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La Primula Rossa - E. Orczy

Creato il 30 aprile 2018 da Athenae Noctua @AthenaeNoctua
Le vicende della Rivoluzione francese sono sempre presentate come un importante momento del risveglio del popolo e del suo bisogno di liberarsi dal giogo della tirannia. Tuttavia, come tutte le svolte importanti, la Rivoluzione ha avuto eccessi deplorevoli, poiché Madama Ghigliottina fu attiva per anni anche a danno di persone innocenti, specialmente negli anni del Terrore e del regime di Robespierre.
È questo il punto di partenza del romanzo La Primula Rossa, o, per meglio dire, del ciclo narrativo de La Primula Rossa, scritto dall'autrice ungherese Emma Orczy (1865-1847) ma pubblicato a Londra a partire dal 1905, anno dell'uscita del primo capitolo; Fazi editore ha appena intrapreso l'opera di ripubblicazione dell'opera, nella traduzione di Daniela Paladini.
La Primula Rossa - E. OrczyLa Orczy era figlia di un barone e di una contessa, ma la sua famiglia dovette lasciare il podere di Tisza-Abad in seguito ad una rivolta dei braccianti, stabilendosi prima a Bruxelles, poi a Parigi e, infine, a Londra, dove incontrò il pittore Montague Barstow, che sposò e con il quale viaggiò molto in Europa. Non è forse estraneo all'interesse della scrittrice per l'estremismo rivoluzionario il fatto di essere stata separata dalla sua terra natia proprio a causa delle sommosse dei contadini, fatto sta che ella non solo approfondisce e trasforma in romanzo le vicende della Francia sconquassata dalla rivoluzione, ma regala al pubblico europeo quello che è considerato il primo romanzo di spionaggio.
La Primula Rossa è il nome dietro al quale si cela un misterioso personaggio che entra ed esce dalla Francia per sottrarre al patibolo gli aristocratici che i rivoluzionari vogliono eliminare indipendentemente dalle loro colpe. In quanto nemico della rivoluzione, egli è l'obiettivo delle indagini del cittadino Chauvelin, che intende in ogni modo impedire la liberazione del conte de Tournay, la cui famiglia è appena stata messa in salvo in Inghilterra, e di Armand Saint-Just, un tempo fautore e ora potenziale vittima dei rivolgimenti politici. Inevitabilmente le indagini di Chauvelin si incrociano con la storia personale di Marguerite de Saint-Just, considerata la donna più intelligente d'Europa, ormai Lady Blakeney. Proprio a causa della rivoluzione la relazione fra Marguerite e il marito Percy sta vacillando: ella è accusata di aver contribuito all'arresto e alla conseguente decapitazione di alcuni nobili francesi, ma Marguerite ritiene di essere stata, nello spifferare alcune verità sui condannati, solo terribilmente ingenua e accecata dall'amore per il fratello, unico parente ancora in vita. Chauvelin sa di poter puntare proprio sull'immenso affetto di Marguerite per il fratello e le impone un ricatto: se Lady Blakeney lo aiuterà a rivelare l'identità o almeno i progetti della Primula Rossa in terra francese, la vita di Armand, appesa al filo della clemenza di pochi personaggi autorevoli, verrà risparmiata. Ma quando la donna cede e si presta a diventare la spia di Chauvelin, un'inaspettata rivelazione la spinge personalmente oltre la Manica, a rischio della sua stessa vita.
Il romanzo di Emma Orczy ha tutto il sapore e l'intensità dei grandi romanzi d'appendice, fatti di colpi di scena, descrizioni vivide, personaggi che sono destinati a lasciare il segno e una tecnica narrativa dominata dalla suspense. Il tenebroso Chauvelin, l'avveduto Sir Blakeney e, ovviamente, l'indiscussa protagonista Marguerite non solo sono ben tratteggiati nel loro aspetto fisico e caratteriale, ma incarnano quei comportamenti che sarebbero poi diventati quelli delle figure tipiche delle storie di spionaggio. La vicenda si snoda lungo una linea essenziale, senza innesti di storie minori, eppure è punteggiata di passaggi mozzafiato, nei quali non si riesce a staccare il naso dalle pagine, al punto che, pur essendo il romanzo dotato di un finale a tutti gli effetti, non si può che attenderne il seguito per scoprire quali nuove avventure aspettano la misteriosa Primula Rossa e i suoi seguaci.
In quel momento avrebbe voluto trovarsi anche lei nella sala da pranzo, per vederlo entrare; sapeva che il suo intuito femminile avrebbe riconosciuto all’istante nel volto dello sconosciuto – chiunque fosse – la forte personalità che caratterizza un capo, un eroe, la possente aquila che vola alto, le cui impavide ali stavano per essere intrappolate nella tagliola del furetto.
C.M.Articolo originale di Athenae Noctua. Non è consentito ripubblicare, anche solo in parte, questo articolo senza il consenso del suo autore e senza citare la fonte.

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