La prof e il mugnaio

Da Lacrespa @kiarastra

Quest’anno ho fatto l’esperienza della mensa. A 37 anni mi sono ritrovata a mangiare tra i banchi di un asilo: faccio la fila con gente non più alta di un metro e sessanta, prendo doppia razione di verdure per dare il buon esempio (le verdure fanno bene!), cerco di risolvere problemi tipo “prof può tagliarmi il panino” o “prof mi può sbucciare il kiwi” e cerco di fargli acquisire competenze di cittadinanza attiva, secondo le indicazioni del quadro di riferimento europeo, insegnando loro a sparecchiare. Inoltre mi trovo a sentire le loro conversazioni che vanno dagli argomenti più disparati, ma di solito riguardano il calcio o la wee. A volte quando discutono di argomenti da grandi parlottano a voce bassa, o utilizzano un linguaggio in codice o l’alfabeto muto, pensando forse che io non riesca a interpretarlo. Non sanno che sono stata una media anche io.

Un giorno si parlava di donne ideali (io sto in una tavolata di piccoli uomini): “io la vorrei bella come Belèn” , “io simpatica come Belèn”, “io famosa come Belèn”. Belèn va per la maggiore.

“Prof tu hai…ehm…cioè, lei ha un tipo ideale?”

Ci penso, guardando triste i miei fagiolini nel piatto, e dico: “Sì. Il mugnaio del mulino Bianco”

“Il mugnaio? Chi, quello che fa i biscotti?”

“Chi, quello che parla con una gallina?”

“Chi quello che non parla bene italiano?”

“Sì, proprio quello. Il mugnaio”

“Cioè lei sposerebbe un mugnaio?”

“No, un mugnaio, quel mugnaio”

“Ma è bruttissimo!”

“Ognuno ha i suoi gusti”

“Ma un calciatore…?”

“Naaaaaaa”

“Un attore del cinema……?”

“Naaaaaaaaaaaaaaaaa. Il mugnaio va bene. C’ha pure un mulino!”

Dopo aver deluso le loro aspettative, ritornano ai loro discorsi, mentre io contenta, assaporo i miei fagiolini pensando al mio buon mugnaio.



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