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La Scelta

Creato il 07 aprile 2016 da Sunday @EliSundayAnne

Alla fine la proposta di lavoro è arrivata. Per insegnare italiano seconda lingua in una scuola internazionale.

A Lusaka, in Zambia.

zambia

Quando lessi questa e-mail ero a casa a Johannesburg e mi cadde la mandibola: io in Zambia non volevo più tornare.

Poi mi hanno telefonato e mi hanno spiegato l’offerta lavorativa nel dettaglio: cercavano un’insegnante che fosse già in Africa, inizio a metà aprile, insegnamento dell’italiano dalla scuola primaria alla scuola superiore, possibilità di fare un contratto di due anni, stipendio ottimo, casa. Un’offerta a cui non si poteva rinunciare.

Eppure…

Eppure, all’idea di tornare a Lusaka non ero felice. Nelle tre settimane in cui ero là avevo sentito che quel paese non faceva per me. C’era qualcosa che non mi faceva sentire a casa, o meglio, che non mi faceva sentire dove avrei voluto essere. almeno, non in questo momento della mia vita.

Quando mai si parte per un career change per poi ricominciare a non essere felici da un’altra parte?

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zambia

Ho chiesto due giorni di tempo. I fatidici due giorni di tempo che si chiedono quando si sa già la risposta, ma si ha bisogno di confrontarsi con le amiche, la sorella e il gatto per avere la conferma di una scelta che il cuore ha già fatto.

Vi è già successo, vero? Di parlare con un’amica dei pro e i contro di una scelta, lei vi ascolta in silenzio, e alla fine apre bocca solo per dirvi: “Ma perché ti preoccupi tanto? La scelta l’hai già fatta!”.

Quando ero in Myanmar, anni fa, un’amica di Porto Rico mi disse: “Accetta un lavoro che quando ne parli non ti venga quella faccia lì”.

Mi sono guardata allo specchio: avevo proprio quella faccia lì.

E così due giorni dopo, con i sudori freddi e il mal di testa, ho mandato l’email rifiutando l’offerta.

INVIO.

Depressione.

Tutta la mattina l’ho poi trascorsa in stato catatonico nel senso di mutismo e disperazione, cercando proposte di lavoro a Johannesburg (che non mi convincevano) e immaginando me stessa tornare in Italia a giugno, triste e inconsolabile, perché avevo rifiutato un’offerta di lavoro, e che cretina che sono, e così un’altra volta imparo a voler sempre seguire il cuore!

Stavo di nuovo sottovalutando il destino, il fatto che

Solo chiudendo la porta sbagliata si può aprire quella giusta per noi.

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Seguire l’istinto e il cuore e ascoltarsi: quanta fatica!

Ero già pronta per uscire a fare una passeggiata e rinfrescare la mente bollente di pensieri, quando ho aperto l’email per vedere se mi avevano risposto. Non c’era ancora la risposta.

Però c’era un’altra email.

“Abbiamo visto il suo curriculum, abbiamo proprio bisogno di una persona come lei alla nostra scuola. Venga per un colloquio subito dopo Pasqua.”

Dove?

A Johannesburg. Dove sta il mio cuore.

Ho cominciato a saltare per la casa, a ballare il reggae in mezzo al salotto (tanto non c’era nessuno che mi potesse vedere), a far saltare fuori lacrime di gioia mentre dicevo a Daniela al telefono “Dani, mi hanno risposto! Il destino! il coraggio! Il caso! Saturno! Le stelle!”.

Era mercoledì mattina. Mi stavo preparando per andare al colloquio e non sapevo cosa mettermi. Può una quarantenne andare a un colloquio di lavoro con jeans, maglia grigia slavata (comprata già slavata) e felpa rossa col cappuccio?
Ma io non sono da camicetta.

“Jane, do you think I’m ok if I go to the interview dressed like this?”, ho chiesto alla nostra splendida governante, una sudafricana simpaticissima che viene da Alexandra Township, uno dei ghetti più duri di Johannesburg.

“Yes, Lizzy. Because this is you.”

Questa sono io.

maboneng johannesburg

Mi hanno presa.

E non solo per insegnare italiano (part-time), ma anche yoga. E magari anche qualcos’altro.

Perché questa sono io. Io con la mia felpa, i miei jeans slavati e tutto ciò che sono e che so fare. Io, il mio sorriso e il mio curriculum vitae pieno di esperienze, di viaggi, di corsi e di vita.

Cos’altro avrei dovuto indossare?

Ora verrà la parte più difficile: fare tutti i documenti necessari per ottenere il Critical skills work permit, e sperare di ottenerlo.

Non so cosa succederà. Da qualche parte bisogna pur iniziare.

Da oggi in poi non ne parlerò più e aspetto che il destino faccia il suo corso. Non chiedetemi niente. Non parlo.

Non ho aspettative: quello che deve succedere, succederà.

Io ho fatto la mia parte: seguire ciò che il cuore mi diceva, andare dove ero felice. Se poi riesco a restare, bene. Se non ci riuscirò, troverò un altro modo – mica demordo, io.

Intanto, però, ho dato una spinta al destino.

La spinta giusta: quella dettata dall’istinto e dal cuore.

E’ quella la scelta da fare.

Sempre.

cambiare vita sudafrica

(la felpa durante il colloquio non l’ho tolta affinché non si vedesse questa maglietta slavata)


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