La reputazione online e quel web che non concede oblìo

Da Kobayashi @K0bayashi

Si chiamano Ambra Battilana e Chiara Danese, hanno entrambe 18 anni e, per una sola serata passata ad Arcore il 22 agosto scorso in compagnia del presidente del Consiglio, si sono viste associare alle cosiddette ragazze del bunga bunga. Per scrollarsi di dosso questa etichetta scomoda – e non veritiera, almeno stando alle loro testimonianze – hanno deciso di presentare alla procura di Milano una memoria su quel che avvenne quella sera; in seguito hanno poi ribadito la loro versione dei fatti davanti ai pm della Procura di Milano che indagano sull’ormai noto caso Rubygate.

Non avevo alcuna intenzione di parlare – ha detto Chiara ai giornalisti di Repubblica, che oggi hanno pubblicato la loro storiama mi sono sentita costretta dal clamore che ha assunto il caso e soprattutto dal fatto che nel mio paese, Gravellona, sono ingiustamente considerata una escort. È una denigrazione sulla bocca di tutti, sono continuamente infastidita da telefonate anonime

Quello che mi ha colpito di tutta questa, storia aldilà degli aspetti di gossip più o meno piccanti, è stato però il riverbero di questo genere di reputazione dalla vita reale al web (che sia immeritata o meno, come sappiamo, poco importa agli algoritmi dei motori di ricerca). L”altra ragazza, Ambra, ha reso infatti al quotidiano diretto da Ezio Mauro una confessione spiazzante:

Oggi, se digito il mio nome e cognome su Google, sono associata al bunga bunga e al processo in corso anche se, con Chiara, sono stata una sola volta ad Arcore e pensando di partecipare a una normale cena a casa del presidente del Consiglio. Ora invece vengo associata a trentadue prostitute pur essendomi comportata in modo del tutto corretto


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