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La produzione e la finanza sono carne della stessa carne

Creato il 05 dicembre 2019 da Francosenia

La produzione e la finanza sono carne della stessa carne

Un mondo affogato nel capitale: la caduta globale dei tassi di interesse e il nuovo giro di crisi strutturale del capitalismo
- di Maurilio Lima Botehlo [***] -

Il tasso di interesse di base in Brasile (selic), alla fine di ottobre è stato adeguato al 5%, arrivando così al traguardo storico del minor rendimento. Per quest'anno, l'inflazione prevista è del 3,26%, mentre l'inflazione annuale accumulata in ottobre è stata del 2,54%. [*1] Se si deduce l'inflazione del tasso di base, il tasso di interesse reale viene ad essere inferiore al 3% annuo - non tutti i titoli di debito emessi dal governo seguono questa percentuale di base, ma anche così ci troviamo di fronte ad un minimo che nel nostro paese non ha precedenti. Nei mercati e nelle industrie, la gente tesse le lodi la caduta graduale e regolare del tasso, in controtendenza la situazione del passato recente, in cui i tentativi di riduzione erano sempre stati «forzati» dal governo. Tuttavia, chi elogia la caduta dei tassi si comporta come il medico che festeggia la bassa temperatura del paziente senza rendersi conto che sia morto - ad esempio, due mesi fa abbiamo avuto una deflazione, la quale è un indicatore di una grave situazione economica.
Questo scenario, secondo la logica economica keynesiana, dovrebbe stimolare l'investimento produttivo e tenere lontano il "rentismo" [reddito da rendita], ma l'economia non sembra indicare un movimento contrario a quello dei tassi di interesse e di ripresa delle attività: a settembre, la produzione industriale brasiliana aveva accumulato un calo del 1,7%. Maggiori investimenti, fatti per sfruttare lo scenario dei bassi tassi, aggreverebbe solamente lo scenario della stagnazione: più del 25% del parco produttivo brasiliano è fermo - l'inattività è diventata cronica. In alcuni settori, come quello dei beni strumentali (macchinari ed attrezzature), c'è quasi il 40% di inattività. Nell'industria automobilistica, 3 automobili su 10 sono invendute. [*2] Con la delicata situazione economica che c'è in Argentina, le cose dovrebbero peggiorare ancora, poiché si tratta del principale mercato di consumo delle automobili prodotte in Brasile. Potrebbe sembrare logico concentrarsi sugli investimenti nelle infrastrutture di trasporto e sulla logistica, tradizionalmente considerati come dei «colli di bottiglia» dell'economia brasiliana, ma anche qui la stagnazione è elevata: in media, i porti accumulano il 50% di inattività. Vale a dire, qualsiasi nuovo investimento non farebbe altro che promuovere ulteriormente la capacità inattiva e, a medio e lungo termine, l'aumento della produttività di quelli che sono i fattori di produzione, ridurrebbe i posti di lavoro. Monetaristi e Keynesiani si trovano ad essere immobilizzati da una realtà economica fallimentare - ed il problema non riguarda solamente l'«economia nazionale».
Ci troviamo di fronte ad un contesto inedito nello scenario globale di quelli che sono i tassi di interesse reali negativi. In tutto il mondo, sono già stati investiti 17.000 miliardi di dollari in titoli governativi con rendimenti negativi - un quarto di quello che è l'intero mercato del debito pubblico mondiale. È l'Austria, ad essere stato uno dei paesi pionieri in tal senso, investendo 3,5 miliardi di euro, nel 2017, in titoli con rendimento all'1,7%. Il dettaglio consiste nel fatto che le obbligazioni maturerebbero nel 2117! [*3] Oggi, gran parte dell'Europa opera con emissioni di debito sovrano che hanno rendimenti reali negativi o intorno allo 0%, Il Giappone sta seguendo la medesima strada. Recentemente, l'ex presidente della Fed, Alan Greenspan, ha ammonito a proposito del fatto che non sarebbe una sorpresa se presto anche gli Stati Uniti cominciassero ad operare con tassi reali negativi sulle loro emissioni del debito. [*4] Fino a quando ciò non accadrà, gli investitori (e i fondi sovrani) per sicurezza cercano conforto nei titoli statunitensi, per quanto siano di bassissimo rendimento: il mondo continua a finanziare il sistematico indebitamento degli Stati Uniti, sostenendo il suo deficit record - che quest'anno dovrebbe arrivare a quasi 1.000 miliardi di dollari . e rafforzando così il potere del dollaro come ultima valuta egemonica. Il «ciclo virtuoso» della crescita sotto Trump è dovuto più a questo che a qualsiasi altro effetto reale della sua economia, la quale continua ad essere una vorace consumatrice mondiale di merci e, nonostante una guerra commerciale con la Cina, ha avuto nel primo semestre del 2019 un deficit commerciale di quasi 500 miliardi di dollari.
E la tendenza negativa al ribasso non riguarda solo il settore statale: la società di consulenza Bianco Research ha calcolato che, in solo otto mesi di quest'anno, in tutto il mondo c'è stata una crescita delle obbligazioni societarie con rendimenti negativi, che sono passate da 20 miliardi a mille miliardi di dollari. Un brusco salto gigantesco. [*5] In questo momento, tutto ciò che finora è stato prodotto dalla teoria economica non ha più senso: non c'è nessuno che sappia spiegare il paradosso di una situazione mondiale nella quale gli investitori cercano sempre più di convertire il loro capitale in obbligazioni che verranno rivendute ad un prezzo finale inferiore a quello anticipato. Ovviamente, l'unica spiegazione  è la paura del futuro: «l'incertezza economica globale», afferma uno dei principali portavoce del mercato finanziario. [*6]
Ma questa è una formulazione banale, ed è più una descrizione della situazione della malattia capitalistica che una spiegazione del quadro clinico del moribondo mercato mondiale. Senza dubbio, l'orizzonte di è così tanto deprezzato in termini di investimento che è diventato preferibile scommettere sul dei titoli sicuri a rendimento zero, o con una piccola perdita, piuttosto che rischiare tutto in delle scommesse senza sbocchi nell'industria o sui mercati a rischio - la fuga di capitali verificatasi quest'anno nella Borsa di São Paulo, anche di fronte allo «shock del capitalismo» promesso da Guedes, è dovuta a questo. [*7] Ma se questo meccanismo di fuga degli investimenti produttivi verso la «sovrastruttura finanziaria» ormai è già una logica ben nota, perché ora si stanno deprezzando gli stessi rendimenti finanziari?
La spiegazione non si trova nei libri di economia, e dev'essere cercata in quel maledetto pensatore del XIX secolo che allora scrisse esattamente una critica dell'economia politica, presupponendo che le categorie economiche come il valore, la merce, il denaro ed il profitto sono dotate di una «oggettività fantasmagorica» che sfugge al controllo degli agenti sociali. Forse oggi tutto questo è didatticamente esplicito, dal momento che un numero sempre più crescente di operatori del mercato finanziario ormai non sono più in grado di «speculare» in maniera proficua, e sono così più che altro dei«supporter» delle forze del mercato, piuttosto che essere «padroni dell'universo».
Una delle formulazioni culminanti della critica dell'economia politica di Marx è stata quella della «legge della caduta tendenziale del saggio di profitto»: a lungo termine, la tendenza dell'investimento capitalista è quella di incrementare i mezzi di produzione in modo tale che, in termini relativi, questi diventino molto più grandi di quanto si il capitale mobilitato sotto forma di forza lavoro, Tuttavia, il lavoro rimane l'unica fonte del valore e, quanto maggiore sarà il volume del capitale convertito in macchinari ed attrezzature, tanto minore sarà il grado di crescita della nuova ricchezza che viene aggiunta al sistema. Dal momento che l'economia capitalista funziona a partire dalla coazione al profitto, e che il profitto non è altro che una funzione di questa relazione tra il volume totale degli investimenti realizzati e la quantità di valore prodotta dal lavoro, ecco che allora ne consegue una caduta secolare dei profitti capitalisti. Nel corso del tempo, si potrebbero verificare degli effetti attenuanti, come il minor costo delle stesse macchine e delle attrezzature, o il dirottamenti del capitale verso settori meno intensivi in tecnologia. Ma poiché il mercato è un insieme di vasi comunicanti, i prezzi in caduta delle macchine e delle attrezzature portano ad una loro generalizzazione, la quale ha effetto sui costi del lavoro e la coercizione della concorrenza spinge di nuovo verso il basso i profitti. Alla fine, nonostante tutte le «controtendenze», con la «tendenza allo sviluppo assoluto delle forze produttivo» [*8], finirà per prevalere la caduta  generalizzata dei profitti.
Con la rivoluzione informatica e con l'avanzare dei progressi tecnologici della Terza rivoluzione industriale, questo scenario appariva consolidato. Non si trattava solamente di una sproporzione quantitativa di quelli che erano gli investimenti in macchinari ed in attrezzature rispetto alla forza lavoro umana: era la stessa capacità produttiva inedita della flessibilità microelettronica che stava licenziando lavoratori ad ondate crescenti, e da qui la disoccupazione di massa in tutto il mondo. Ma i guadagni in caduta negli investimenti produttivi hanno costretto ad una corsa ai mercati finanziari, e così è stato possibile compensare, temporaneamente, i mancati profitti della produzione con gli interessi degli investimenti. L'aumento dei tassi di interesse divergeva rispetto ai profitti in calo.
Tuttavia, uno dei pilastri della critica di Marx al capitalismo consiste proprio nel deperimento di tutte le categorie economiche a partire dalla figura del valore - allo stesso modo in cui, per la usa esistenza, il profitto dipende dalla produzione eccedente di valore, l'interesse finanziario non ha vita autonoma ed è una mera deduzione dai profitti della produzione. È vero che la formazione di capitale fittizio potrebbe, soprattutto in una economia senza la zavorra del denaro contante (la fine dello standard dollaro-oro a partire dal 1970), allargare i guadagni speculativi e far sembrare che fosse stato ottenuto il miracolo della moltiplicazione del denaro, indipendentemente dalla produzione di merci. Tuttavia, anche la pretesa autonomia dei mercati finanziari con la loro «accumulazione monetaria» (Marx) bisogna che si basi sulla coazione alla concorrenza: il capitale eccedente in abbondanza alla ricerca di «merci finanziarie», ad un certo punto e alla fine deve portare ad una caduta generalizzata dei tassi di interesse. Per quanto dissociate, a partire dalla rottura di base tra denaro e merce avvenuta con la fine sancita a Bretton Woods - già essa stessa un effetto della caduta del saggio di profitto -, [*9] la produzione e le finanze sono carne della stessa carne, funzioni sociali istituzionalizzate di quella che è la forma economica generale del capitale, e pertanto devano soffrire sempre a causa delle sue leggi interne e dei suoi limiti
È questo ciò che vediamo in tutto il mondo in questo momento e che deve dirigersi anche verso il «centro egemonico». La tendenza secolare della caduta del saggio di profitto è arrivata ad avere un livello talmente coercitivo che gli stessi interessi sono stati costretti al loro minimo, a causa della massa storica di capitale monetario globalmente disponibile. Non si può più affermare che  la «causa dei rendimenti negativi in tutto il mondo sia l'eccesso di capitale che non ha opportunità di investimento produttivo» [*10] - questa è stata la base dell'«ipertrofia finanziaria» cominciata da almeno 35 anni. Ciò di cui si tratta ora, è un'eccedenza di capitale talmente mostruosa (alimentata con iniezioni sistematiche da parte delle banche centrali attraverso la «flessibilizzazione monetaria») per cui abbiamo sempre meno redditività anche perfino negli investimenti speculativi. La «sovraccumulazione assoluta di capitale» (Marx) ha raggiunto un livello tale che la massa di capitale fittizio in circolazione è esageratamente gigantesca rispetto ai meccanismi di redditività offerti. La caduta del saggio di profitto, in un mondo affogato nel capitale, appare sempre più anche come una caduta generale del tasso di interesse. Ora, lo squilibrio storico tra un tasso e l'altro appare come liquidato, e tutti i tassi seguono la medesima tendenza al ribasso. Il disastro finanziario globale è in agguato, e resta da sapere se avverrà prima o dopo che la Banca centrale degli Stati Uniti comincerà ad operare con tassi di interesse reali negativi.

- Maurilio Lima Botehlo [***] - Pubblicato il 29/11/2019 su Blog Da Boitempo -

Note:

[*1] -  Daniela Amorim, “Inflação de outubro é a menor para o mês desde 1998”, Estadão, 7 nov. 2019.
[*2] - “Maioria dos setores da indústria opera com ociosidade acima da média”, RBA, 22 abr. 2019.
[*3] - Joy Wiltermuth, “That near–$17 trillion pile of negative-yielding global debt? It’s a cash cow for some bond investors”, MarketWatch, 22 ago. 2019.
[*4] - “Greenspan não descarta juro negativo nos EUA”, Valor, 15 ago. 2019.
[*5] - Joy Wiltermouth, “That near–$17 trillion pile of negative-yielding global debt? It’s a cash cow for some bond investors”, MarketWatch, 22 ago. 2019.
[*6] - Maggie Fitzgerald, “Amount of global debt with negative yields balloons to $15 trillion”, CNBC, 7 ago. 2019.
[*7] - Juliana Machado e Ana Carolina Neira, “Saída mensal de capital externo na bolsa é recorde”, Valor, 04 set. 2019.
[*8] -  Karl Marx. Il Capitale: Critica dell'economia politica, Libro III: Il processo complessivo della produzione capitalista.
[*9] - Maurilio Lima Botelho. “Rumo ao desconhecido: endividamento mundial, crise monetária e colapso capitalista”, Blog da Boitempo, 23 jul. 2019.
[*10] - FS Staff, “Jim Bianco Says Negative Rates Could Lead to Disaster”, Financial Sense, 19 ago. 2019.

[***] - Maurilio Lima Botelho é Professor de geografia urbana da Universidade Federal Rural do Rio de Janeiro (UFRRJ), e autor do artigo “Crise urbana no Rio de Janeiro: favelização e empreendedorismo dos pobres” que integra o livro Até o último homem: visões cariocas da administração armada da vida social, organizado por Pedro Rocha de Oliveira e Felipe Brito (Boitempo, 2013), e do artigo “Guerra aos ‘vagabundos’: sobre os fundamentos sociais da militarização em curso”, publicado na revista Margem Esquerda #30. Colabora com o Blog da Boitempo esporádicamente. Dele, leia também, “Rumo ao desconhecido: endividamento mundial, crise monetária e colapso capitalista“, “O suicídio da classe média” e “A aprovação do fim do mundo” (este último no dossiê “Não à PEC 241” do Blog).

fonte: Blog Da Boitempo


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