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La Mia Appia: on line la mostra fotografica dedicata alla regina delle strade romane

Creato il 13 dicembre 2012 da Apregesta7 @regesta_ap

La Mia AppiaDa oggi è possibile consultare sul sito dell’archivio Antonio Cederna, una selezione di bellissime fotografie tratte dalla mostra ’La Mia Appia’ allestita nella villa di Capo di Bove, sede dell’archivio Cederna e  luogo di incontri culturali e attività promosse dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma sull’intera area archeologica.

Le immagini fanno parte di una ricca raccolta che documenta i grandi cambiamenti che alcuni luoghi simbolo della storica strada hanno subito nel tempo a causa di soprusi edilizi e atti di vandalismo, denunciati con vigore da Cederna negli anni passati e i cui effetti sono ancora visibili oggi.

Sul sito dell’archivio Antonio Cederna, ’La Mia Appia’, una selezione di bellissime fotografie tratte dalla mostra  allestita nella villa di Capo di Bove, sede dell’archivio Cederna. Esposte anche le immagini della Aerofototeca Nazionale, che documentano lo scempio della speculazione edilizia

Più di due milioni e mezzo di metri cubi di costruzioni incombono sull’Appia Antica, calcola l’urbanista Vezio De Lucia, di cui oltre la metà edificati dopo il 1967, cioè dopo l’imposizione del vincolo totale sull’area. Una storia di abusi, cambi di destinazione, mancate demolizioni sono raccontate in un inchiesta appena pubblicata del sito de La Repubblica.

Gli scatti esposti ed ora accessibili sul web raffigurano panorami che sembrano essersi fermati nel tempo, come la Villa dei Quintili e S.Maria Nova, dettagli di monumenti che hanno un’importanza storica unica e che hanno rappresentato in epoche passate illustri sepolture, come il Mausoleo di Cecilia Metella.

Oltre a sepolcri individuali e collettivi, alcuni di aspetto bizzarro secondo le mode dell’epoca, lungo la Via Appia erano presenti anche complessi residenziali come Massenzio al III miglio, luoghi per la sosta e il ristoro, strutture rurali, considerando la destinazione ad uso agricolo dell’area di Capo di Bove.

Studiosi, archeologi, fotografi –  soprattutto inglesi, come John Henry Parker, Esther Boise Van Deman e Thomas Ashby – vengono rapiti dal fascino del paesaggio dell’Appia, non solo per la bellezza dei monumenti ma anche per l’atmosfera campestre, per il silenzio che avvolge quei luoghi. Per Thomas Ashby che fotografava nel corso dei suoi studi la Villa dei Quintili la fastosa residenza romana emanava fascino in ogni stagione dell’anno e in ogni ora del giorno.

Attuali, e alcune davvero splendide, le immagini dell’archeologo e fotografo romano Stefano Castellani che dedica la sua attività a documentare gli scavi e i restauri della Via Appia e in particolar modo della Villa dei Quintili cui era molto legato. Tra gli scatti visibili on line,‘L’Assedio’ un bellissimo primo piano del Circo e di parte del Palazzo di Massenzio, alle spalle il verde del Parco della Caffarella, e dietro l’assedio dei quartieri S. Giovanni, Appio e Tuscolano. E ancora ‘La prova del tempo’ in cui si vede la ruota di un auto ‘calpestare’ l’antico basolato della strada; ‘Intervallo’ dove un gregge di pecore attraversa la strada passando davanti al Ninfeo della Villa dei Quintili o ‘Equilibrio dinamico’ con il primo piano di una volta crollata.

Antonio Cederna intraprese una lunga e durissima battaglia per la salvaguardia della Via Appia Antica: “Entro pochi anni la Via Appia sarà ridotta a un rigagnolo in mezzo alla nuova città che sta sorgendo sopra e attorno ad essa, grazie ad una banda di speculatori e all’indifferenza dello Stato” scrisse nel suo primo articolo di denuncia -‘I gangster dell’Appia’ -  pubblicato nel 1953 su  ‘Il Mondo’.

Gli scatti delle vedute aeree, concesse dall’Aerofototeca Nazionale, testimoniano in modo inequivocabile le selvagge trasformazioni che tutta l’area archeologica ha subito, dagli anni ’50 ai giorni nostri. Le immagini, montate su grandi pannelli, permettono di paragonare le stesse zone ritratte in anni differenti e mostrano con chiarezza i cambiamenti paesaggistici generati dalla speculazione edilizia, dall’egoismo individuale, dalla noncuranza delle istituzioni statali.


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