mercato Medievale di Filetto, al Castello di Malgrate; dal Castello Malaspina di Fosdinovo alla Sorgente del Fiume Magra, passando per la Disfida degli Arcieri di Fivizzano per arrivare alle Grotte di Equi Terme.. non resta che augurarti Buon Viaggio!

Associazione Operatori Turistici Lunigianesi


La parola a Cristina... 
Premetto che non sono un’esperta… 
Sarà che non siamo fatti solo di cellule e DNA. Sarà che i sospiri, gli odori, i racconti diventano tessuto del nostro tessuto. Sarà che ci sono luoghi dove sembra sempre che l’aria ci abbracci e ci sussurri: ”Bentornato…” Per tutti questi motivi quella parte di terra che si trova tra la Liguria e la Toscana è il luogo che profondamente chiamo “casa”. Ed è per questo che pur vivendo a Roma, e amando questa città, io non mi senta Romana ma Italiana. 

Immagine: Cristina Bonatti

La Lunigiana è una regione storica divisa tra due province e due regioni amministrative. All'estremo nord della Toscana si trovano l'alta e la media Lunigiana, nella provincia di Massa Carrara, mentre la bassa Lunigiana è situata in provincia di La Spezia, lungo l'ultimo tratto del fiume Magra.I tornanti che salgono tra gli alberi lasciano intravedere il bagliore azzurro del mare e del cielo. Le nuvole bianche e gonfie che rotolano sui monti e si adagiano pigre nei valichi…Lo stesso paesaggio ha stregato i miei figli che non hanno passato innumerevoli estati appollaiati sugli scogli a Marinella. Sono bastati i miei racconti. Portarli in luoghi esatti evocando ricordi, fotografie di memorie.
Mercato Medievale di Filetto e Festa di San Genasio 

Immagine: Mercato Medievale di Filetto su Facebook

Il Mercato Medievale di Filetto, in concomitanza con la Festa di San Genesio, ha entusiasmato tutti. Ogni angolo del borgo era riportato all'anno mille. Ogni persona era vestita in tema. Ognuno parlava in volgare… Tra bancarelle e degustazioni, con il Cantastorie che passava tra la gente con la “Bestia” al guinzaglio, il Falconiere, la Cena del popolo e la Cena dei Signori abbiamo assistito ad un combattimento in piena regola. E poi agli Sbandieratori. Il Mangia Fuoco sputava fiammate come un drago. Alcune Dame vendevano saponi e profumi indossando fiori e fasce intrecciate tra i capelli oppure il tipico hennin, il cono di tessuto rigido ricoperto con un velo più o meno lungo. Una donna filava la lana, un uomo forgiava una spada, un mago ti invitava a farti leggere il futuro…
Castello di Malgrate 

Immagine: Turismo In Lunigiana

Continuando con il giro medievale ho portato la truppa a visitare i Castelli della zona. Prima il Castello di Malgrate, che è spoglio con alcune sale usate per matrimoni o eventi. La nuda roccia, alcuni affreschi e i giochi di luce, che filtra tra le bifore, rendono il castello affascinante. Per arrivare a Malgrate abbiamo sbagliato strada e siamo capitati a Virgoletta. Si chiama proprio così, un paesino in salita, arroccato, meraviglioso. Con il fontanile fuori dall’entrata del borgo. Ci dicono, a Malgrate, che il Torrione di Ortonovo è nello stesso stile e ci viene voglia di andare a vedere. Come Castello è il più deludente: non c’è! Nei secoli è diventato una chiesa.
Castello Malaspina di Fosdinovo 

Immagine: Cristina Bonatti

Poi, nel pomeriggio, siamo arrivati a Fosdinovo. Il Castello dei Malaspina, forse perché ancora abitato dalla famiglia, è tenuto benissimo. Si può visitare con le guide che raccontano le solite leggende. Ma girando tra le stanze, viene la tentazione di voltarsi e vedere se il fantasma di Bianca Maria ti stia osservando, severa. La vista dai tetti è meravigliosa: tra i coppi dei tetti e gli smerli si vede il Golfo di La Spezia mentre il sole tramonta e incendia tutto. Il cielo si fa cobalto e appaiono le prime stelle. Scendere i tornanti in silenzio, la testa piena di storie antiche, gli ulivi che ci salutano, è un momento magico.
Sorgente del Fiume Magra  

Immagine: Giulio Armanini

La giornata seguente impone un ritorno alla natura. E così andiamo alla ricerca della sorgente del fiume Magra. Da Pontremoli si percorre la via Aurelia fino a Mignegno, un paesino. Si affrontano alcune curve della strada per il Passo della Cisa e si arriva al bivio per i paesi Molinello, Gravagna, Casalina e Pracchiola. Siamo in mezzo ai monti e in mezzo ai boschi. I rumori sono inesistenti. Si sente il fruscio del vento e il mormorio del fiume che a volte si intravede nel verde. Oltrepassato il ponte sul Magra si arriva al bivio per Barcola… e la strada non c’è più! Maledizione! Non ho pensato all’alluvione del 25 ottobre! Qui le strade sono scavate, rubate alla montagna e con la forza delle piogge ci sono stati smottamenti ed erosioni… A fatica torniamo indietro, fino a Pracchiola e in uno slargo lasciamo l’auto. Scendiamo per una stradina fino al Magra. Qui è un ruscello montano che gioca con un boschetto. Non sembra il mostro che ha distrutto ponti, strade e paesi. L’acqua è trasparente, si vede ogni ciottolo nel greto. E le ranocchiette!! Fa caldissimo. L’aria è ferma e si sente solo il frinire delle cicale. Non si può non bagnarsi, l’acqua è gelata! Camminiamo nel fiume risalendo il corso d’acqua e arriviamo ad un laghetto naturale. Qui li chiamano “bozi”, pozze. Un vecchietto incontrato a monte ci aveva detto:” Scendete sotto il ponte e trovate il “piscio rotto”.” Così si chiama la pozza di acqua cristallina. I ragazzi fanno a gara per immergersi, è una prova di forza, contro corrente nuotano fino alla cascatella. Sono stanchi e felici. Di cosa? Di niente. Ed è questo il vero sapore della felicità…
Disfida degli Arcieri di Terra e di Corte - Fivizzano  

Immagine: Cristina Bonatti

Un’altra esperienza medievale è la rievocazione storica di Fivizzano, la Disfida degli Arcieri di Terra e di Corte. Una sfida che dal 1971 viene ripetuta ogni anno per non perdere le tradizioni del territorio. Già la sfilata dei personaggi in costume è bellissima: dame con abiti sontuosi, bandiere, copricapi adornati da pietre preziose, gli uomini del potere terreno ed ecclesiastico riccamente vestiti, cavalli bardati, frastuono di battitori, sfilano donne e bambini in abiti popolari. I colori delle varie fazioni che vengono acclamate a gran voce dal narratore. Gli sbandieratori di Fivizzano si esibiscono in tutto il mondo e festeggiano i trent’anni di attività, dedizione e cura nel mantenere un patrimonio culturale unico.La sfida degli arcieri alla fine entusiasma anche i miei figli che fingevano di annoiarsi e ogni volta che un arciere incoccava la freccia restavano con il fiato sospeso! Quell’anno vinse la Verrucola
Grotte di Equi Terme  

Immagine: Grotte di Equi Terme su Google +

La visita alle grotte di Equi Terme era stata già rimandata due anni fa. Era ora di rimediare. Bisogna munirsi di caschetti perché sono stati scavati dei gradoni irregolari per scendere nella “pancia” della montagna ma non sono state smussate le asperità laterali. Ogni tanto si sente il “toc” di una testata! La visita è guidata ed è necessario per muoversi sottoterra in sicurezza. Le stalattiti e le stalagmiti sono maestose. Il silenzio è assoluto. Solo il plic plic dell’acqua che gocciola. Si scende, si scende, si scende fino ad un laghetto sotterraneo. Nella mezza oscurità delle grotte l’acqua del lago è di un azzurro quasi fosforescente. E’ surreale che ci sia questo laghetto. Dice la guida che è abitato da pesci ciechi. Non si fanno vedere, però. Si risale fino alla superficie ma la guida ci fa fare un altro percorso e ci fa salire, salire, salire fino ad una terrazza naturale a quasi trenta metri da terra. Da quassù i monti sono ancora più spettacolari! Sotto di noi scorre il Torrente Fagli che con diversi nomi alimenta tutta la zona con vari rami che si incontrano sotto la montagna e in superficie. Ritorniamo alla prima sala delle grotte e siamo fuori. La visita non finisce qui. Ci si arrampica sul monte fino ad una grotta sottoroccia che doveva essere abitata in epoca preistorica, detta la Tecchia. Ci sono diversi resti di stoviglie e pietre lavorate oltre che ossa di vari animali. Si scende di nuovo e si percorre un’altra stradina che porta ad un ponte sospeso. Da qui si vede una buca tonda che è stata scavata nella roccia dal lavorio dell’acqua che scorreva e faceva rotolare dei sassi come fossero mole. Tutto il percorso è immerso nella natura, tra il ruscellare del fiume e il nostro fiatone! All’interno del vecchio mulino c’è un percorso didattico e una riproduzione di un orso preistorico delle caverne. Non abbiamo beneficiato delle Terme perché erano ancora chiuse ma abbiamo camminato lungo il fiume fino all’ultimo percorso che offre questa zona così ricca di meraviglie da vedere. Una passeggiata dentro un canyon stretto e profondo, scavato da una glaciazione di 35mila anni fa ai piedi del Pizzo d’Uccello, una delle cime più suggestive delle Alpi Apuane.
Torno in questi posti che amo anche se ogni volta ci lascio un po’ del mio cuore, perché ci sono storie, odori, memorie che bisogna tener deste, per sapere da dove veniamo, di che pasta siamo fatti e perché.
Ci sono posti che vanno visti da bambini perché i ricordi che lasciano, a volte, si imprimono più e meglio di altri, nelle teste degli uomini che saranno da grandi.
Cristina Bonatti

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