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La meravigliosa avventura di Antonio Franconi

Creato il 03 dicembre 2019 da Lumiere @LumiereFratelli

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La meravigliosa avventura di Antonio Franconi – Italia 2011 – di Luca Verdone

Storico – 91′

Scritto da Elena Rimondo (fonte immagine: ufficio stampa Culturalia)

Dopo aver ucciso un avversario a duello, il circense Antonio Franconi fugge in Francia, dove la sua carriera di impresario prende il volo. Prima sposa una bella e abile cavallerizza, poi si associa con l’inglese Philip Astley, e infine fonda un circo tutto suo, il Cirque Olympique, prima di perdere completamente la vista.

In occasione della mostra “Play with Us”di Naby Byron presso l’hotel Molino Stucky di Venezia, è stato ripresentato “La meravigliosa avventura di Antonio Franconi”, film del 2011 di Luca Verdone, fratello del più famoso Carlo. Il film di Verdone è stato scelto come evento di chiusura della mostra, aperta dall’11 maggio al 24 novembre, in coincidenza con la Biennale di Venezia. I film in costume, si sa, invecchiano molto più difficilmente degli altri, ma nel caso del film di Verdone è ancor più vero, data la scarsa circolazione che esso ha avuto nelle sale. La stessa sorte è capitata al protagonista, Antonio Franconi, poco conosciuto nonostante il contributo che ha portato al circo come lo intendiamo oggi.

Della sua lunga vita (Franconi visse quasi cent’anni), Verdone racconta, con ritmo incalzante e ricorrendo ad ellissi, gli anni trascorsi in Francia prima e dopo la Rivoluzione francese, percorrendo la sua carriera di impresario circense fino alla fondazione di un circo tutto suo, il Cirque Olympique, che coincise anche con l’inizio di una cecità che durò una quarantina d’anni, fino alla morte. Nato nel 1737 ad Udine, che allora apparteneva alla Serenissima, Franconi, interpretato da Massimo Ranieri, emigrò in Francia dopo avere ucciso un rivale a duello. Non è un caso che il film di Verdone inizi proprio a questo punto, che la dice lunga sul carattere del protagonista, un misto di tenacia, orgoglio, astuzia e spirito di adattamento. Una volta arrivato in Francia, la carriera di Franconi avanza grazie al suo modo convincente di parlare, ad un’intuizione geniale, al senso per gli affari e, ultimo ma non meno importante, al matrimonio con la donna giusta, una bella circense altrettanto volitiva che però non mancherà di tradire con qualche giovane acrobata. Sì, perché il ritratto che Verdone fa di Antonio Franconi è fatto di luci ed ombre, cosicché l’immagine dell’abile impresario lascia trasparire quella di un uomo che amava le donne, persino la fidanzata del figlio, e il gioco delle carte. A far da sfondo all’ascesa di Franconi c’è una Parigi molto lontana dall’immaginario comune e la Rivoluzione francese. Le piazze dove si esibiscono gli acrobati sono delle specie di aie polverose attorniate da spettatori straccioni, perlomeno finché Franconi non inventerà il circo come lo conosciamo noi oggi, ovvero uno spazio circolare coperto in cui si assiste sia a numeri con i cavalli che ad esibizioni di acrobati e comici. In poche parole, Franconi ebbe l’idea di riunire in un unico luogo vari tipi d’intrattenimento che prima si svolgevano per strada, conferendo così una certa dignità sia agli spettacoli che ai circensi. Franconi, tra l’altro, era fermamente convinto che quello del circense fosse un mestiere rispettabile, e infatti sfidò e uccise a duello un signore che aveva offeso gli artisti di strada. Durante gli anni turbolenti della Rivoluzione francese, Franconi riuscì sempre a sfangarla grazie alla parlantina sciolta e al successo unanime che i suoi spettacoli riscuotevano a Parigi. Anche qui, però, il film fa intravedere qualche ombra. A Lione Franconi aveva perso i suoi cavalli a causa di un incendio in tutta probabilità doloso, ma a causa della lentezza della giustizia e dell’indifferenza delle istituzioni i colpevoli, s’intuisce, non vennero mai scovati.

La Storia, quindi, riesce ad oltrepassare le quinte che separano lo squallore esterno dal magico mondo del circo, che non è esente da rancori, gelosie, invidie e persino incubi. E, come per contrappasso, Franconi perde la vista proprio quando si sta per inaugurare il suo Cirque Olympique, ovvero il coronamento del suo sogno. Il film di Verdone non tratta gli ultimi decenni di cecità di Franconi, lasciando così l’impressione di una vita così anomala da apparire come un sogno. Non a caso la carriera parigina del nostro cervello in fuga settecentesco è inserita in una cornice, ovvero un ragazzino dei giorni nostri che trova in soffitta una biografia di Franconi e inizia a leggerla avidamente. Forse poteva essere dato più spazio a questa cornice, che non riaffiora mai nel corso del film, tranne alla fine, quando il ragazzo osserva il mesto spettacolo di un circo che sbaracca e se ne va.

Voto: 8


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