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La Reggiana che non riuscì a espugnare il Giglio

Creato il 28 marzo 2019 da Calcioromantico @CalcioRomantico

Viaggio tra i record negativi della Serie A: 5° puntata. Minor numero di vittorie interne

La precedente esperienza in Serie A, targata prevalentemente Pippo Marchioro, era stata breve ma intensa. Un buon  esordio nel campionato 1993/94, coronato da una salvezza ottenuta anche per grazia ricevuta, e poi il tracollo la stagione successiva: l’inizio disastroso portò all’esonero del tecnico e alla fine del ciclo che aveva portato i granata emiliani per la prima volta in massima serie e fa specie che a retrocessione quasi certa arrivò l’inaugurazione dello stadio Giglio, il primo stadio di proprietà di un club nella storia del calcio italiano, ora nelle mani del Sassuolo.
Insomma, senza la scommessa di affidare la panchina a Carlo Ancelotti, la Reggiana difficilmente avrebbe riconquistato la A a stretto giro di posta già nell’annata 1995/96. Ma uno che già da giocatore, a detta di Arrigo Sacchi, era una sorta di allenatore in campo, uno che, al suo primo anno di attività come tecnico, aveva avuto la possibilità di allenare in B e per di più aveva centrato la promozione, uno che in carriera avrebbe vinto titoli nazionali e Champions League, poteva difficilmente rimanere in provincia. E, infatti, Calisto Tanzi nell’estate 1996 prese Ancelotti per affidargli il suo ambizioso e ricco Parma. Il tecnico fu seguito da Pietro Strada, il centrocampista che più di ogni altro si era distinto nella B appena conclusa. A Reggio Emilia arrivarono, invece, Mircea Lucescu, teorico della zona come i suoi predecessori, ma reduce da una non esaltante stagione al Brescia, qualche calciatore in cerca di rilancio, tipo Pedone, Sordo o Angelo Carbone, e un po’ di gente di esperienza come Grun, Sabău e Tovalieri che si andavano ad aggiungere ai vari Ballotta, De Napoli e Gregucci, già presenti in rosa. Schenardi e Simutenkov furono confermati, mentre non potevano mancare in rosa la scommessa sudamericana, l’attaccante colombiano Valencia, e l’acquisto “mirato” ignoto ai più, leggasi Dietmar Beiersdorfer, trentaduenne difensore centrale prelevato dal Colonia.

Le premesse per una stagione sofferta c’erano, dunque, tutte. Sarebbero poi arrivati cambio d’allenatore e tentativi di aggiustare in corsa la situazione con cessioni di gente scontenta e acquisti di altra gente quasi a fine carriera come Filippo Galli. E l’inevitabile ultimo posto con retrocessione annessa. Quello che, però, rese storico il campionato dei granata fu l’impossibilità di espugnare il Giglio, contro-impresa che metteva la Reggiana 1996/97 alla pari del Varese 1971/72, ma con l’aggravante di aver colto 0 vittorie nelle 17 partite a disposizione, contro lo 0 su 15 dei lombardi. Diamo il giusto spazio a questa lenta agonia che vide il momento di maggior tensione, dal punto di vista del rapporto tifosi-società, in occasione del match interno col Parma del 16 febbraio 1997, quando gli ultras nel corso della ripresa riempirono l’area gialloblù di qualsiasi cosa, compresi due rubinetti sradicati dai bagni dello stadio.

I primi due match interni, in realtà, non sono da buttare: con i gol di Tovalieri e Valencia i granata riprendono, rispettivamente, Juventus e Roma. Di salvezza, però, difficile anche solo parlarne se poi non batti il Verona alla quinta giornata, subendo il 2-2 da Siviglia a due minuti dal termine, se alla nona ti fai travolgere dal Bologna di Ulivieri (da 1-0 a 1-3 nel corso del secondo tempo) e se anche Lazio e Milan non hanno difficoltà a vincere sul tuo terreno.
Intanto sulla panchina è arrivato Francesco Oddo, il padre del futuro campione del mondo Massimo, per capirci; e, quasi inattesa, al quindecisemo turno, arriva la prima vittoria, 1-3 al Curi di Perugia grazie a una doppietta di Simutenkov e a un gol di Parente. I reggiani riescono a vincere anche a Verona, 2-4 il 2 marzo 1997 alla giornata numero 22, ma in casa lo stillicidio continua. Tra l’Inter e il Vicenza, tra Natale e metà aprile, sette pareggi consecutivi in casa, sei colti nel proprio stadio, uno sul campo neutro di Bologna[1], due col risultato di 1-1, cinque con quello di 0-0. Poi al Giglio arriva un Cagliari bisognoso di punti e finisce 0-3 e per di più segna Tovalieri, ceduto nel frattempo ai sardi. Alla trentesima giornata il 3-1 rimediato sul campo del Milan coincide con la retrocessione matematica e non resta altro che prendersi altri due clamorosi rovesci casalinghi contro Perugia e Atalanta per fare di una stagione difficile una stagione da record. Negativo.

federico

Nella foto: Alessandro Mazzola (Reggiana) alle prese con Daniel Bravo in Parma-Reggiana
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[1] In seguito ai fatti di Reggiana-Parma, il terreno dei granata fu squalificato per un turno. Reggiana-Piacenza 0-0 del 9 marzo 1997 si disputò sul neutro di Bologna davanti a meno di 900 spettatori


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