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La passione per il calcio, e un bambino disegna Federico Chiesa in un compito in classe

Creato il 02 febbraio 2017 da Agentianonimi

Il calcio è cuore. Il calcio e l’Italia è per noi un binomio indissolubile. Il calcio vuol dire giocare mettendoci l’anima. Il calcio è passione. Passione che arriva da un bambino – quando arriva da parte loro è sempre più… diciamo sincera – fiorentino e da un suo disegno consegnato in classe alla sua Maestra. In una prima elementare di Firenze l’insegnante chiede di disegnare una chiesa, tutti noi capiamo giustamente, l’edificio religioso, ma non Vittorio, bambino di sei anni e non un semplice tifoso della Fiorentina, ma un tifoso sfegatato della Viola che giustamente porta il disegno di Federico Chiesa, suo idolo. In maglia viola, con scarpette rosse e un sorriso grande quanto una… chiesa. Impossibile non pensare all’espressione piena di sorpresa della maestra e diciamolo… anche noi siamo rimasti sbalorditi da questa genialata che non può non far sorridere. Chiesa, Federico, e la sua popolarità stanno crescendo di pari passo e in modo esponenziale tanto che, nel giro di tre settimane ha fatto rinascere (troppi soldi, troppo Oriente ultimamente, ecco perché rinascere, ndr) la passione per il calcio italiano, quello genuino. Il Belpaese è da sempre la terra del calcio, tutti noi, sin da bambini, abbiamo calcato un prato verde, tirato un calcio ad un pallone, gioito per un gol e arrabbiandosi per un gol subito. C’è stato chi tra noi è finito nelle massima serie, come Chiesa da sempre legato ai viola anche per l’amore sconfinato di suo padre Enrico, come Gagliardini che in sei mesi di serie A ha attirato le attenzioni su di se da una società come l’Inter che, diventata in tutti i sensi Internazionale, ha puntato su un giovane italiano senza battere ciglio. Come Pinamonti che a 17 anni ha esordito con la maglia che ha amato sin da bambino, come Locatelli e Donnarumma, giocatori cardini dei rossoneri, che sono entrati nel cuore non solo dei milanisti ma di tutti gli amanti della maglia Azzurra. Come Berardi. Come Bernardeschi. Come Alessandro Bastoni e Filippo Melegoni, due gioiellini classe ’99 dell’Atalanta che hanno esordito in Serie A dal primo minuto il 22 gennaio contro la Sampdoria confermando la linea “italian young” che vuole Gasperini. Come Alessandro Murgia e il suo esordio alla Scala del Calcio, come Cristiano Lombardi che c’ha fatto impazzire a inizio campionato confermando la rivalsa degli italiani e, insieme, hanno riacceso il calcio biancoceleste. Ogni giorno, appena varchiamo la soglia di casa iniziamo a sentire “Oggi vado a farmi una bella nuotata, o una partita a basket” sempre invece “oggi è di calcetto, non c’è niente di più bello che stare con gli amici e un pallone”. La passione per il nostro amato calcio, la vediamo nei bar, negli uffici, quando parliamo di sconfitte e di vittorie, anche quando la ragazza è imbronciata solo perché dovevamo vedere la nostra squadra ai preliminari di Europa League e abbiamo rimandato l’appuntamento di un ora e mezza. Anche questa è passione. Questa è l’Italia del calcio, e senza Stadio sinceramente non sappiamo stare.  Ecco, questo per noi è inteso come la vera passione per il gioco più bello del mondo e chi, se non loro, potevano riaccenderla.

A cura di Onorio Ferraro (@OnorioFerraro)

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