Magazine Arte

La Madre

Creato il 28 marzo 2019 da Signoradeifiltriblog @signoradeifiltr

La Madre

La Madre, liberatasi dal Dottor della Morte e finito il pasto, si ritirò in camera, per il riposo pomeridiano. Un'altra giornata di lavoro era finita. Ora, per qualche ora, era libera.

Libera di fare la lavatrice, stendere, stirare, spazzare, andare a trovare i parenti malati e preparare la cena. Queste erano le sue ore ricreative. Suo figlio non era particolarmente utile, in casa. E nemmeno fuori. A volte si rendeva conto che non l'aveva particolarmente svezzato: e con le sue costanti premure, attenzioni e preoccupazioni non l'aveva nemmeno particolarmente spinto ad autonomizzarsi. Ma era più forte di lei. Il suo istinto materno prendeva il sopravvento, unitamente ad un indefinito senso di colpa, che la induceva a una compensazione nel prendersi cura di lui.

Il suo affetto superava la delusione di avere un simile figlio. Anche questo sentimento di delusione, che percepiva come indegno di una madre, rinforzava il suo senso di colpa. Una madre doveva comprendere la debolezza o la stranezza di un figlio, se quella era la sua natura. Le potenzialità inespresse, non concretizzate, non applicate di cui era portatore, da una parte la consolavano, dall'altra rendevano la situazione ancora più amara: quel che sarebbe potuto diventare, e non era! Un cittadino rispettabile, una persona attiva e indipendente - queste ardite vette sognava, o aveva sognato, per lui. E invece al mondo non poteva che offrire questo figlio ripiegato su stesso.

E un po' se ne vergognava. Per poi vergognarsi della propria vergogna. Aveva così tante qualità!

Da qualche parte, dentro di lui. Frugando. Certamente c'erano.

Come sarebbe vissuto senza di lei? Perché quel figlio non prendeva atto dell'angoscia che provocava con la sua inconcludenza e non reagiva per risolverla? Non era giusto che anche di lei ci si prendesse cura? Ma non accadeva.

Era stata una ribelle, in gioventù, in relazione al suo contesto: la qual cosa significa che non aveva dovuto sforzarsi molto per esserlo, data la natura religiosa, pia e bigotta del suo ambiente originario.

Difatti, non le era in seguito costato molto tornare indietro e adeguarsi alla figura della donna tradizionale che dona tutta se stessa alla famiglia, impavida e ineluttabile, nonostante tutte le delusioni, le mancanze, le frustrazioni. Nonostante tutto, quella matrice le era dentro.

Lei era come un organismo estremofilo, una tardigrada, un orso delle acque, in grado di resistere dieci anni senza bere, in grado di resistere al freddo estremo: la qual cosa era provvidenziale, perché il calore dell'affetto non sembrava qualcosa che i suoi familiari erano in grado di fornirle, darle, portarle, consegnarle, regalarle.

E ora era sparito anche suo marito.


Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog