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La Mantova-Cremona-Milano è la tra le 10 linee ferroviarie peggiori d’Italia

Creato il 10 dicembre 2013 da Cremonademocratica @paolozignani

Sottoscriviamo pienamente il contenuto del comunicato stampa
diramato da Legambiente Lombardia, Pendolaria 2013, che volentieri vi inoltro.

Quando si tratta di record negativi le Province di Cremona
e Mantova sono sempre ben piazzate.

Per la salute del Pianeta e per quella dei cittadini, chiediamo che le scarse risorse disponibili vengano destinate ad opere infrastrutturali ferroviarie che contribuiscano a togliere veleni dall’aria e che ci rendano un paese veramente moderno.
Declinare questo inderogabile ed urgente impegno per il nostro territorio significa:
· portare a compimento il Ti-Bre ferroviario, per collegare i porti dell’alto Tirreno con il cuore dell’Europa;
· potenziare la linea ferroviaria Mn-Cr-Mi per collegare in modo razionale ed efficiente queste comunità;
· realizzare i progetti di raccordo ferroviari Casalmaggiore-Viadana e Castellucchio-Gazoldo degli Ippoliti per togliere traffico pesante dalla strada e meglio collegare importanti realtà produttive del territorio.

MENO AUTOSTRADE PIU’ FERROVIE – NO ALLA CR-MN e TI-BRE

Saluti

p. Coordinamento dei comitati contro le autostrade Cr-Mn e Ti-Bre

Cesare Vacchelli

Milano, 9 dicembre 2013 Comunicato stampa

Pendolaria 2013

La Mantova-Cremona-Milano tra le 10 linee ferroviarie italiane che offrono il servizio peggiore

Legambiente: “Finiamo di parlare dell’inutile autostrada Cremona-Mantova, cancelliamo il progetto e destiniamo quelle risorse alla ferrovia”

La linea Mantova-Cremona-Milano è una delle 10 peggiori ferrovie italiane. E’ questo il giudizio che il rapporto Pendolaria 2013 di Legambiente assegna alla tratta che assicura i collegamenti tra le due città della bassa padana al capoluogo lombardo. Pessimi livelli di prestazione confermati anche dai diecimila utenti che ogni giorno sperano di concludere la loro odissea ferroviaria, fatta di treni vecchi e lenti, almeno in orario rispetto alla tabella di marcia che, dal dopoguerra, non hanno mai migliorato i tempi di percorrenza, richiedendo due ore per realizzare il collegamento tra la città scaligera e piazza Duca D’Aosta. Sempre che i passaggi a livello funzionino a dovere, che non si blocchino gli scambi, che non ci sia un guasto alla motrice o al sistema frenante, eventi che purtroppo sono la norma, considerando la vetustà del materiale rotabile e delle attrezzature. Eppure la pianura tra Cremona e Mantova è il tratto centrale di una direttrice di trasporti, la mediopadana, che congiunge Torino con il delta del Po e che da anni è al centro delle attenzioni di Palazzo Lombardia, che pur in assenza di un piano regionale della mobilità (l’ultimo risale al 1982), vi ha di volta in volta immaginato costosissimi collegamenti autostradali, idroviari, fluviali, volti a creare percorsi est-ovest alternativi alle congestionate reti della fascia pedemontana. Opere che presuppongono una funzione strategica per la mobilità di persone e merci e che hanno, invariabilmente, un violentissimo impatto in termini ambientali, economico-finanziari e territoriali. Ma quel binario, che con ben più modesti investimenti potrebbe essere pienamente recuperato a un uso efficiente e razionale, resta in disparte, popolato da pochi treni per passeggeri di serie b e da un inesistente transito di merci.

“E’ ora di finirla con una visione tutta milanocentrica delle reti e dei servizi ferroviari – dichiara Damiano Di Simine, presidente Legambiente Lombardia – linee come la Cremona-Mantova possono migliorare di molto le prestazioni e la frequenza, se il sistema ferroviario regionale viene fatto oggetto dei necessari interventi di ammodernamento. Ma per giustificare questi investimenti occorre rilanciare la funzione delle ferrovie periferiche secondo un disegno strategico, che assegni loro un adeguato mix di funzioni: dalla mobilità pendolare, a quella turistica, alla movimentazione di merci”.

Una visione strategica è quella che manca nel disegno delle reti di mobilità regionale e a farne le spese sono decine di migliaia di pendolari che hanno la sfortuna di non vivere nei capoluoghi serviti da linee ferroviarie metropolitane o dai progetti di alta velocità. “E’ inaccettabile che in condizioni di ristrettezza economica i pendolari di vasti territori lombardi vengano di fatto esclusi dagli investimenti e relegati in una sorta di limbo ferroviario – insiste Di Simine – Chiediamo a Maroni di occuparsi di tutti i pendolari, anche con i suoi colleghi dell’agognata macroregione padana, e di puntare al recupero di ruolo delle reti ferroviarie. Questo significa anche fare scelte ormai improcrastinabili, come quella di abbandonare i faraonici progetti di autostrade Cremona-Mantova e Ti-Bre, per destinare le risorse disponibili alla mobilità su ferro”.

L’Ufficio stampa Legambiente Lombardia

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