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La recensione di “Voir Du Pays”, un film sui problemi psicologici ereditati dalla guerra

Creato il 23 maggio 2016 da Stivalepensante @StivalePensante

(Recensione di Marco Catenacci per “storiadeifilm.it) – La recensione di “Voir Du Pays”, film di Delphine Coulin e Muriel Coulin, con Soko, Ariane Labed, Ginger Romàn, Karim Leklou e Robin Barde. E’ stato presentato al Festival di Cannes negli scorsi giorni.

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Una squadra dell’esercito francese (tra cui le due donne protagoniste), dopo una missione in Afghanistan, si trova in un lussuoso albergo di Cipro per svolgere una terapia di riabilitazione alla quotidianità, prima di poter tornare finalmente a casa.

“Voir du Pays”, il secondo film di Delphine e Muriel Coulin, è prima di tutto un film sulle distanze. Non (solo) geografiche ovviamente, ma distanze tra le cose, in senso ampio, intimo ed intimista, profondamente interiorizzato. Sono distanze tra persone, o meglio, distanze della mente e del ricordo, di una persona con se stessa e il suo traumatico vissuto. La vicenda si svolge in un lussuoso albergo di Cipro, dove un gruppo di soldati dell’esercito francese, uomini e donne di ritorno da una missione in Afghanistan, sta svolgendo un breve corso di riabilitazione alla quotidianità; tale terapia diventa allora un momento necessario attraverso cui ricostruire le distanze tra trauma (della guerra) e normalità, ristabilire un equilibrio inevitabilmente compromesso, uscire da una realtà sconvolgente per poter finalmente (ri)entrare in una realtà a lungo dimenticata.

Si, perché in “Voir du pays” la realtà, nelle sue molteplici e intercambiabili forme, è sempre al centro della questione. Durante questo soggiorno-terapia, i reduci sono sottoposti a diverse sessioni di realtà virtuale, attraverso cui il loro racconto (ricordo) viene trasformato immediatamente in immagine, proiettata su uno schermo (che coincide esattamente con il bordo dell’inquadratura) alle spalle del soldato che di volta in volta viene chiamato ad esporre la propria versione di un evento. E ancora, il corpo di tale soggetto, sovrapposto alle immagini proiettate, sembra essere quasi sospeso tra le due realtà, tra le due dimensioni: da un lato, di fronte a lui, la realtà, il presente, dall’altro, alle sue spalle, la rappresentazione per immagini del ricordo, traumatico passato. Ancora un annullamento della distanza, dunque: quella tra primo piano e sfondo, tra presente e ricostruzione virtuale del passato, e soprattutto quella tra ricordo e immagine. “Voir du pays”  ruota spesso attorno a… (per continuare a leggere la recensione > “storiadeifilm.it”']);">cliccare qui –>> “storiadeifilm.it”).


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