La poesia di Chiara Cavagna

Creato il 15 aprile 2011 da Fabry2010

di Rosa Salvia

L’intuizione che il poeta persegue, quando mette in moto la nostra immaginazione, è quella di svelarci platonicamente le idee, ossia mostrare con un esempio che cos’è la vita e il mondo. Il primo requisito per fare ciò è avere conoscenza di essi. Tale conoscenza potrà essere più superficiale o più profonda e la poesia lo sarà altrettanto. La squisita levità e delicatezza con cui Chiara Cavagna canta la vita e il mondo si accompagna al contempo ad un rigore e ad una severità che ne fa poeta di assoluta consapevolezza. La lente d’ingrandimento della fantasia le permette sì di vedere ciò che la circonda, ma la capacità di essere che la contraddistingue, è qualcosa di completamente diverso. È l’illuminazione temperata dalla ragione, nel “raro pensiero / …folgorante”, come acutamente osserva Stefano Guglielmin nella bellissima postfazione all’unica silloge ( RĘVE D’OR – Anterem edizioni a cura di Flavio Ermini, Verona 2006 ), in cui sono riportate le ultime composizioni di questa poetessa nata nel 1963 e morta nel 2005 poco più che quarantenne e di cui si conosce molto poco.
Ad una prima fugace lettura, dal punto di vista espressivo, i versi potrebbero apparire un caleidoscopio di immagini ermetiche, di colori contrastanti e soffusi, la cui enigmaticità sarebbe forse dovuta al monologare della poetessa con la propria anima. La qualcosa a mio avviso non esclude però, se si va più a fondo, la sua profonda partecipazione al clima dei nostri tempi e persino un anelito velato alla socialità, nonostante il motivo ricorrente dell’estraneità e impenetrabilità degli esseri umani. La natura in cui la poetessa si rifugia come nel grembo di una madre, è la proiezione di uno stato d’animo, la manifestazione esterna dell’io, e la sostenuta ricchezza delle notazioni è lontana dalla mera descrittività. La rosa, ad esempio, che ritorna spesso nel canto non ha valore scenografico, ma di simbolo, come tutte le altre creature viventi che la circondano, in una sorta di profumosa corolla : “l’altra vita”, la vera, inesplorata ma senza alcun significato escatologico. Si scorge sempre il contrasto fra la pietrificazione dell’esistenza e le suggestioni d’una vita viva, libera, dell’amore che ferisce o lenisce. Nei toni s’avverte qualche cosa di crepuscolare, un alone di mistero, di quel mistero proprio della poesia nelle sue espressioni più alte.
Rosa fresca aulentissima mi verrebbe da definire in chiave sintetica la poetica della Cavagna, riecheggiando l’incipit della famosissima poesia “Contrasto” del poeta siciliano Cielo d’Alcamo del XIII sec., fermo restando ovviamente che le poesie della Cavagna non hanno nulla in comune con la poesia popolare giullaresca della scuola siciliana.
E la continua sovrapposizione di stati d’animo, di sensazioni, riflessioni, è resa con una permeazione e alterna dissolvenza d’immagini concrete sul piano visivo, in una sorta di sensualismo tattile che ci avviluppa come negli ultimi versi dell’ultima poesia della silloge: Cielo è “Ręve d’Or”, e amore rosa di luce / traslata / transumanar per potere / di giallo colore / fiori di pallido arancio orlano le labbra / una protezione suprema / non una perla scossa dal soffio.

( ho scelto le quattro poesie che seguono )

*

all’esile

noi poniamo gli arti

le labbra

che sia

fronda del dorato moto

o piccolo sito

silente ardesia che

traduce del camminamento

una stasi

trafitta nel bagliore

percosso sui larici multipli

ti osservo

vegliare del giorno

il rosso luminoso

stare

*

Verifico il sentimento

Di pena

E la luminosa essenza

del Dolore

Giorno

Di Profonde ferite

L’essere franto e recesso

Muoiono organismo e parola

Tra calore e gelo struggenti

Esilità la mia

Non Erlebnis

Ma ékphrasis

*

Roses

Fluisce

non doloroso ma ora, coglilo nel

lilium soave

addentrandoti in dolcezza e libertà

tra rami coperti di vivi oleandri

questo è il mio senso, non comune

ma altamente vero e screziato come rose

che vibrano al cielo senza voce

*

Li vedo

i bruniti i rossi i muschi gli

ori

le tegole invecchiate

una sull’altra

A parti diseguali

i graniti le ardesie numerose che l’umidità

imprime e sfalda

i gialli minuti gli

oscurati bianchi il barocco atro l’onice tetro

Vedo questo davanti al tuo corpo

alla tua destra alla tua sinistra

in un cielo bianco

dove il rame è risorgimento

il cuore dietro un intreccio di ferro

fiorito



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