La rete dei fablab internazionale. La Proposta di un coordinamento regionale, e una rete regionale dei fablab

Creato il 16 gennaio 2015 da Alessandro Ligas @TTecnologico

Intervista a Francesca Mereu- Consulente free-lance per l’attivazione e la coordinazione dei FabLab in territorio regionale

“l’energia e la creatività degli imprenditori e degli innovatori individuali possono reinventare la manifattura e creare nuovi posti di lavoro.” (Francesca Mereu)

di Alessandro Ligas

Gli artigiani digitali, o “maker”, oggi posso essere racchiusi all’interno di un “movimento culturale contemporaneo che rappresenta un’estensione su base tecnologica del tradizionale mondo del fai da te” (definizione tratta da Wikipedia). Sono diverse le realizzazioni in cui si cimentano tra le quali possiamo menzionare apparecchiature elettroniche, realizzazioni robotiche, dispositivi per la stampa 3D, apparecchiature a controllo numerico e tante altre. Molto spesso come dice Francesca Mereu “sono degli hobbisti entusiasti, che provano piacere nel costruire oggetti con le proprie mani, con la propria inventiva, la propria tecnica e la propria abilità”.

Per realizzare quella che molti hanno definito “la terza rivoluzione industriale” riferendosi al movimento dei makers c’è bisogno di un cambio di paradigmi che avviene attraverso un mutamento a livello di produzione e di realtà sociale che permetta da un lato di aumentare il tasso d’ innovazione delle imprese artigiane e dall’altro la creazione di reti che sviluppino un nuovo modo di vivere e leggere il quotidiano ma soprattutto dove si uniscano diverse competenze.

Oggi continuiamo il nostro viaggio nei luoghi dell’innovazione e ci siamo fermati a Cagliari dove abbiamo incontrato l’architetto Francesca Mereu, consulente free-lance per l’attivazione e la coordinazione dei FabLab in territorio regionale, co-autrice del progetto Maker Fab, presentato a Sinnova 2013 (selezionato tra i progetti di BarCamper), e coordinatrice del FabLab Sardegna Ricerche per l’anno 2014.

Con la quale abbiamo ripercorso le tappe più importanti relative alla nascita ed al funzionamento del FabLab e che ci ha detto che si stanno iniziando a fare i primi passi per la creazione “di una rete di collegamento tra i singoli fablab sardi esistenti e nascenti (Pula, Sassari, Olbia, Nuoro, Oristano, ecc…) in modo che collaborino prima di tutto tra di loro e possano essere nodi importanti per lo sviluppo del territorio”.

Cos’è un FabLab
Fab Lab (digital fabrication – fabbing laboratory) è un laboratorio in piccola scala che utilizza una serie di macchine controllate dal computer e gestite attraverso software Open Source facilmente accessibili, verso nuove forme di creatività da condividere in rete e con un notevole potenziale per l’industria e l’artigianato, tanto che si parla di “terza rivoluzione industriale”.

Neil Gershenfeld, direttore del Center for Bits and Atoms (CBA) al MIT e professore dal 1998 del corso How to Make (Almost) Anything è un precursore delle garage compagnie di Chris Anderson ed è stato il fondatore del primo Fab Lab, che definisce in questo modo: “a seconda di come lo si voglia interpretare, laboratorio per la fabbricazione o semplicemente un laboratorio favoloso (faboulus lab) , un fab lab è un insieme di macchine e componenti disponibili in commercio tenute insieme da procedure e software che noi abbiamo sviluppato per costruire. Il primo fab lab aveva un plotter laser per ritagliare forme in due dimensioni che possono essere assemblate in tre dimensioni; un plotter da taglio che usa una lama controllata da un computer per tagliare connessioni elettriche flessibili e antenne; una fresa che muove uno strumento rotante che taglia in tre dimensioni per fare schede di circuiti e parti precise, e strumenti per programmare minuscoli controller ad alta velocità [….] l’intenzione è quella di rimpiazzare nel tempo parti del fablab con parti costruite nel fab lab, fino a quando infine il laboratorio stesso diventi ingrado di autoriprodursi…()”

Dal 2002 ad oggi, con l’ istituzione della Fab Central (http://fab.cba.mit.edu/),i FabLab si sono moltiplicati ovunque nel mondo, affiliandosi a una rete, diventata poi Fondazione: la Fab Foundation ( http://www.fabfoundation.org). Qui potrete trovare tutti i fablab del mondo affiliati e che quindi mostrano il tipico logo e aderiscono alla Fab Charter (la carta dei fablab)

Come funziona
Ci sono dei criteri ai quali bisogna rispondere per entrare a far parte del network dei Fab Lab. Se il laboratorio è in linea con questi criteri ed è in sincronia con la forma e lo spirito allora può fare la procedura di registrazione e utilizzare il logo.

I criteri principali sono quattro:

  1. Garantire un pubblico accesso: Un Fab Lab sta nella democratizzazione dell’accesso agli strumenti di espressione personale e di invenzione. Così un Fab Lab deve essere aperto al pubblico, gratuitamente o in natura di servizio / baratto, almeno una parte del tempo ogni settimana, che è essenziale.
  2. Sostenere e sottoscrivere la Fab Charter
  3. Garantire la condivisione degli strumenti comuni e dei processi di lavorazione. I soli strumenti di prototipazione non sono un Fab Lab; una stampante 3D non è un Fab Lab. L’idea di base è che tutti i labs possano condividere le conoscenze, design e collaborare fra loro. Le macchine e i materiali sono elencati qui. Ma la cosa essenziale sono i processi e i codici, nonché le capacità. Quindi sono necessari una lasercutter per la fabbricazione 2d/3d; un modellatore per fare circuiti; una vinyl cutter per creare dei circuiti flessibili e attrezzatura elettronica per programmare microcontrollori..ecc.;
  4. Partecipare nel FabLab network.
    Lo si può fare attraverso le videoconferenze; partecipando al meeting annuale dei FabLab (Fab11) o collaborando con altri FabLab in progetti, workshops, ecc. e partecipare alla Fab Academy.

Come, perché e con quali obiettivi nascono?
Il FabLab è nato come componente educativa del Center for Bit and Atoms del MIT, un’ estensione della sua ricerca sulla fabbricazione digitale e di calcolo. Un FabLab è anche una piattaforma per l’ innovazione e l’ invenzione in grado di fornire uno stimolo per l’ imprenditoria locale. Un Fab Lab è anche una piattaforma per l’apprendimento e l’innovazione: un posto per giocare, creare, imparare, inventare. Essere un Fab Lab significa essere connessi a una comunità globale di studenti, educatori, tecnici, ricercatori, responsabili e innovatori in una rete di condivisione delle conoscenze – che si estende su 30 paesi e 24 fusi orari. Poiché tutti i Fab Labs condividono strumenti e processi comuni, il programma sta costruendo una rete globale, un laboratorio distribuito per la ricerca e invenzione.

Come supporto per l’istruzione tecnica avanzata e per fornire un percorso di formazione per i nuovi responsabili del FabLab, è stata istituita la Fab Academy, un campus distribuito a livello internazionale per l’istruzione tecnica. La Fab Academy fornisce istruzioni e supervisiona i meccanismi, le applicazioni e le implicazioni della fabbricazione digitale.

Oltre ai Fab Academy, si sta formando una collaborazione con la rete FabEd per fornire il supporto per l’istruzione formale e le risorse per lo sviluppo professionale per gli insegnanti e gli educatori. La collaborazione con FabEd è uno sforzo coordinato condotto dalla Fondazione e TIES, l’Istituto Magistrale per l’Eccellenza nel STEM, per costruire e sostenere il movimento di fabbricazione digitale nel sistema educativo formale.

Che differenza c’è tra un FabLab ed un MakerSpace?
Il termine ‘makerspace’ in realtà non esisteva fino al 2005 o giù di lì, tuttavia, quando la rivista MAKE è stata pubblicata per la prima volta. Il termine in realtà non divenne popolare fino all’inizio del 2011, quando Dale ha registrato makerspace.com e iniziato ad usare il termine per riferirsi a luoghi accessibili al pubblico per progettare e creare (spesso nel contesto della creazione di spazi per i bambini).

La differenza sostanziale tra FabLab e Makerspace risiede nel fatto che l’ uno è un “franchising” e l’altro no. Ma anche nel fatto che i Makerspace possono appropriarsi di qualunque spazio dalla biblioteca, a un garage privato.

Quali sono le prospettive che offre un FabLab?
Un FabLab offre molteplici prospettive sia dal punto di vista educativo-formativo, in quanto offre una serie di corsi, seminari per l’ apprendimento dei processi di auto-fabbricazione digitale (DIY) [do it yourself], sia dal punto di vista imprenditoriale, perché favorisce la nascita di progetti, idee e start-up che si sviluppano localmente.

Quali sono gli strumenti della nuova rivoluzione industriale?
Gli strumenti della nuova rivoluzione industriale sono principalmente:

-DIY; ( Fai da te)
-Make it; (Fallo)
– Know-How; ( Sapere come fare per)
-Share-(Condividere)
-Crowfounding

Questi concetti, insiti nella cultura maker, sono gli strumenti che hanno permesso la vera rivoluzione industriale, incentivando il fatto che la produzione passi dalla grande scala alla piccola scala e la customizzazione stessa del prodotto, rendendo l’ utente, artefice e consumatore del prodotto al tempo stesso.

Cito una frase estratta dal“ Il manuale del Maker” di Andrea Maietta e Paolo Aliverti: ”di Il futuro dell’innovazione italiana può essere questo: esperti artigiani in collaborazione con makers in grado di sfruttare le più nuove tecnologie.”

Chi sono i Makers?
I Makers sono degli hobbisti entusiasti, che provano piacere nel costruire oggetti con le proprie mani, con la propria inventiva, la propria tecnica e la propria abilità. I makers fanno quello che gli artigiani fanno con strumenti manuali, utilizzando però strumenti digitali. Più che il prodotto finale è il processo di creazione che importa.

Cosa vuol dire essere dei maker
Essere un maker vuol dire utilizzare il concetto-strumento “ Know-How”, ovvero “sapere come fare per”.. usando conoscenze e strumenti del DIY (fai da te).

Come si diventa maker, che competenze si devono avere?
Per diventare un maker è necessaria pazienza e passione. Passione per montare, smontare, costruire “cose”. Le competenze si possono acquisire e vanno dall’ elettronica, al disegno cad, alla modellazione 3d e sopratutto all’uso di strumenti di bricolage, come seghetto alternativo o semplicemente dei cacciaviti.

Che ruolo ha la rete per i Makers
Essere Maker, significa fondamentalmente entrare a far parte di una comunità di persone con i suoi stessi interessi, che esce sempre più spesso dalla propria area di competenza grazie alla commistione del sapere che deriva dalla diversità di competenze.

Le community sono in grado non solo di fornire processi di sviluppo prodotto più rapidi,migliori e meno cari,ma spesso propongono anche strategie di marketing meno costose.

Grazie ai Makers il ruolo delle aziende più piccole ha la possibilità di cambiare. Come le start up sono i motori dell’innovazione nel mondo della tecnologia, e l’underground lo è per la nuova cultura, così anche l’energia e la creatività degli imprenditori e degli innovatori individuali possono reinventare la manifattura e creare nuovi posti di lavoro.

Quali sono le tre principali azioni che dovrebbero attuare le istituzioni per supportare lo sviluppo dei Makers
Le istituzioni dovrebbero:

  1. dare in gestione degli spazi inutilizzati, in modo da usarli come spazi di condivisione;
  2. incentivare la cultura della condivisione e dell’ opensource;
  3. promuovere lo sviluppo locale e le attività formative connesse alla cultura della fabbricazione digitale.

Si dice che i makers e le stampanti 3D siano il veicolo per riuscire ad uscire da questa crisi, e che grazie alla Fabbricazione digitale si sta attuando la terza rivoluzione industriale…
E’ un po’ esagerato dire che i makers e le stampanti 3d siano il veicolo per riuscire ad uscire dalla crisi, in realtà la terza rivoluzione industriale avviene con un cambio a livello di produzione e di realtà sociale.

Quello che è cambiato ultimamente è stata la democratizzazione dell’accesso alle macchine, che ha permesso un ritorno dai bit agli atomi. Le tecnologie di prototipazione rapida esistono da parecchio tempo, ma hanno tradizionalmente avuto costi inaccessibili alla maggior parte delle persone. Oggi, invece, una stampante 3D costa come una tradizionale stampante laser, e anche se le macchine da taglio laser e le fresatrici computerizzate conservano costi elevati esistono diversi servizi che permettono di utilizzare questi strumenti con costi molto bassi: è un po’ come prendere una fabbrica in affitto, senza farsi carico di tutti i costi di impianto ma del solo costo della realizzazione di quello che ci serve (oltre ovviamente al ricarico del fornitore).Questo ha favorito il ritorno della cultura del costruire e la diffusione del movimento dei maker.

Quanto è importante tarare un fablab alle esigenze del territorio?
E’ fondamentale tarare un Fab Lab alle esigenze del territorio, perché il FabLab nasce in quel determinato intorno locale, creando sviluppo industriale e sociale, per il fatto che incentiva la produzione a livello locale rendendo accessibili tecnologie finora in mano alla grande industria. In Italia, data l’ enorme tradizione artigiana in ogni regione, è sorto un elevato numero di FabLab per regione, e ciascuno ha la sua connotazione: per esempio quello di Faenza è basato sulla tradizione ceramica per cui hanno sviluppato stampanti 3d che utilizzano questo materiale (terra cruda) invece del consueto filamento plastico.

Come si può aumentare il tasso d’innovazione di un territorio?
Il tasso d’ innovazione di un territorio si può aumentare innanzitutto sviluppando la rete locale delle imprese artigiane; sviluppando l’incremento di spazi e laboratori come i FabLab in cui si uniscono le varie competenze fra artigiani, designer, ingegneri, architetti; incrementando la formazione; coniugando la rete locale a quella nazionale.

Sarebbe auspicabile per la Sardegna creare una rete di collegamento tra i singoli fablab sardi esistenti e nascenti (Pula, Sassari, Olbia, Nuoro, Oristano, ecc…) in modo che collaborino prima di tutto tra di loro e possano essere nodi importanti per lo sviluppo del territorio.

Che difficoltà incontrano i makers e come le risolvono?
I makers incontrano delle difficoltà nel trovare degli spazi adeguati per riunirsi e organizzare le attività; difficoltà nella reperibilità di macchine e strumentazioni, nonché di materiali; e nel trovare delle forme associative che permettano il mantenimento economico di gestione dello spazio e delle attrezzature.

Le stampanti 3D sono il simbolo di questa nuova rivoluzione industriale, quali sono le competenze necessarie per utilizzarle?
Dipende dal tipo di stampante 3d che si vuole utilizzare. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare le stampanti reprap necessitano molte più conoscenze riguardo al hardware, meccanica ed elettronica di una stampante semi-professionale , dove per esempio basterebbe caricare il filamento e avviare il software proprietario. Ovviamente stanno uscendo sul mercato delle stampanti desktop sempre più a misura di un utente medio e quindi molto semplici da usare, naturalmente non ci si potrebbe aspettare risultati eccezionali, ma anche quelli sono controbilanciati dal fatto che non si farebbe un uso professionale.

I makers “non sono soltanto” utilizzatori di stampanti 3D, quali altri strumenti utilizzano?
In realtà i “makers” sono capaci di utilizzare quasi tutti gli strumenti di tipo tradizionale tipo pinze, cacciaviti, seghetti alternativi, ecc..che servono a costruire, creare, aggiustare “cose”, e in più hanno delle competenze per quanto riguarda i software e l’ elettronica in genere, quindi utilizzano schede elettroniche, microcontrollori,leds, microprocessori, ecc..nonchè tutte le attrezzature che fanno parte di un banco da lavoro di elettronica, come saldatori e alimentatori. Il sito web“instructables” e la rivista “ Make” offrono un panorama ben chiaro degli strumenti utilizzati dai maker.

Quali risultati ha ottenuto il FabLab e quali saranno i suoi prossimi passi?
Il FabLab ha ottenuto risultati quasi inaspettati. Innanzitutto con tutto il lavoro di formazione e comunicazione svolto, ha avuto un ruolo importante nel far emergere i “ maker” sardi, facendoli diciamo per così dire “ uscire allo scoperto” e mettendoli in rete e connessione fra loro. Non dimentichiamo che la parte di collaborazione e condivisione di idee, progetti e conoscenze sono alla base della filosofia del fab lab.

La borsa “ Generazione faber” è stato un incentivo economico molto forte , senza la quale non sarebbe stato possibile far partire molti dei progetti. Non dimentichiamo che il FabLab Sardegna Ricerche è il primo FabLab “pubblico”, e forse l’ unico in Italia, e quindi esprime a livello più alto ciò che è il primo principio del Fab Lab, cioè garantire l’ accesso aperto a tutti, ed è anche per questo motivo il referente principale dei Fab Lab sardi.

Cosa vuol dire, secondo te, innovare?
Innovare vuol dire sperimentare nuove forme, materiali , tecnologie e metterle in gioco per un progetto mai testato finora con quelle caratteristiche. Ma innovare significa anche vedere la stessa cosa con un altro punto di vista, di solito gli innovatori sono dei “ visionari”.

In un “tweet” cosa consigliate a chi vuol diventare maker
Fare….. e condividere
Make It and share it!

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Chi è Francesca Mereu

Classe 1977, architetto, artista digitale e ricercatrice in Interactive Art, è PhD in Arte digitale per la Universidad Politécnica de Valencia (Spagna). Ha curato l’organizzazione e la coordinazione del FabLab Sardegna Ricerche, primo FabLab della Sardegna, affiliato alla rete della FabFoundation, nell’ anno 2014.

Ha partecipato al meeting internazionale dei FabLab 2014, Fab10, a Barcellona e all’ edizione della MakerFaire Rome 2013 come “maker” con due progetti tra cui music bracelet 1.0, che utilizza il microcontrollare Lillypad arduino.

Ha coordinato il gruppo sperimentale di visualizzazione avanzata, VLAB4D del Medialab-Prado, Centro di Cultura Digitale della cittá di Madrid (Spagna), negli anni 2010-2012. E’ promotrice della piattaforma M-artech, Donne nell’Arte, Scienza e Tecnologia, per la quale le è stato assegnato il Globo Tricolore nell’ anno 2012, riconoscimento dato alle personalità italiane distinte all’ estero.

Nel 2011 è stata Art Director di Espacio Menosuno, spazio artistico indipendente a Madrid, appartenente all’ associazione AAIM. Ha collaborato con il gruppo di Ricerca LCI ( Laboratorio di Creazione Intermedia) della UPV, Universidad Politècnica de Valencia (Spagna), con progetti relazionati alla sperimentazione e ibridazione artistica, nonché all’ uso di tecniche e tecnologie legate alla fabbricazione digitale .

Allo stesso tempo, ha partecipato come artista e ricercatrice in vari eventi congressuali come CIMUAT, Congreso Internacional de Mujeres, arte y tecnología en UPV ( Valencia, 2010) , Flossie Conference 2012 Women and software libre (Queen Mary University London, 2012); ArsIt Conference 2013 (Milano, Hangar Bicocca) e ESMA Conference (Cagliari, 2013)

Co-autrice del progetto MakerFab, presentato a Sinnova 2013 (selezionato tra i progetti di BarCamper), Coordinatrice del FabLab Sardegna Ricerche per l’anno 2014

Consulente free-lance per l’ attivazione e la coordinazione deiFabLab in territorio regionale.


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