Magazine Informazione regionale

La Regione Piemonte ha vietato di costruire centri commerciali su aree agricole per fermare il consumo di suolo e tutelare i negozi. Da noi a Gadesco invece Cremonadue raddoppia serenamente

Creato il 07 dicembre 2012 da Cremonademocratica @paolozignani

Roberto Formigoni non ha dato sostegno, spesso, neanche a chi l’ha votato. Anzi non ha preso decisioni che altre amministrazioni regionali hanno preso, come il Veneto, che ha vietato le trivellazioni ad esempio, e il Piemonte, che ha preso un recente provvedimento per fermare il consumo di suolo e tutelare i negozi. Addirittura vieta di costruire centri commerciali su terreno agricolo! La normalità dovrebbe essere questa. A noi pare un’eccezione dopo quel che abbiamo visto in Lombardia, con un proliferare stupefacente di centri commerciali. L’Ascom ricorso ha fatto ricorso ma nulla da fare.

Il centro commerciale Cremona due illuminato per le feste natalizie

Il centro commerciale Cremona due illuminato per le feste natalizie

Il Piemonte non è certo governato da terribili stalinisti ma la decisione l’ha presa. Il testo originale può essere scaricato qui.

 

In Piemonte sarà vietato costruire centri commerciali su aree agricole: lo stabilisce la delibera n. 223 “Revisione degli indirizzi generali e criteri di programmazione urbanistica per l’insediamento del commercio al dettaglio in sede fissa”, approvata dal Consiglio regionale.
“Si tratta di una riforma importante – sottolinea l’assessore regionale al Commercio, William Casoni – Innanzitutto perché non si toccherà più il suolo agricolo, mentre sarà favorita l’utilizzazione dei siti già esistenti. Oppure ancora sarà sostenuto l’utilizzo di quelle aree ormai dismesse, che tra l’altro creano anche un degrado paesaggistico per le città. In questo modo saranno anche riqualificate le aree e le zone dove ritornerà il commercio e quindi una situazione sociale ed economica vitale”.

Tutelato il suolo agricolo.
Ecco in sintesi i punti fondamentali del provvedimento: divieto assoluto di utilizzo di aree con destinazione ad uso agricolo per insediamenti commerciali; possibilità di riutilizzo del patrimonio edilizio esistente dismesso da altri usi per un’importante salvaguardia delle aree e degli edifici produttivi dismessi da almeno 30 mesi, in modo da evitare chiusura a fini commerciali di attività produttive; limitazione della presenza dei negozi di vicinato nei centri commerciali, al fine di evitare una concorrenza troppo pesante nei confronti degli esercizi situati nelle città e nei paesi; disposizione sugli accordi di programma per l’individualizzazione e localizzazione alla periferia delle città della grande distribuzione.

Parere vincolante di Comune, Provincia e Regione
“Abbiamo anche lavorato molto – spiega Casoni – per inserire delle norme che tutelino in maniera specifica il commercio ed i commercianti di prossimità, senza dimenticare la disposizione secondo la quale la grande distribuzione d’ora in poi dovrà ottenere un parere positivo per il suo insediamento da tutte e tre gli enti preposti, ossia Regione, Provincia e Comune. Solo allora si potrà iniziare l’iter tecnico”.

Riqualificazione delle aree dismesse
Le superfici dei nuovi centri commerciali non potranno essere superiori al 15% di quelle complessive degli esercizi di vicinato. Inoltre, per evitare qualsiasi forma di speculazione, i tempi di realizzazione degli insediamenti non potranno superare i 5 anni. Previsti anche interventi contro il degrado nelle città attraverso la riqualificazione delle aree dismesse.


Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :