La querelle della quenelle

Creato il 10 gennaio 2014 da Ilsegnocheresta By Loretta Dalola

Si discute molto in Francia e di riflesso anche nei telegiornali italiani, sulla decisione di proibire gli spettacoli pieni di battute antisemite del comico Dieudonnè che ha inventato la “quenelle”, gesto d’ispirazione nazista,  gesto che per la Lega contro il razzismo e l’antisemitismo è un “saluto nazista rovesciato”: consiste nel tendere il braccio destro verso il basso (cioè un braccio teso) mentre con la mano sinistra si tocca la spalla destra.

Tiene banco il caso Dieudonnè e le sue battute che stanno facendo tremare il paese. Il ministro dell’Interno Manuel Valls ha diffuso una circolare che autorizza sindaci e prefetti di polizia ad annullare gli spettacoli di Dieudonné per motivi di ordine pubblico. Il presidente Hollande ha appoggiato lo stop e ha esortato l’applicazione rigorosa del provvedimento, così diverse città hanno bandito dai propri cartelloni teatrali lo spettacolo del comico che ha presentato ricorso,  per violazione del  principio della libertà di espressione.

“Il est interdit d’interdire”, ovvero, “vietato vietare”, diceva un famoso slogan del maggio francese, una libera interpretazione della celebre frase di Voltaire che invitava a difendere con tutte le forze le opinioni opposte alla tua ma, ai sacri principi, il ministro francese Valls, indica nel commediante Diedonnè M’Bala M’Bala, un pericolo per l’ordine pubblico e così il suo ultimo spettacolo satirico  è stato cancellato dai cartelloni di Nantes con tutti i biglietti già venduti.

Madre bretone, padre camerunense.  Diedonnè M’Bala, figlio della banlieue, dove è nato nel ’66, ha fatto le prime esperienze di teatro condividendo il palcoscenico in coppia con un amico ebreo. Lui faceva l’africano un po’ sempliciotto, l’altro era il giovane ebreo brillante. Dopo l’unica apparizione filmica, nel ruolo del centurione romano in Asterix, Dieudonnè si dedica al suo personaggio comico diviso tra tv  e teatri. Si definisce un anisionista repubblicano ma la sua popolarità la deve alle battute che infangano gli ebrei e la memoria dell’shoah, ridicolizzato in “shoananas“, un neologismo coniato dal comico usato in una canzone che derideva i sopravvissuti del genocidio nazista.

Questo il mix di base di un lavoro artistico mediocre rimasto nell’ombra per anni ma che ora allarma l’opinione pubblica.  C’è il gesto di scherno, che è diventato l’emblema del personaggio e che si è diffuso velocemente. Gesto di derisione, di rabbia, di rivolta generica contro il sistema, ma anche di odio antisemita riprodotto in strada e ora anche negli stadi. L’attaccante del West Bromwich Albion, Nicolas Anelka pochi giorni fa ha festeggiato un suo goal, proprio con la “quenelle”, che la comunità ebraica francese considera molto offensivo.

E il governo a quel punto ha deciso di reagire e intervenire. Il gesto, è stato regolarmente registrato dalla società che fa capo a Dieudonnè che, fra parentesi, è già stato condannato diverse volte in passato per incitamento all’odio razziale e antisemita,  presso l’Istituto nazionale industriale, dunque è un prodotto industriale a tutti gli effetti e pure di proprietà del comico che ne ha fatto il suo segno distintivo. Segno che trova terreno fertile nella confusa galassia di malumori, sofferenze, rancori sociali provocati dalla crisi.

L’Europa questa storia l’ha già vissuta e si sa come è andata a finire. Considerando che la libera espressione di razzismo e antisemitismo prima della guerra ha contribuito a portare al potere la dittatura razzista, in primo luogo quella di Adolf Hitler, colpevole di enormi massacri, a partire da genocidio gli ebrei d’Europa, non è possibile sottovalutare il come un intrattenitore usi i mezzi di farsa o di satira, che non possono essere paragonati a un semplice scherzo.

La questione è ulteriormente delicata perchè per vincere una battaglia sacrosanta, quella contro l’antisemitismo, si rischia di perderne un’altra, quella per la libertà di espressione.  Purtroppo i migliaia di entusiasti che imitano Dieudonné non si pongono nessun altro problema se non quello di irridere il potere costi quel che costi. Un campanello di allarme in una Europa dove la crisi crea una terreno fertile per chi pretende di trovare la soluzione a ogni problema scatenando la caccia al diverso, per pelle, religione o provenienza.

E una Europa che dimentica le sue radici storiche è destinata a perdersi.