La Nuova Grande Depressione. La Germania verso la Tempesta.

Creato il 03 febbraio 2012 da Andl @scenaripolitici
Giuseppe Sandro Mela
 La Grande Depressione. Disoccupati in coda per qualcosa da mangiare e bere.
   I dati econometrici che stanno affluendo sembrerebbero attestare ogni giorno che passa il sempre più severo coinvolgimento della Germania nella crisi depressiva che attanaglia l’Europa e, parzialmente, il resto del mondo.    Infatti, anche uno Stato, la cui economia sia ragionevolmente solida, trova sempre più difficoltà a collocare i propri prodotti in un sistema economico depresso: ne consegue che é costretto suo malgrado a subire gli effetti secondari di una depressione dalla quale aveva fatto di tutto per sfuggire.  L’entità del danno dipende dal suo grado di interscambio con i Paesi che hanno problemi, e la Germania si colloca proprio tra i Paesi maggiori esportatori. Non potendo avere per dimensioni un’economia auto-consistente, questo surplus viene a ridursi nel tempo, danneggiando severamente sia la parte più attiva ed aggressiva del suo sistema economico, sia, di riflesso, l’intero comparto produttivo.    Tutti gli indicatori econometri consultivi, ossia quelli che prendono atto di un fenomeno già avvenuto, attestano questo andamento. Si omettono per brevità e per la loro notorietà quelli relativi ai Paesi del sud europeo, Grecia, Spagna, Portogallo ed Italia. Per quanto riguarda la Germania, ne citiamo uno per tutti.    L’Agenzia di rating Egan-Jones ha tagliato a metà gennaio il merito di credito sul debito pubblico della Germania da AA a AA-, a causa dell’aumento degli impegni finanziari di Berlino per sostenere l’Eurozona. E’ importante notare non solo il declassamento, ma soprattutto il dispositivo che lo giustifica.    Vi sono però indicatori econometrici predittivi, perché il fenomeno misurato si evidenzierà con un certo ritardo rispetto al momento del rilevamento. Ed anche questi non lasciano molte speranze.    Secondo Eurostat, nei 17 Paesi dell’eurozona i prezzi alla produzione nel settore industriale sono cresciuti del 4.3% nei confronti del dicembre 2010, mentre nei 27 Paesi Ue su base annua l’incremento è stato del 4.9%. Un aumento di questa fatta tenderà ad innalzare almeno per una corrispondente percentuale i prezzi al consumo, che ne risulterà quindi depresso, innescando una spirale depressiva.    Anche in  Germania i prezzi alla produzione in sono cresciuti nel 2011 in media del 5.7% su base annua, e che fa seguito ad un 4.2% anno/anno per il 2009. I costi anno/anno dell’energia sono saliti del 10,6% rispetto al 2010. Al netto dei costo per l’energia, l’aumento è stato pari al 3,5%.    Non stupisce quindi assistere ad un calo mese/mese stimato all’1.4% delle vendite al dettaglio.    Negli ultimi giorni sono stati rilasciati ulteriori dati sempre più preoccupanti, soprattutto quello relativo alla brusca frenata degli ordini per l’industria tedesca dei macchinari, che raggiunge su base anno/anno un -10% globale, sostenuto da un impietoso -14% per gli ordinativi esteri. Questo indicatore é particolarmente sensibile per poter fare previsioni sul breve-medio termine. La riduzione della produzione di macchinari industriali si ripercuote sia sull’adeguamento dei processi produttivi in attivo sia determinando una contrazione della fondazione di nuove attività, da cui conseguono minore occupazione e gettito fiscale, e così via.    Segnaliamo infine un altro segno, già visto nella storia tedesca a ridosso della Grande Recessione, e quindi altamente evocativo. E’ stata inasprita la pressione fiscale sulla prostituzione, che in Germania é legalmente riconosciuta ed assoggettata al fisco locale. Da notare anche che, nonostante una sensibile diminuzione delle tariffe a prestazione, il volume totale di lavoro svolto é in significativa contrazione.    E’ quindi del tutto sequenziale che il Governo tedesco abbia corretto le stime del Pil dall’1 allo 0.7%. Tuttavia questo adeguamento appare infondatamente ottimistico e sembra del tutto verosimile che alla fine si dovrà constatare un valore negativo. Con tutte le conseguenza sia sui tedeschi sia sulla loro possibilità di manovra nell’eurozona.    Concludiamo con due dati da Kafka. Nonostante la situazione generale ed i severi problemi del comparto tedesco del credito, per esempio Deutsche Bank presenta nel IV trimestre utili in calo del -69%, i Verdi, principale sindacato del settore bancario ha chiesto, in vista del rinnovo del contratto collettivo di lavoro, un aumento medio delle retribuzione del 6% per i 200 mila impiegati delle banche private e cooperative.    Fino a tanto che ci saranno persone così altamente sensibili, l’eurozona potrà essere del tutto sicura di cosa sarà il suo destino.
Documentazione facilmente reperibile: 2012-02-02 ASCA «Per l’industria tedesca dei macchinari nuova frenata a dicembre con gli ordinativi scesi del 10% su base annua: variazione nulle per gli ordini dal mercato interno, -14% per gli ordini dal canale estero». 2012-01-31 ASCA «Vendite al dettaglio in flessione in Germania. A dicembre l’indice accusa un calo dell’1.4% rispetto al mese precedente» 2012-01-23 ASCA «Il municipio di Bonn, ex capitale della Germania dell’Ovest, ha deciso di istituzionalizzare i parchimetri per le prostitute introdotti in via sperimentale all’inizio dell’anno scorso. I dispositivi, che emettono tagliandi simili a quelli comunemente utilizzati dagli automobilisti, erano stati installati nei primi mesi del 2011 per tassare la prostituzione di strada. Le lucciole di Bonn devono pagare 6 euro per una notte di lavoro, dalle 20 alle 6 del mattino, indipendentemente dal numero dei clienti. Il comune si dice soddisfatto del fatturato di quest’anno, nonostante si sia trattato di appena 250 mila euro, una goccia nel mare del bilancio cittadino, le cui entrate fiscali si aggirano attorno a 1,2 miliardi di euro l’anno. In Germania la prostituzione e’ legale e il comune di Bonn stima che siano circa 200 le donne che lavorano saltuariamente per le strade.» 2012-01-18 ASCA «Egan-Jones, agenzia di rating che copre oltre 1.250 emittenti di obbligazioni, ha tagliato il merito di credito sul debito pubblico della Germania da AA a AA-, a causa dell’aumento degli impegni finanziari di Berlino per sostenere l’Eurozona. Egan-Jones, fondata nel 1995, fornisce servizi agli investitori istituzionali ed e’ generalmente piu’ severa di S&P, Moody’s e Fitch che insieme controllano il 60% delle quote di mercato del business del rating. Per Egan-Jones il rating dell’Italia e’ gia’ dallo scorso novembre a BB, livello ”junk(spazzatura)”. La societa’ di rating Usa e’ stata la prima, tra le anglossassoni, la cinese Dagong lo aveva gia’ fatto, ha togliere la tripla A al debito pubblico degli Stati Uniti.» 2012-01-18 ASCA «Verdi, il principale sindacato del settore bancario in Germania ha chiesto, in vista del rinnovo del contratto collettivo di lavoro, un aumento medio delle retribuzione del 6% per i 200 mila impiegati delle banche private e cooperative. Per il sindacato la durata dell’accordo economico dovra’ essere di 12 mesi, l’associazione delle banche tedesche ha gia’ detto che si tratta di richieste economiche troppo alte. Il negoziato tra banchieri e bancari iniziera’ ufficialmente il prossimo 1 di marzo» 2012-02-02 ANSA «Deutsche Bank: utile iv trimestre -69%» 2012-01-20 Sole24Ore «I prezzi alla produzione in Germania sono cresciuti nel 2011 in media del 5,7% su base annua, la percentuale più alta registrata negli ultimi trent’anni, dal 1982 (allora +6%). Lo ha reso noto stamani l’Ufficio di statistica federale Destatis, precisando che l’aumento del 2010 era stato pari all’1,6% e nel 2009 al 4,2%. Una crescita così netta è stata determinata prevalentemente dai costi dell’energia, che l’anno passato sono saliti del 10,6% rispetto al 2010. Al netto dei costo per l’energia, l’aumento è stato pari al 3,5%. A dicembre 2011 la salita registrata sui prezzi alla produzione – importanti come indicatore per il costo della vita – è stata del +4% su base annua e del -0,4% rispetto a novembre.» 2012-01-18 Sole24Ore «La Germania taglia le stime del Pil dall’1 allo 0,7%» 2012-02-02 ANSA «Nei 17 Paesi dell’eurozona i prezzi alla produzione nel settore industriale sono diminuiti lo scorso dicembre dello 0,2% rispetto a novembre, mentre sono cresciuti del 4,3% nei confronti del dicembre 2010. Lo ha reso noto Eurostat. Anche per l’insieme dei 27 Paesi Ue la variazione segnata a dicembre è stata pari a meno 0,2%, mentre su base annua l’incremento è stato del 4,9%.»
gsm

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