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La maialina storna: SACRED REICH – Awakening

Creato il 08 settembre 2019 da Cicciorusso

La maialina storna: SACRED REICH – Awakening

Prologo: Una triste storia di abusi e soprusi.

Mi sono innamorato dei Sacred Reich al punto di considerarli uno dei miei personalissimi gruppi feticcio, e andò più o meno in questa maniera: dopo avere imparato letteralmente a memoria Agent Orange dei Sodom, un giorno mi ritrovai per le mani questo gruppo dell’Arizona dal nome bizzarro e con un batterista di quelli che finirono per piacermi da morire. I novanta secondi iniziali di Ignorance consistevano in qualcosa che avrei definito “la maniera in cui il thrash metal dovrebbe suonare”. Era scuola, da non confondere con scolastico, e vi insegnavano degli esordienti. Più o meno al novantunesimo secondo di Death Squad partiva però un clamoroso plagio nei confronti della title-track di Agent Orange. Il tempo di voltare il cd e leggere l’anno di pubblicazione e capii che le cose stavano esattamente al contrario: quella bomba ad orologeria era uscita ben due anni prima. Tom Angelripper aveva dunque fatto il porco con un giovincello come Phil Rind, trattando una promessa del thrash metal come la sua maialina storna? Onestamente rimangono cazzi esclusivamente loro.

La maialina storna: SACRED REICH – Awakening

Le dovute riconsiderazioni circa i Sacred Reich le ho fatte in seguito, perché passò del tempo tra l’ascolto di Ignorance e la rapida consumazione di tutta la successiva discografia, un viaggio temporale che attraversa giusto un decennio scarso di pubblicazioni. Perché nel 1996, prima ancora che io mi mettessi ad ascoltare Ignorance, i Sacred Reich erano già sul punto di esplodere. Quello che penso del mio gruppo feticcio per antonomasia è che in tutta la discografia che segue Ignorance, loro unico album di altissimo spessore, è riscontrabile un certo debito nei confronti di pezzi che fossero davvero in grado di rivaleggiare con una Death Squad. Ho sempre pensato che il thrash metal non lo dovessero fare i ritornelli, ma l’atteggiamento, la cura dei particolari e lo stile, ed infatti l’intera faccenda è finita col fatto che oggi si enfatizzano proprio i ritornelli: per cui non andate a pensare che la roba di The American Way mi sia entrata in testa soltanto per metà, perché ad essa mancava un qualcosa del genere. Ciò che contraddistingueva Ignorance era la sua furia: si trattava di un disco assolutamente folle in cui Phil Rind e soci misero in risalto una capacità d’interpretazione che definirei incontenibile. Perché mai, allora, a ventitré anni dal loro peggior disco, i Sacred Reich dovrebbero mai tirar fuori un qualcosa di interessante?

La maialina storna: SACRED REICH – Awakening

La recensione.

Primo punto a sfavore: l’hardcore thrash della canzoncina dedicata a Donald Trump nello split con gli Iron Reagan non mi aveva fatto impazzire, per niente. Inoltre Greg Hall non c’è più ed il suo rimpiazzo è il solito Dave McClain di Heal, in fuga dai Machine Head per l’ennesima tempesta ormonale che ha colto un cinquantenne come Flynn. Per ultima cosa, la line-up originale è stata ulteriormente scardinata sostituendo gioco forza Jason Rainey con un ragazzetto nato nello stesso anno di Heal, e che nelle foto ufficiali sembra uno di quei tipi che annunciano su YouTube che ammazzeranno tutti, e subito dopo si recano a scuola in mimetica. Ne ho contati tre, e ne oserei perfino un quarto, ma i punti in sfavore di Awakening non posso ugualmente un cazzo contro un album del genere. Il quarto sarebbe che Awakening è tutto fuorché una fucina adibita alla forgiatura di pezzoni: Manifest Reality è la sua hit indiscutibile, e, guarda caso, anche l’unica a volgere lo sguardo proprio ai tempi di Ignorance, preservandone a sorpresa furia e riffing.

Per il resto Awakening vede Phil Rind intento nel tributare a sinistra e destra senza compiere la coglionata di pubblicare l’ennesimo album che duri un’ora: conosce le regole, ed è perciò che si limita ad otto pezzi spalmati lungo mezz’ora di intrattenimento. Nessun gruppo thrash metal dovrebbe pubblicare montagnole di merda di un’ora, vanno in deroga i Dark Angel che probabilmente se ne usciranno con qualcosa di inedito nel 2040 sotto forma di robot, ed andavano in deroga i Mekong Delta, i quali ebbero la concessione eccezionale di fare un po’ il cazzo che gli pareva, ma un album thrash metal di un’ora è controproducente, lince d’una vergine che sorregge il bambino. Se ti limiti a mezz’ora di scorrimento come ha fatto Phil Rind, potrai permetterti il lusso di cazzeggiare un minimo il che non infastidirà nessuno: lo fa in Death Valley, ossia quella buzzurraggine southern che alcuni chiamano Corrosion Of Conformity, ed altri Load Reload, il che è un po’ come gridare “lo squalo!!!” in una spiaggia affollata al Forte dei Marmi. Sono tutti ricchi russi ubriachi in spiaggia al Forte dei Marmi, e probabilmente si fionderebbero in acqua ripetendo con soddisfazione e ad alta voce il nome del temuto predatore marino. E io davanti a pezzi come questo mi sento molto russo ubriaco, anche se non ho i loro quattrini.

La maialina storna: SACRED REICH – Awakening

L’altro momento di dubbia credibilità presente in Awakening è la conclusiva Something To Believe, in coppia con Salvation, uno dei rari momenti in cui si punta tutto sul ritornello e che vedono i Sacred Reich celebrare a debita distanza certo metallo ottantiano. L’elemento che fa precipitare la situazione è nientemeno che la componente Iron Maiden, ossia, ciò che fece le fortune del bellissimo debut dei vicini di casa Flotsam & JetsamDoomsday For The Deceiver. In questo caso il brano inizia paurosamente alla maniera di The Prisoner, e la voglia di procedere finirà conseguentemente a picco. La vendetta è un piatto che va servito freddo, Tom Angelripper me l’ha messo nel culo da giovane, e io, giustamente, a cinquant’anni farò un po’ quello che mi pare per ripigliarmi. Il lato strettamente thrash metal di Awakening – fortunatamente – ne compone oltre metà delle sue canzoni, in un prodotto finale che si rivelerà comunque molto eterogeneo. Si va da Manifest RealityDivide & Conquer, un buon thrash metal in scia di The American Way con un refrain che sembra essere stato incollato a forza sulla sua strofa, e fino al suo break centrale in pieno stile Sodom di Agent Orange, ennesimo segno che i traumi infantili te li porti dietro tutti finchè un giorno sbotterai tutto insieme. Killing MachineRevolution sono altre due canzoni ottime, e così diverse tra loro, la prima una up-tempo fatta di roccia, la seconda un sottoprodotto di quel punk che ha recentemente reso Welcome To The Garden State degli Overkill una delle migliori canzoni del decennio che sta per concludersi.

Awakening non ti dà un impatto notevole, inizialmente tende a nascondere le carte ma cresce in modo notevole con gli ascolti. Questo con le dovute proporzioni, poiché da mezz’ora di musica così schietta non devi aspettarti chissà quali mutazioni. Tecnicamente parlando l’avevo in testa un po’ da subito, ma restando in argomento mi considero leggermente di parte; quello che so è che mi sta prendendo un po’ più di The American Way e di tutta la insoddisfacente produzione che lo avrebbe seguito. Difficili da collegare ai Pantera quando si rifanno al groove degli anni Novanta, elemento che lo eleva al di sopra di uno Heal, ed al contempo più coeso e riuscito rispetto a IndependentAwakening va dritto come un treno nella poll di fine anno. Anche se, attualmente, non posso dire di aver ben capito dove possa finire per collocarsi. (Marco Belardi)


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