“La Matematica della Buonanotte” di Laura Overdeck, ill. di Jim Paillot, Vallardi

Da Federicapizzi @LibriMarmellata

Recensione di Sabrina

E tu bel bimbo, bimbo mio dolce,
dimmi, cosa vuoi che io ti canti?
Cantami dei numeri la serie,
sino a che io oggi non la impari.
(La serie dei numeri – A. Branduardi)

Chissà se è un mal comune quello da cui siamo affette io e Laura Overdeck, autrice del libro “La Matematica della Buonanotte” edito da Vallardi. Quello che tra gli effetti collaterali presenta la convinzione che una cosa così bella come la matematica non si possa non condividere da subito con i propri figli.

Mi rendo conto che l’affermazione potrebbe sembrare azzardata: alla matematica il più delle volte si associa il ricordo di formule incomprensibili, verifiche, interrogazioni e un senso di inutilità, quasi fosse una pratica avulsa dalla realtà.
Ma la matematica fa parte del nostro quotidiano anzi, ne siamo immersi.
E con noi i nostri bambini. Le dita delle loro manine, i gradini che devono salire e scendere, i giorni che mancano ad una festa, quante caramelle sono mie e quante tue, quanti i baci della mamma e quanti quelli della nonna o del papà…

“La matematica della buonanotte” trae spunto da un gioco che Laura e la sua primogenita facevano insieme: a partire dai due anni, prima di addormentarsi, si divertivano a contare i peluche che abitavano nella cameretta. L’idea è piaciuta, ed il classico “ancora una fiaba” si è trasformato in un, meno tipico, “ancora un altro gioco”.
Così Laura ha iniziato a raccontare la realtà sostituendo i numeri alle parole.

Cinque i capitoli: “I cibi esplosivi”, “ Animali selvatici”, “Veicoli speciali”, “Sport vivamente sconsigliati a casa”, “Lavori molto particolari”. Cinque capitoli che partono dal vissuto di ogni bambino e lo esplorano con un codice nuovo – quello dei numeri – con cui si può, anzi si deve, giocare e, soprattutto divertirsi.
In ogni sezione tanti piccoli racconti ciascuno dei quali corredato da una proposta di gioco, che poi è un semplice, ma significativo, quesito matematico. A seconda dell’età del bambino, i quiz presentano un livello di difficoltà diverso: principiante, apprendista, provetto.

L’approccio ludico è unito ad un forte elemento affettivo: chi propone al bambino il racconto coniuga la tenerezza del momento della buonanotte con la capacità cognitiva naturale di fare matematica.
Perché un genitore è, prima di tutto, “base sicura” (come diceva Bowlby) nella relazione con la realtà e deve esserlo anche di fronte alle capacità del bambino di operare rappresentazioni mentali, nel caso specifico che stiamo esaminando si tratta di codificare, riconoscere e operare con le quantità.

Il libro è, d’altra parte, anche versatile perché questo approccio affettivo e giocoso alla matematica può essere esteso anche ad altri momenti ed ad altri contesti in cui si trovano ad agire i bambini: una festa, la scuola dell’infanzia o i primi anni della scuola primaria.

E’ un libro, anche, che può consentire a qualche adulto di fare pace con la matematica o, meglio, con i propri ricordi della matematica.

(età consigliata: a partire dai 4-7 anni, a seconda dell’esperienza proposta)

Se il libro ti piace, compralo qui: La matematica della buonanotte. Una buona scusa per stare alzati fino a tardi


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