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La presa di Roma

Creato il 18 settembre 2017 da Beltane64 @IrmaPanovaMaino

di Alessandro Cirillo

Un certo Edmondo De Amicis, all'epoca giovane ufficiale del Regio Esercito, descrisse lo scempio che i bombardamenti fecero delle mura romane. Il 20 settembre del 1870 Roma diventò la capitale italiana mentre lo Stato pontificio cessò di esistere. Fin dalla proclamazione dell'Unità d'Italia si era capito che la città eterna non avrebbe potuto restare fuori dai piani della casa reale e di Cavour. Il problema era però la Francia di Napoleone III, preziosa alleata ma al tempo stesso protettrice del Papa. Impossibile attaccare Roma senza il benestare dei transalpini. Cavour, abile tessitore di trame, era quasi riuscito nell'intento senza bisogno di ricorrere alle armi. Tuttavia, alla sua morte, tutto rimase congelato. Garibaldi, che alle parole preferiva i fatti, tentò un colpo di mano nel 1867. Le forze papali aiutate dai francesi riuscirono a respingerlo a Mentana. L'occasione ghiotta arrivò con lo scoppio della guerra tra la Prussia di Bismarck e la Francia. La sconfitta a Sedan costò a Napoleone III il suo impero, favorendo la nascita della seconda repubblica. Quando il presidio francese nello Stato Pontificio fu ritirato, l'Italia allestì un esercito denominato Corpo d'osservazione dell'Italia centrale. Cinque divisioni comandate dal generale Raffaele Cadorna e affidate ai generali Ferrero, Mazè de la Roche, Cosenz, Angioletti e Bixio. In totale 50000 uomini attinti in prevalenza dalle leve dal 1842 al 1845. Il contingente partì alla volta del Lazio e si fermò lungo il confine. Il compito ufficiale era difendere lo Stato Pontificio da aggressioni di forze ostili, anche se la minaccia maggiore arrivava dallo stesso contingente. La guerra era ormai pronta. Da Firenze, nuova capitale del Regno, Vittorio Emanuele II tentò ancora una volta con le buone ma il papa Pio IX non si diede per vinto. Il 10 settembre le truppe italiane ricevettero l'ordine di passare il confine mentre le truppe papali conversero verso Roma. Le principali città laziali, come Civitavecchia, caddero senza che venisse sparato un colpo. L'accerchiamento di Roma fu completato. Il generale Herman Kanzler si preparò alla difesa con i suoi 15000 uomini. Alle 5 di mattina del 20 settembre i cannoni italiani aprirono il fuoco sulla città. Pio IX aveva minacciato di scomunica chiunque avesse ordinato l'attacco. Per questo motivo l'incarico fu affidato al capitano Giacomo Segre, ebreo. A scopo diversivo furono bersagliate Porta San Giovanni, Porta San Lorenzo e Porta Maggiore, mentre Nino Bixio cannoneggiava dall'altro lato della città. L'attacco principale era previsto nel tratto di mura tra Porta Salaria e Porta Pia. Il 7° Reggimento Artiglieria si diede da fare per quattro ore fino a quando fu aperta la famosa breccia presso Porta Pia. Il 34° Bersaglieri si insinuò nel varco insieme ad altre unità di fanteria e qualche Carabiniere. Ci furono alcuni scontri con le truppe papali ma ormai era fatta. Le forze italiane occuparono la città evitando però alcune zone come il Vaticano, Castel Sant'Angelo e il Gianicolo. Gli italiani persero 32 uomini ed ebbero 143 feriti, i papalini 15 morti e 68 feriti.

Alle 17.30 fu ufficializzata la capitolazione di Roma. L'Italia aveva ottenuto la sua capitale.

La presa di Roma
Alessandro Cirillo

Alessandro Cirillo è nato nel 1983 in provincia di Torino. Nel tempo libero nuota, gioca a calcio, pratica il Krav Maga, è appassionato di modellismo militare; dal 2006 fa il Capotreno a Torino e si reca al lavoro in treno, ovviamente, così trova anche il tempo per leggere. Aurore EEE, ha all'attivo ben cinque libri pubblicati.


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