La quinta volta del Guggenheim a Vercelli.

Creato il 08 giugno 2012 da Enricobo2

Mondrian - Vaso di zenzero, 1912 - dal web


Ieri appuntamento a Vercelli. Una tradizione che cari amici mi preparano con cura ogni anno. Quinta edizione ormai, dell'esposizione dei materiali delle collezioni Guggenheim, quest'anno dedicata a importanti lavori di tre dei maggiori esponenti dell'Avanguardia. Una quarantina di opere equamente distribuite a rappresentare lo sviluppo della ricerca di Mondrian, Mirò e Calder. Come sempre parlare dell'arte "moderna" è difficile per chi ha soltanto una infarinatura del mondo dell'arte figurativa. Tuttavia devo dire che anche per un bovaro come me, l'essere messo di fronte ad opere così importanti  in sequenza logica e corroborato da una adeguata spiegazione, non può lasciare indifferente. Certo è presuntuoso affermare di aver capito, ma una sensazione, uno stimolo arriva e di certo non si riesce a rimanere indifferenti. Il lento procedere della ricerca di Mondrian, che inizia da un figurativo in cui già intravedi le sirene cubiste che poi a poco a poco si libera di quanto gli pesa e comincia a ritenere superfluo, semplificando sempre di più, fino all'essenziale dei suoi ultimi lavori, scandisce gli spazi in maniera avvincente. Quel suo vaso di zenzero. quando ancora un'ombra di figura gli rimane nel pennello, emerge con una forza tale nel fondo che comincia a perdersi nelle partizioni dell'astrazione, che non può lasciarti indifferente. 

Mirò - Cane e uccelli, 1946 - dal web

Il mondo fantastico di Mirò, i quadri fiamminghi rivisitati, quel suo perdersi nel tratto sottile della linea e della visione poetica, lo rendono contemporaneamente immerso e pur lontanissimo dall'astrazione pura, in un mondo pittorico ricco di gioia e di colore, anche se a tratti venato da una leggera malinconia. I mobiles di Calder poi, ti immergono nel mondo dell'astrazione pura, della conquista della spazialità in cerca di soluzioni nuove e mai tentate prima, forse la vera premonizione di tutta l'arte contemporanea, con le sue sperimentazioni, di cui magari rimarrà poco, perché il tempo inevitabilmente fa pulizia di chiacchiera e incantatori di serpenti. Quella testata per il letto di Peggy Guggenheim e il ritratto in filo di ferro, rimangono fissi nella memoria anche dello spettatore meno propenso ad apprezzare l'arte del 900. Un interessante pomeriggio, ma avete solo più questo weekend per non perdervi la mostra, che tra l'altro permette di godere anche dello splendido contenitore, quell'Arca che continua a poco a poco a disvelare i tesori nascosti sotto la calce delle sue pareti, man mano che arriva qualche soldo per andare avanti con i lavori. E poi via, a finire la serata con le gambe sotto il tavolo, panissa vercellese come se piovesse, ma attenti che appena fuori città sono appostati con l'alcoolimetro!

Calder - Mobiles, 1946- dal web


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