La Recensione del Mese – Maggio 2013

Da Strawberry @SabyFrag

Salve gente!

Questo mese facciamo un bel tuffo nel passato con un classico di tutto rispetto. Tanto per restare in tema con l’argomentodella scorsa settimana di Book Blogger May. E ammetto che come classico s’intona perfettamente anche al periodo dell’anno. Cosa c’è di meglio che passeggiare per la città in una chiara notte primaverile quando tutto è leggero e surreale? Insomma la recnesione del mese è dedicato a una delle opere più conosciute dell’autore russo per eccellenza.
Si tratta di Le notti bianche di Fëdor Michajlovič Dostoevskij.

Titolo: Le notti bianche (originale: Belye noči. Sentimental'ny roman)
Autore: F. Dostoevskji
Traduttore: Luisa De Nardis
Anno: 2013 (prima pubblicazione: 1848)
Editore: Newton Compton
Pagine: 124

 

 

Era una notte incantevole, una di quelle notti che ci possono forse capitare solo quando siamo giovani, caro lettore. Il cielo era un cielo così stellato, così luminoso che, guardandolo, non si poteva fare a meno di chiedersi: è mai possibile che esistano sotto un simile cielo persone irritate e capricciose?

Con Dostoevskji ho avuto qualche problema. Qualche anno fa avevo cominciato a leggere Delitto e castigo ma non doveva essere il periodo giusto perché all’improvviso interruppi la lettura e decisi di riprendere quando sarebbe stato il momento giusto. Il libro è ancora su uno scaffale che mi aspetta. Tuttavia ho sempre pensato di non aver dato allo scrittore russo lo spazio sufficiente per conquistarmi. Così quando ho visto al Carrefour (si compro libri anche negli ipermercati, non sono troppo snob per non farlo) l’espositore della nuova collana Live! della Newton Compton, i libri a 99 cents per intenderci, ho acquistato Le notti bianche. I motivi sono essenzialmente due: volevo vedere da vicino questa collana e poi volevo ripartire con il Dosto da un gradino più basso, un romanzo breve che è di più facile fruizione.

Non sapevo che dentro ci avrei trovato un mondo.

La storia a volerla riassumere, è piuttosto semplice: il protagonista – di cui non sappiano il nome ma solo la definizione che lui stesso si conferisce, ovvero quella di Sognatore – vive a San Pietroburgo isolato da tutto e tutti, e trascorre le sue notti passeggiando per la città. Una sera, durante una delle sue incursioni notturne,  incontra sul lungo fiume una ragazza che piange sconsolata. Il Sognatore decide di andarle in soccorso, mosso da un sentimento d’amore a lungo sopito e risvegliato proprio dalla giovane, di nome Nasten' ka (diminuitivo familiare di Anastasia). Tra i due si instaura così uno strano rapporto di amicizia e per quattro notti si incontreranno nello stesso luogo e parleranno di loro e delle loro vite. In questo modo il protagonista viene a sapere il motivo della tristezza e del pianto di Nasten' ka quella prima notte: la ragazza attende il suo amato che ha promesso di tornare da lei esattamente dopo un anno da quando è partito, per poter sposarla e condurla via da una vita solitaria quasi quanto quella del Sognatore. Il Sognatore, innamorato di Nasten' ka, condivide con lei l’attesa e quando per la ragazza sembra tutto perduto e realizza che l’amato non tornerà, i due sembrano pronti a unire le loro vite. Ma l’improvviso arrivo dell’uomo, che riconosce Nasten' ka  lungo le strade della città, distrugge le illusioni di un futuro insieme e il Sognatore per amor suo rinuncia alla ragazza e ritorna alla sua vita fatta di sogni e notti solitarie.

La storia è scandita in quattro notti più un mattino, quello dell’epilogo della vicenda e ruota intorno a due soli personaggi, il Sognatore e Nasten' ka, che si muovono in una San Pietroburgo quasi surreale, in cui ogni traccia di umanità altra pare sempre lontana, quasi completamente assente se non si considerano la nonna della ragazza o la governate del protagonista. E a evidenziare il lato onirico della città che si dispiega davanti a noi attraverso gli occhi del protagonista è proprio il modo in cui egli ce la descrive: San Pietroburgo è una compagni di uomini e donne che si muovono come figurini all’interno di quei libri dagli sfondi cartonati che girando pagina cambiano di volta in volta, mentre i palazzi sono animati e parlano e si lamentano del colore dell’intonaco e le strade sembrano dirigersi sempre solo verso l’ennesima alba in cui raccogliere tutte le proprie illusioni e riportarle a casa con sé. Il mondo del Sognatore è questo e null’altro: lui e i suoi sogni, l’immagine di un mondo che si costruisce di fantasie nate dall’immaginazione della sua testa e dai mille riferimenti fatti alla letteratura di cui il protagonista si nutre – e non a caso Nasten' ka lo accusa di parlare come un libro –, dapprima con voracità e poi quasi svogliatamente, come se anche i confini della finzione narrativa gli stessero stretti. Una vita che contiene mille altre vite: quanti di noi possono riconoscersi in una definizione del genere? Quando lasciamo alla nostra fantasia spiegare le ali, quando un evento insignificante della quotidianità serve a noi per costruirci su mille e una storia, quando leggendo un romanzo ci tuffiamo nel suo universo e in pochi istanti sappiamo padroneggiarne i confini.

Eppure una vita vissuta in questo modo non è vita, il nostro Sognatore lo sa bene e il peso di tale realtà ricade sulle sue spalle quando incontra la giovane Nasten' ka, una ragazza di 17 anni che smania per vivere quella vita vera da cui il protagonista rifugge da sempre. Nasten' ka è energica, allegra, “viva” e reale come niente lo è stato finora per il Sognatore. Ciò lo riporta a fare i conti con il limite del reale, con quelle che forse possono apparire le bassezze della vita dei comuni mortali ma che per chi ha vissuto sempre e solo nella propria testa sono l’ultimo impulso possibile per poter dire di aver davvero vissuto, cosa che il Sognatore non mancherà di rimarcare più volte nelle quattro notti trascorse accanto alla ragazza. Nasten' ka rappresenta le emozioni e i sentimenti a lungo nascosti e messi a tacere, sensazioni irrisolte del suo animo lasciate incolte per anni, a nutrirsi solo di loro stesse fino a che si sono inaridite e rimpicciolite. Con Nasten' ka trovano nuova linfa e il Sognatore può finalmente assaporare cosa sia la vita vera. Ma questa non sarà che un attimo. Il mattino porta con sé una lettera in cui la ragazza annuncia il suo matrimonio, una lettera e un giorno nuovo che segnano la fine del sogno,quello vero,  il desiderio di quella realtà a lungo attesa e per troppo poco accarezzata. E di fronte a una realtà del genere, il Sognatore non può che indietreggiare ancora una volta e rintanarsi nella sua esistenza fatta di illusioni, ma la consapevolezza raggiunta non  può che portare altra solitudine e sofferenza, allievata, forse, solo dalla certezza di aver agito per amore. Quello si questa volta vero.

Le notti bianche sono quei libri che si leggono in poco tempo ma che porterai dentro per sempre. Non potrebbe essere diversamente quando la poesia si incontra con il sogno, quando una città mai vista si dispiega nella tua memoria diventando già luogo del cuore, quando dei personaggi si trasformano in prospettive opposte eppure complementari da cui osservare se stessi, poco più che soggetti abbozzati in così poco spazio narrativo ma che resteranno vividi nella tua memoria.

Quando si raggiungo il fatidico ultimo mattino, arriva con esso un incredibile malinconia. Per il Sognatore, certo, ma anche per noi stessi, condannati a vedere sempre il tramontare dei nostri sogni e consapevoli di essere incapaci di poterne fare a meno. E dilaga la tristezza ché le notti bianche non possano durare più a lungo.

Un classico d’eccezione. L’unica pecca è la lunghezza.

VOTO:

La copertina

Di Le notti bianche di Dostoevskji vi sono molte edizioni. Quella che ho letto io appartiene, come ho detto più su, alla collana Live della Newton Compton. Trattandosi di una serie di libri in versione molto economica (costano solo 0,99 euro), sono libri molto semplici e maneggevoli, il classico tascabile da portare ovunque. Il progetto grafico, tuttavia, ha una certa cura e cerca di essere dinamico e vivace, utilizzando colori e immagini alla vista piacevoli, di un classico ringiovanito oserei dire. La copertina di Le notti bianche è questa:

che ve ne pare?

Frasi:

> Io sono un sognatore; ho vissuto così poco la vita reale che attimi come questi non posso non ripeterli nei sogni.

> Un sognatore – se è necessaria una sua definizione precisa – non è una persona, ma, sapete, un essere di genere neutro. Si stabilisce il più delle volte in qualche angolo inaccessibile, come se ci si nascondesse, perfino dalla luce de sole e quando poi si rifugia in casa, allora si radica  al suo angolo come una lumaca o, almeno, è molto simile in questo atteggiamento a quell’interessante animale che è animale e casa insieme, che si chiama tartaruga.

> Perché anche i sogni si consumano!

> Quando siamo infelici, sentiamo più fortemente l’infelicità altrui

> Ah Nasten' ka!

> Dio mio! Un intero attimo di beatitudine! Ed è forse poco seppure nell’intera vita di un uomo?

La colonna sonora: Le notti bianche - Nino Rota

Forse non tutti sapete che dal romanzo di Dostoevskij Luchino Visconti trasse un film interpretato da Marcello Mastroianni e Maria Schell, con colonna sonora di Nino Rota. Per intenderci, Nino Rota è colui che ha composto le colonne sonore dei più grandi film dell’epoca, come La strada, Il padrino, Otto e mezzo, Amarcord, La dolce vita, Il gattopardo e molti altri. Questa colonna sonora non la conoscevo come non conoscevo il film e per questo sono doppiamente contenta di aver letto Le notti bianche. Buon ascolto.

Ti consiglio un té: forse non è periodo, ma se dovesse capitarvi provate a bere il tè alla maniera russa, ovvero preparato con il samovar. Il samovar, parola che letteralmente significa “che bolle da solo”, è un contenitore metallico che serve per riscaldare l’acqua. Sopra di esso si posiziona la teiera che contiene una dose molto concentrata di tè; questo tè verrà poi diluito con l’acqua contenuta nel samovar che arriva alla teiera attraverso un rubinetto che può essere aperto manualmente. Ogni famiglia possiede un samovar e il tè che si beve è un tè molto forte, quasi sempre nero, addolcito solo da un cucchiaino di marmellata fatta in casa.


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