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La medica e la strega: intervista a Giancarla Erba

Creato il 01 febbraio 2018 da Fedetronconi

“Un tempo a Babilonia, i malati si mettevano fuori dal tempio e interrogavano

chiunque vi si recasse su quali cure fossero più idonee ai loro malanni”.

La medica e la strega: intervista a Giancarla Erba

Da allora la medicina ha intrapreso una strada evolutiva che, nel tempo, si è divisa in due aspetti distintivi fondamentali: quello della professione medica scientifica e quello di una visione più empirica, legata all’antico, che ha voluto conservare e tramandare antichi rimedi legati alla cura della persona.

Le donne erano impegnate su entrambi i fronti, ma seppur osteggiate e combattute, quando non torturate e uccise, hanno resistito e hanno dimostrato che la forza di volontà e l’amore per la conoscenza possono vincere anche i peggiori pregiudizi. La medica e la strega racconta le storie di molte di queste donne. Di quelle tra loro che per nascita e appartenenza hanno intrapreso la via della medicina; ma anche delle figlie di un popolo abbandonato alla povertà, che hanno rischiato finanche la
propria vita, per aiutare coloro che soffrivano. Antiche ricette di famiglia, rimedi riportati in documenti che si perdono nella notte
dei tempi sono state la loro guida. Mediche, streghe, suore, avvelenatrici o infermiere, ognuna di loro ha avuto un ruolo decisivo nello sviluppo della medicina e nell’emancipazione della donna lungo i secoli. Ricordare il loro operato e il loro impegno è il minimo che si possa fare per rendere loro un dovuto omaggio.

Abbiamo intervistato l’autrice del saggio La medica e la strega, Giancarla Erba.

Nel suo saggio parla di donne, professioniste nel loro campo, lavoratrici: donne che nel loro tempo hanno fatto la differenza: come mai ha sentito l’urgenza di offrire loro questo contributo?
In realtà inizialmente il libro doveva essere una cosa un po’ diversa, infatti il mio intento era di raccontare come le donne, che in antichità potevano ricoprire il ruolo di guaritrici, poi nel tempo erano state relegate in un angolo quando non tacciate di stregoneria. Durante la mia ricerca però mi sono imbattuta in testi sia antichi che recenti, che raccontavano di storie di donne diventate medico in secoli impensabili, ho voluto quindi approfondire e ne è nato questo resoconto, questo omaggio a moltissime donne che hanno fatto molto per lo sviluppo della medicina moderna e che spesso sono state ignorate e dimenticate.

Ci spiega il connubio donna e medicina?
Questo legame è antico come la notte dei tempi: fin dalla preistoria erano le donne che si occupavano di coltivare le erbe che via via ritenevano essere utili per la guarigione, e rimanendo a casa mentre gli uomini erano a caccia, badavano alla salute propria, dei figli e degli anziani. E’ un connubio che fa parte del naturale istinto della donna di prendersi cura della propria famiglia e della propria comunità. Anche quando l’accentuarsi della società patriarcale ha bloccato le donne dentro spazi sempre più ristretti, c’è un aspetto che trascende i limiti entro i quali la donna si poteva muovere ed era tutta la parte legata al parto e alle problematiche femminili. In questi casi l’uomo non interveniva mai e lasciava fare alle donne le quali, grazie a questa possibilità, acquisivano conoscenze e maggiori competenze. L’origine dell’istituzione dell’ostetricia è molto più logica che tecnica: è naturale che una madre che ha sofferto per mettere al mondo il proprio figlio poi faccia da aiutante e “consulente” alla figlia o alle donne più giovani della tribù che per la prima volta stanno facendo questa esperienza, l’uomo ne veniva tenuto lontano e se ne disinteressava tanto che la presenza dell’uomo in sala parto è pratica recentissima se paragonata ai millenni di storia del genere umano. Nel libro è evidente come per la stragrande maggioranza delle donne, l’ambito a loro riservato restava comunque quello delle cure femminili, ginecologia eostetricia, anche se più di una è riuscita a farsi apprezzare come medico a 360°.

Perché a suo giudizio il contributo della donna nella medicina è molto importante?
Proprio per quello che dicevo prima: prendersi cura della propria comunità è insito nel genere femminile, tanto è vero che oggi più della metà degli studenti in medicina, sono donne. Grazie al diritto allo studio e alla possibilità di laurearsi e svolgere la professione, oggi le donne nel sistema sanitario fanno la differenza. Alcune statistiche confermano che le donne medico, rispetto agli uomini, dedicano almeno due minuti in più ai loro pazienti durante le visite; a parità di completezza nelle informazioni passate da medico a paziente, le mediche tengono conto anche dell’aspetto emozionale della malattia e riescono a coinvolgere il paziente nel processo di cura. Ciò favorisce un’interazione medico/paziente meno rigida e meno orientata all’antagonismo, le donne risultano più disponibili e meno tecniche, orientate alla spiegazione e all’interazione con il malato. Tutto questo senza dimenticare che questo processo viene di fatto depotenziato dalle costanti dinamiche di disuguaglianza attive ancora oggi nell’esercizio (anche) di questa professione. Le donne, spesso in numero maggiore, subiscono una disparità di prestigio e di accesso ai ruoli gestionali, con relativa difficoltà ad esercitare potere gestionale.

La storia delle donne nel libro è un po’ quella di oggi: donne brave ma che fanno paura e che vengono osteggiate in qualsiasi modo. Non si vuole generalizzare perché della strada è stata fatta ma ci sono ancora molte discriminazioni non trova?
Certamente, quello che spiegavo prima per la situazione delle donne nella medicina moderna, vale per tutto. Se consideriamo che ancora oggi, a parità di lavoro, una donna prende uno stipendio di circa il 20% in meno rispetto ad un uomo, possiamo capire quanta strada c’è ancora da fare prima di poter dichiarare un’effettiva parità di diritti. Ancora oggi assistiamo a delitti raccapriccianti da parte di uomini che uccidono le mogli o ex mogli o compagne che vogliono rifarsi una vita, ma che vengono considerate di esclusiva proprietà di soggetti disturbati che hanno la profonda convinzione che la donna non sia un essere senziente ma un oggetto da possedere. E questo se parliamo della nostra società, quella occidentale, ma sappiamo bene che ci sono realtà in cui la donna non ha ancora alcun diritto, “appartiene” totalemente all’uomo, padre o marito, e che non può lavorare o rendersi indipendente in alcun modo.

La discriminazione delle donne, come dicevamo, è un tema molto attuale ma c’è anche molta diffidenza fra le donne e poca collaborazione: trova che su questo punto in futuro potrebbero esserci degli spiragli per migliorare la situazione?
Certo, fa tutto parte dell’evoluzione e della maturazione che noi donne abbiamo acquisito nei secoli. Non possiamo dimenticare che fino a un centinaio di anni fa per una donna era basilare avere un marito altrimenti non aveva un posto nella società e quindi “denigrare” l’avversario è probabilmente una strategia adottata nei secoli per garantirsi un ruolo socialmente accettato. Oggi ci sono ancora strascichi di queste situazioni, soprattutto tra le ragazze più giovani che si fanno la guerra anche sul posto di lavoro e ci sono statistiche che indicano una percentuale di circa il 5% di stalking femminile e violenza psicologica di donne su altre donne. Ma sono sicura che una maggiore consapevolezza stia pian piano prendendo piede anche tra le ragazze e che sarà sempre più necessario creare “alleanze” tra donne per poter andare avanti nel mondo e acquisire un ruolo più definito nella società.

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