La representaciòn, Leopoldo de Luis

Creato il 19 febbraio 2012 da Amaranthinemess @AmaranthineMess

Leopoldo de Luis

Leopoldo de Luis è un autore spagnolo che ho conosciuto grazie ai miei studi universitari.
Questo pomeriggio è riemersa dai mucchi di appunti e quaderni questa poesia davvero bella ed ho deciso di pubblicarla e di farne una traduzione.
La caratteristica principale della poesia di Leopoldo de Luis è che, al pessimismo espresso nei suoi componimenti fa da contrappunto, sempre, un ultimo verso che invece apre uno spiraglio alla speranza.
Questo poeta dipinge il mondo a tinte fosche, a tratti lugubri, ma non cede mai alla rassegnazione.
Ecco "La representaciòn" ["La rappresentazione (teatrale)],composta nel 1957, segue lo schema del romance heroico e appartiene alla raccolta Teatro real.
No se baja el telón. Alguien silencia,
no gesticula más, ha terminado.
Pero la función nunca. Los actores
repiten sus papeles ¿hasta cuándo?

[Non si abbassa il sipario. Qualcuno tace,/non gesticola più, ha finito./Ma lo spettacolo no. Gli attori/ ripetono i loro copioni, sino a quando?]
Llegan en fila, gritan, se amontonan
o se persiguen por el escenario,
por el gran escenario, lloran, hablan,
se ríen, caen. La luz les hace extraños.

[Arrivano in fila, si ammassano/ o si inseguono sulla scena,/ sulla gran scena, piangono, parlano,/ ridono, cadono. La luce li rende strani.]
Monótonos repiten sus papeles:
viejísimos monólogos, no hay diálogos.
Cada cual clama por su propia herida.
Nadie escucha las voces del contrario.

[Monotoni ripetono i copioni:/ vecchissimi monologhi, non ci sono dialoghi./ Ciascuno grida per la propria ferita./ Nessuno ascolta la voce dell'altro.]
Tartamudean torpes, trenzan torpes
hilos de voz, nudos de voz, de llanto;
o bien recitan de corrido, sueltan
su lengua de grotescos papagayos.

[Tartagliano goffi, si intrecciano goffi/ fili di voce,nodi di voce, di pianto;/ oppure recitano correttamente, escono le loro lingue di grotteschi pappagalli]
De cara a esta implacable batería
que los alumbra mortalmente, cardo
de luz que los araña, inician gestos
que se desploman tristes de sus labios.

[Di fronte a quest'implacabile batteria/ che li illumina mortalmente, cardo/ di luce che li graffia, iniziano i gesti/ che cadono tristi dalle loro labbra.]
Entre remotas muestras de fatiga
arrastran sus disfraces empolvados,
descoloridos, sus arcaicos trucos
que ensayan con mirada de cansancio. 
Y van y vienen aturdidos, hoscos,
indiferentes, lentos, tropezando,
moviendo leves nubes de ceniza,
lloviendo un agua gris de sueño y llanto.

[Fra remoti segnali di fatica/ trascinano i loro costumi impolverati,/ scoloriti, i loro trucchi arcaici/che provano  con sguardi di stanchezza./ E vanno e vengono frastornati, foschi,/ indifferenti, lenti, inciampando,/ muovendo lievi nuvole di cenere,/ piovendo acqua grigia di sogno e pianto.]
Súbitamente un fuego los conmueve,
los ciega. Se rechazan como hermanos.
Se desconocen, se odian, se abalanzan...
La luz sigue implacable contra sus rostros blancos.

[Improvvisamente un fuoco li muove,/ li acceca. Si respingono come fratelli./ Si disconoscono, si odiano, si assaltano../ La luce implacabile ancora sui loro volti bianchi.]
¿Quién gobierna esta escena, quién apunta?
El director habrá tenido un fallo.
¿Nadie dirige, aquí, entre bastidores?
La luz, sólo la luz sigue alumbrando.
[Chi governa questa scena, chi corregge?/ Il direttore avrà fallito./ Nessuno dirige, qui, fra i telai?/ La luce, solo la luce continua ad illuminare.]

Hay un viejo traspunte que ahora nadie
ve, que nadie ha visto nunca, acaso.
Pero ya nadie atiende. Pasan, gritan,
desesperadamente alzan los brazos.

[C'è un vecchio suggeritore che adesso nessuno/ vede, che nessuno ha visto mai, forse./ Però nessuno più l'aspetta. Passano, gridano,/ disperatamente alzano le braccia.]
¿Quién mira a estos actores, quién escucha
sus voces repetidas, su viejo acento trágico?
Una gran sala en sombra, una gran noche,
una gran muerte enfrente.
No alcanzamos
a ver si hay en la sombra espectadores.
Sólo la luz, la luz sigue alumbrando.

[Chi guarda questi attori, chi ascolta/ le loro voci ripetute, il vecchio accento tragico?/ Una gran sala è in ombra, una gran notte,/ una grande morte di fronte./ Non riusciamo/ a vedere se nell'ombra ci sono spettatori./ Solo la luce, la luce continua ad illuminare.]
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Non si abbassa il sipario. Qualcuno tace, non gesticola più, ha finito. Ma lo spettacolo no. Gli attori ripetono i loro copioni, sino a quando?

Arrivano in fila, si ammassano o si inseguono sulla scena, sulla gran scena, piangono, parlano, ridono, cadono. La luce li rende strani. Monotoni ripetono i copioni: vecchissimi monologhi, nessun dialogo. Ciascuno grida per la propria ferita. Nessuno ascolta la voce dell'altro. Tartagliano goffi, si intrecciano goffi fili di voce, nodi di voce, di pianto; oppure recitano correttamente, escono  le loro lingue di grotteschi pappagalli Di fronte a quest'implacabile batteria che li illumina mortalmente, cardo di luce che li graffia, iniziano i gesti che cadono tristi dalle loro labbra. Fra remoti segnali di fatica trascinano i loro costumi impolverati, scoloriti, i loro trucchi arcaici che provano con sguardi stanchi. E vanno e vengono frastornati, foschi, indifferenti, lenti, inciampando, muovendo lievi nuvole di cenere, piovendo acqua grigia di sogno e pianto. Improvvisamente un fuoco li muove, li acceca. Si respingono come fratelli. Si disconoscono, si odiano, si assaltano.. La luce implacabile ancora sui loro volti bianchi. Chi governa questa scena, chi corregge? Il direttore avrà fallito. Nessuno dirige, qui, fra i telai? La luce, solo la luce continua ad illuminare. C'è un vecchio suggeritore che adesso nessuno vede, che nessuno ha visto mai, forse. Però nessuno più l'aspetta. Passano, gridano, disperati alzano le braccia. Chi guarda questi attori, chi ascolta le loro voci ripetute, il vecchio accento tragico? Una gran sala è in ombra, una gran notte, una grande morte di fronte. Non riusciamo a vedere se nell'ombra ci sono spettatori. Solo la luce, la luce continua ad illuminare. Traduzione di Elena Spadafora


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