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La mélodie di Rachim Hami: la recensione

Creato il 10 novembre 2019 da Ussy77 @xunpugnodifilm

La mélodie di Rachim Hami: la recensioneLa musica, come sempre, può salvare

Storia di un riscatto possibile attraverso il fascino della musica, La mélodie è un film come tanti altri che hanno affrontato la medesima tematica. Un prodotto che, se affrontato con l’adeguata partecipazione, può commuovere, oppure suscitare indifferenza se approcciato con freddezza. La pellicola diretta da Rachim Hami suscita differenti sensazioni e ciò dipende dall’empatia del pubblico con cui entra in contatto.

Simon è un violinista che, a causa della mancanza di un ingaggio, accetta di tenere un corso ad alcuni allievi di scuola media. L’inizio non è semplice, ma l’entrata in gruppo di Arnold (un ragazzo di origine africana) porta l’interesse nei confronti dello strumento a concretizzarsi.

La mélodie pone in contrasto la professionalità di un artista di alto livello e una scolaresca della banlieue parigina, poco attratta dall’arte e più propensa alla volgarità e alla provocazione. L’obiettivo del maestro è quello di costruire un interesse, perseguire un’ambizione attraverso l’educazione e il rispetto per la musica. In tutto ciò l’apparizione di un ragazzo bullizzato e confinato dal resto del gruppo, ma stregato dallo strumento, conferisce alla pellicola lo status di “film sul riscatto sociale”.

Le premesse ci sono e sottolineano un evidente richiamo al ruolo salvifico della musica; tuttavia è alquanto tangibile che il film tratti un argomento ampiamente sfruttato al cinema. Insomma nulla di più di un possibile riscatto, laddove il maestro deve trovare il giusto metodo per farsi apprezzare (e bypassare il suo carattere burbero e intransigente) e il giovane ragazzo cresciuto in povertà deve emergere in tutto il suo talento davanti ai compagni di scuola.

Il regista Hami realizza un prodotto che trova il giusto equilibrio per affrontare ogni argomento con delicatezza, senza strafare; ma nonostante questo suo pregio non riesce ad andare oltre i limiti del già visto. Ciò non inficia la visione dello spettatore, anche se il rischio è quello di non riuscire ad attirare l’attenzione del pubblico, che è consapevole dello svolgimento narrativo fino all’ultimo fotogramma. Una vicenda di riscatto che deriva da un contesto disagiato e senza prospettive. Deja vu?

Uscita al cinema: 26 aprile 2018

Voto: **1/2


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