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La Russia sovietica vista dall’Italia fascista

Creato il 05 maggio 2014 da Eastjournal @EaSTJournal

Posted 5 maggio 2014 in Russia, Russie, Slider, Storia with 1 Comment
di Fernando Orlandi

Russia Fascismo

Il fascismo italiano ha avuto diverse anime e diversi nemici dichiarati. Contrariamente a quanto si possa pensare, il principale fu indubbiamente l’americanismo e non invece il bolscevismo. Nel corso degli anni i lavori dello storico Giorgio Petracchi ci hanno fornito importanti informazioni e accurate ricostruzioni di quella particolare vicenda costituita dai rapporti tra fascismo e bolscevismo e tra Italia e Unione Sovietica.

Certo, l’anticomunismo era stato un elemento che aveva contribuito all’ascesa del fascismo, ma subito dopo la presa del potere l’atteggiamento del regime divenne altrimenti articolato, rimanendo attento nel preservare la distinzione tra ideologia comunista e stato sovietico. Nel primo discorso di Benito Mussolini alla Camera dei deputati, nel novembre 1922, quello in cui minacciava di trasformarla in un “bivacco di manipoli”, era anche presente una importante dichiarazione di politica estera: la determinazione a riconoscere de jure la Russia sovietica.

Roma fascista mantenne un rapporto, sia politico che culturale, con Mosca. Per tutti gli anni Venti e fino alla metà degli anni Trenta, giornalisti, intellettuali, scrittori, si recarono nel “paese dei Soviet” con assiduità. E l’attività editoriale sulla Russia sovietica fu tanto fiorente quanto impressionante per il numero di opere pubblicate. Forse fu il periodo del Ventesimo secolo in cui si prestò maggiore attenzione a quel paese.

Numerose furono le opere di autori italiani, altre vennero tradotte dall’estero e tante furono quelle di autori russi (la sola casa editrice Slavia pubblicò 57 volumi nella collana “Il genio russo”). Si pubblicò di tutto, anche la “Storia della rivoluzione russa” di Trotskii. Ma non la letteratura violentemente antibolscevica. Da questo punto di vista il regime esercitò un rigoroso controllo editoriale: le pubblicazioni destinate al grande pubblico, seppure anche polemiche, non erano antibolsceviche; quelle più critiche erano poche, e pubblicate in collane specialistiche dalla scarsa diffusione.

Il regime fascista, bene informato dalla sua vasta rete consolare sulle deportazioni di massa e sulla carestia che all’inizio degli anni Trenta portò alla morte milione di contadini ucraini, adottò la strategia del silenzio. Sorprendendo e indignando i diplomatici italiani, Roma non utilizzò quelle informazioni né nella propaganda interna né in quella internazionale. L’epoca d’oro fra i due regimi fu quella tra la fine degli anni Venti e il 1935 (il culmine venne raggiunto nel 1933 quando si stipulò il Patto di amicizia, non aggressione e neutralità e ci furono i colloqui tra Mussolini e Litvinov). Poi mutarono.

Queste vicende vengono affrontate nell’incontro-dibattito “La Russia sovietica vista dall’Italia fascista”, che si terrà a Trento mercoledì 7 maggio, alle ore 17,30, nella Sala degli affreschi della Biblioteca comunale (Via Roma 55). L’incontro è organizzato dal Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale. Con questo incontro prosegue il ciclo “Gli spiriti della rivoluzione. La Russia e l’Europa”.

Tags: csseo, fascismo, fernando orlandi, holodomor, Italia, Russia, storia, trento, Ucraina, unione sovietica Categories: Russia, Russie, Slider, Storia


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