La pochade mediatico-giudiziaria

Creato il 25 luglio 2014 da Zamax

Dovrebbe essere una cosa tremendamente seria, ma dopo tanti anni di stato di polizia a bassa intensità si ha quasi l’impressione che il circuito mediatico-giudiziario cominci a far ridere. Come una pochade, appunto. Gli schemi sono saltati tutti, quasi fossimo alla fine di una partita di calcio spossante e decisiva, e di salvare le apparenze ormai non si preoccupa più nessuno. Così ieri, puntuali come il sole all’alba, dopo la notte rappresentata dalla disfatta del processo Ruby, sono spuntate nuove eclatanti rivelazioni riguardanti il Mistero Occulto della Trattativa Stato-Mafia. Prima la registrazione di una conversazione tra Emilio Fede e il suo “personal trainer”, carpita di nascosto da quest’ultimo: un coacervo di frasi smozzicate di difficile comprensione, ma perfetto per lo stile allusivo dei professionisti della possente macchina del fango dei fanatici della Costituzione. E poi una nuova puntata dei “Dialoghi dal carcere” di Totò Riina, una soap-opera che va avanti da anni e che ha per protagonisti l’ex boss mafioso e un collega galeotto. I casi sono due: o Totò Riina è così rimbambito da non sospettare nemmeno di essere intercettato; oppure lo sa benissimo e in preda a manie di protagonismo chiacchiera a vanvera dicendo quello che sa e quello che non sa. Le puntate di questa soap-opera escono irregolarmente sui giornali, e sono per lo più dei brani scelti, un florilegio di solenni smargiassate (o minchiate, per dirla con Totò) sempre in straordinaria sintonia coi momenti caldi dell’attualità politico-giudiziaria. L’ultimo capitolo pubblicato è di ieri: Riina racconta con le sue parole di come Borsellino fosse intercettato dalla mafia e di come fosse stato lo stesso magistrato ad azionare inconsapevolmente il congegno esplosivo che l’avrebbe ucciso. Ed è uscito ieri anche perché l’altro ieri (o quasi) era l’anniversario della morte di Borsellino, quest’anno valorosamente animato dalla piazzata sanculotto-cospirazionista del pm antimafia Di Matteo, nuovo grande sacerdote del Culto fondato sul dogma della Trattativa.

Ridere di tutto questo è ormai un dovere civico.

[pubblicato su Giornalettismo.com]


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