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La quinta stagione di N.K. Jemisin

Creato il 13 novembre 2019 da Martinaframmartino

La quinta stagione di N.K. JemisinHo già recensito La quinta stagione di N.K. Jemisin. Se vi interessa il commento professionale lo potete trovare qui:

https://www.fantasymagazine.it/30046/la-quinta-stagione. Qui invece ci sono il prologo e i primi sei capitoli: https://www.oscarmondadori.it/news/jemisin-primi-capitoli-quinta-stagione/.

Però a volte un commento professionale non basta. È coerente, porta avanti il discorso in modo lucido, ma non mi consente di spaziare come quando scrivo a ruota libera e salto di palo in frasca, o di seguire i miei sentimenti e di scrivere a frasi spezzate. Perciò eccoli qui i miei saltelli.

La quinta stagione è un libro meraviglioso. In primavera Mondadori pubblicherà il seguito, The Obelisk Gate, ed è uno dei libri che sto aspettando. Non mi aspettavo che questo romanzo mi piacesse così tanto, avevo già letto due romanzi di Jemisin, sapevo che scriveva bene, ma sulle storie avevo diverse perplessità. Stavolta no.

Uno dei personaggi, il primo che incontriamo, è Essun. Suo figlio è morto, ammazzato dal padre, e con la morte del figlio è morta anche una parte di lei. La scena in sé è forte, nessuno dovrebbe morire ammazzato, tanto meno un bambino, tanto meno ucciso da qualcuno che dovrebbe proteggerlo. Mi sono immedesimata così tanto in Essun perché anch'io sono mamma? Con questo non sto dicendo di aver paura per le mie figlie, solo che il suo dolore ha risuonato profondamente dentro di me. Un dolore talmente forte da essere paragonato alla fine del mondo, perché per il bambino il mondo è morto, e per Essun il mondo di prima, il suo vecchio modo di vivere, è morto. È morta la gioia, la fiducia, e di lei è rimasto un guscio vuoto, animato dal dolore e dall'urgenza di salvare la figlia che le rimane. E intanto che noi seguiamo il suo cammino scopriamo qualcosa del funzionamento del mondo, con il terribile potere degli orogeni e un padre Terra furibondo che cerca di liberarsi del genere umano.

Ci sono temi attualissimi in questo romanzo, la catastrofe ambientale è sotto i nostri occhi, anche se noi facciamo finta di non vederla e la nostra Terra non è consapevolmente attiva nel cercare la nostra estinzione come lo è il padre Terra di Jemisin. Ci sono il dolore per la morte di una persona che si ama, la confusione data dal non conoscere il proprio cammino, il proprio posto. C'è la discriminazione, perché gli orogeni sono temuti e disprezzati, e nei loro confronti è impossibile non provare pietà ma anche paura. La pietà come prima cosa, almeno per me, anche se per gli abitanti dell'Immoto prevale il disprezzo. Per il trattamento che subiscono, per l'isolamento, per il duro addestramento. Per i figli. Sì, sempre loro.

La storia viene narrata attraverso gli occhi di tre figure femminili, forti e deboli allo stesso tempo, capaci di controllare le cose e del tutto impotenti. La sensazione di essere fuori posto è fortissima, così come il desiderio di aggiustare tutto, solo che forse non è possibile aggiustare tutto, e comunque il cammino da percorrere è tutt'altro che chiaro. Sì, in teoria ci sono un inseguimento, un addestramento e una missione, cose concrete, semplici da capire, ma il cammino è pieno di insidie perché più che ciò che si fa conta il cammino interiore. E poi ci sono gli incontri con personaggi inaspettati e dagli obiettivi poco chiari.

Difficile inquadrare questo libro, perché è molto diverso da tutto quanto ho letto in passato. Quello che posso fare è consigliare la lettura di La quinta stagione.

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