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La memoria che muore nella calligrafia. Demetrio Stratos

Creato il 16 giugno 2012 da Vivianascarinci

Lo specchio del bambino è la madre che gli dice Tu sei questo.

L’uso della voce è un  tentativo di simulare qualche antico canto primitivo scomparso, ma “simularlo” cioè  rifarlo secondo le valenze musicali del nostro secolo. Lui vuole ricostruire il bambino perduto attraverso l’esperienza artistica  del suo secolo…

… una voce vettoriale più due armonici che fondano un accordo 

… nessun uomo può dire Io sono, se non ha sofferto questa oralità, se non è stato trafitto dalla voce della madre dalla voce del clan …

… perché si deve fare questo, ci sono molti modi di cantare,  qui si cerca di abolirli di struggerli, di sganciare la voce dalle sue ipoteche espressionistiche

… Io devo cercare facendo questi esercizi al limite del linguaggio di far passare tutto il mio corpo nella lingua

… la voce non è l’orecchio, c’è la voglia  a livello umano di misurarsi con quello che non si può che sono i limiti interni umani 

 … Io mi occupo delle piccole differenze che formano la parola

…Il problema è abolire la parola, la parola ci incastra ci schiavizza in un discorso stilistico, si cerca di abolire la parola che non è un segnale della realtà, è un secondo segnale della realtà … rovistare nelle piaghe del linguaggio per tirare fuori qualcosa di nuovo.   

Intervista a Demetrio Stratos
in occasione del concerto tenuto dagli AREA
a Saluzzo nell’estate del ‘74

Ognuno portava un’esperienza particolare… uno diverso dall’altro… si è cercato di fare una musica stile totale… Io vengo dalla Grecia, uno ha avuto esperienze di musica elettronica a Londra, due vengono dal jazz, uno dalla musica contemporanea… e cerchiamo di fondere… di avere un connubio tra dodecafonia magari e rock, fra rock e musica balcanica, …e frutto di questa esperienza nasce un gruppo che si chiama Area… Il contenuto politico secondo me c’è anche senza che io dica: ” Noi facciamo un pezzo per i compagni palestinesi… In radio non ci hanno mai trasmessi… chiaramente, tutti avevano dei blocchi morali, si scandalizzavano perché abbiamo fatto un pezzo che si chiamava Settembre Nero. Secondo me non c’è bisogno oggi… diventa romanticismo… spiegare questo tipo di musica; in chiave di lettura ci sono cinque musicisti che hanno una rabbia repressa perché hanno suonato per tanti anni quello che volevano i padroni. Anche oggi per esempio un musicista in Italia per suonare in un locale deve fare il programma che impone il padrone. Noi dentro un circuito alternativo abbiamo cercato di dare un taglio con la tradizione, cercando di dare qualità alla musica… portando un discorso non del capitalismo… non un discorso alla Beatles o all’americana o all’inglese dove tutti i gruppi purtroppo sono dentro a questo tipo di ideologia. Abbiamo fatto dure battaglie facendo brani tipo “L’abbattimento della Zeppelin”… che non è altro che l’abbattimento dell’imperialismo musicale che ti propina sempre gli stessi pezzi, gli stessi gruppi, lo stesso tipo di musica di consumo e ci ha rotto i coglioni effettivamente, no..? In Europa, in Italia siamo – direi – stati i primi all’inizio degli anni ’70 ad avere un discorso creativo, molto libero… capisci? C’è stata una corrente di musicisti in Europa che voleva abbattere … ci sono stati i Magma in Francia o in Germania… Abbiamo dei pezzi – per esempio – dove parliamo dei prigionieri politici… descrivendo tutto tramite, non so, fischi, suoni elettronici… La lobotomia … l’abbiamo dedicata alla Ulrike Meinhoff che è stata condannata dal tribunale di Bonn … poi non si sa se l’han fatto…che è il taglio delle connessioni del cervello… Il prigioniero… sapete… in Grecia o in Sud America costa troppo, allora tramite la Nato arriva questa operazione. Il prigioniero viene rincoglionito e poi rimesso in pasto alla società… non va in prigione. Lobotomia è un momento di musica gestuale avanzata … dove arriva la provocazione. Tu non fai più spettacolo sul palco, lo spettacolo diventa la gente. Radicalizzando il discorso noi subiamo una lobotomia con la TV… Questo pezzo iniziava con delle sigle… China Martini… Io ho un figlio che è sempre lì… Queste sigle suonate ad altissime frequenze danno dei disturbi.. c’è un completo buio del palco… cerchiamo di individuare il pubblico con delle pile… creando complessi… tanti si incazzano… è per consapevolizzare. Noi abbiamo un pubblico di quindicenni… che vanno scossi… con Re Nudo a Milano … Vanno a casa e ci pensano. ZIG è un’altre cosa. Come tutti i pezzi partono da un concetto possibilmente politico. ZIG Anno Crescita Zero. Partiamo dall’idea che fra 50 anni il concetto attuale di lavoro… perché un operaio non fa altro che distruggere quello che è stato creato… il discorso ecologico. Inizia con una musica elettronica cercando di descrivere una fabbrica… e diventa pian piano un discorso musicale. C’è una continua ricerca sperimentale. Come dice Adorno: in una società tecnologizzata devi usare i mezzi… non posso andare in giro con la chitarra a raccontare le miserie personali… La nostra è una musica di oggi… racconta il pessimismo della strada. Contesto la Premiata… in questo momento storico… buttano le bombe a Brescia… trovo stupido che facciano “Dolcissima Maria”… è assurdo! Voi siete pessimisti – ci dicono… questa musica è violenta perché nella strada c’è violenza.  Gli operai capiscono? Guarda, Gaslini ha fatto “Fabbrica occupata”… non puoi dargli Orietta Berti perché è più facile! La musica è rivoluzione, vita. In due anni abbiamo fatto tante situazioni… anche in manicomio da Basaglia a Trieste… Loro mettono i matti… cioè! In mezzo agli studenti e ai compagni e vedono le reazioni. Abbiamo occupato piazza Navona con Pannella…tutto gratuitamente. A Milano quando c’era Joan Baez vi hanno fischiati… Lì c’era l’impiegato della domenica…


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