Non sono una fan della muscolarità, non amo le parate. Ma sono tempi difficili e incerti e così succede di andarsi a cercare simboli che riaccendano sentimenti comuni. Così ho buttato un’occhiata alla Tv e eccole le due “figure” allegoriche: l’alta autorità che sfida il ridicolo con il cappellino bianco dritto come un fuso, disciplinato malgrado il solleone. E il premier sul quale il ridicolo l’ha vinta con l’elmo di scipio di capelli trapiantati, annoiato, assente che si guarda intorno semiassopito in cerca di qualche confidente dei suoi malumori di perseguitato.
Eh si è cominciata la malaparata per Berlusconi che non vede concretizzarsi il suo progetto di ridisegnare a modo suo l’impalcatura istituzionale e di privatizzare compiutamente costituzione, Stato e democrazia. Ha cercato – ma non ci è ancora riuscito – di accreditare una cessione della sovranità popolare come investitura “regale” e “legale” che congeli così ogni forma di controllo nei confronti di chi ha ricevuto il consenso elettorale, mutilando di fatto l’articolo 1 della Carta costituzionale dell’essenziale riferimento finale che riafferma appunto che il popolo esercita la sovranità “nelle forme e nei limiti della Costituzione”.
Per interesse e per megalomania il premier vuole edificare una nuova gerarchia dei poteri secondo una logica fittiziamente populista: il capo dell’esecutivo si troverebbe in una beata per lui condizione di immunità e per giunta egemonica, di sovraordinazione rispetto alle altre istituzioni. Con la stessa logica sulla quale si sono fondate le leggi pensate e scritte per sottrarre il Presidente del Consiglio al processo penale.
E così si ottengono due effetti cari al Premier. All’erosione dei poteri degli altri soggetti istituzionali si accompagna l’espropriazione dei cittadini di diritti fondamentali, l’accesso alle informazioni, l’uguaglianza di fronte alla legge.
Non sono competente per immaginare di quali riforme abbia bisogno la Costituzione nella sua parte organizzativa ma immagino possano riguardare una buona manutenzione della Carta adeguando il testo a esigenze comunque congrue ai suoi principi cardine, in modo da permettere una maggiore efficienza. E nei limiti imposti dalla opportunità di non manomettere l’equilibrio costituzionale. Anzi da dilettante molto arrabbiata immagino sia necessario rafforzare il sistema dei controlli avviliti dal depauperamento di certezze e garanzie attribuibile all’attuale legge elettorale.
Ed è evidente che urgono davvero queste esigenze, gli interventi di “restauro” democratico non possono essere abbandonati nelle mani di chi vuole manomettere il sistema costituzionale e democratico pregiudicando il quadro delle libertà e dei diritti.
Si è davvero augurabile che il vento spiri forte e faccia pulizia. Ma non facciamoci ingannare dall’aspetto ridicolo dell’ometto che chiede protezione ai grandi della terra, nemmeno dalle sue conclamate patologie e dai suoi deliri. Facciamo la cosa che gli dispiace di più, facciamo giustizia dei suoi disegni illegali e autoritari
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