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La scienza scopre la rete capitalista che controlla l’economia globale

Creato il 22 ottobre 2011 da Coriintempesta

da: Newscientist.com

Mentre in questa settimana le proteste contro il potere finanziario spazzano il mondo, la scienza sembra confermare i peggiori incubi dei contestatori. Una analisi delle relazioni che intercorrono fra 43.000 corporation transnazionali ha identificato un gruppo relativamente piccolo di aziende, soprattutto banche, che detengono un potere sproporzionato sull’economia globale.

I presupposti di questi studi hanno raccolto alcune critiche, ma degli analisti di sistemi complessi contattati da New Scientist hanno detto che si tratta di un lavoro specialistico volto a dipanare le maglie del controllo sull’economia globale. Hanno anche affermato che lo spingere ancora più avanti tale analisi potrebbe contribuire ad identificare i modi per rendere più stabile il capitalismo mondiale.

L’idea che pochi banchieri controllino un pezzo così grande dell’economia mondiale potrebbe non suonare così nuova per il movimento Occupy Wall Street di New York e per i contestatori di altre città e nel mondo. Invece, questa ricerca condotta da un trio di teorici di sistemi complessi che operano presso lo Swiss Federal Institute of Technology di Zurigo, è il primo lavoro che va oltre le ideologie, per identificare in modo empirico una tale rete di potere.

L’analisi combina formule matematiche collaudate con dati aziendali esaurienti, per mappare nel complesso le proprietà delle corporation transnazionali (TNC).

«La realtà è così complessadobbiamo muoverci lontano dai dogmi relativi, se si tratti di teorie cospirazioniste o di libero mercato», così dice James Glattfelder. «La nostra analisi si basa sulla realtà».

Studi precedenti avevano rilevato che un piccolo gruppo di TNC possedeva grandi pezzi dell’economia mondiale, ma tali studi avevano analizzato solo un piccolo gruppo di aziende e ne avevano omesso la componente di proprietà indiretta, perciò non avevano potuto determinare quanto queste aziende influissero sull’economia mondiale – e se la rendessero più stabile o meno stabile, per esempio.

Il gruppo di Zurigo invece può farlo: il team ha estratto da Orbis 2007 – un database relativo a 37 milioni fra aziende ed investitori di tutto il mondo – tutte le 43.060 TNC e le proprietà incrociate che condividono.

Quindi hanno costruito un modello di chi controlli chi attraverso un reticolo azionario e lo hanno abbinato agli utili aziendali ed alla fine hanno mappato la struttura del potere economico.

Il lavoro, che sarà pubblicato su PloS One, ha individuato un nucleo centrale di 1.318 aziende che sono collegate ad almeno altre 2 o 3 aziende, ma che di media sono collegate a circa 20 aziende. Quello che è più indicativo è che, benchè questo nucleo centrale raccolga il 20% di tutti gli utili mondiali, i 1.318 sembrano possedere nel loro insieme azionario la maggioranza della proprietà mobiliare mondiale e dell’industria manifatturiera mondiale – cioè della «vera economia» – il che aggiunge utili per un ulteriore 60% di tutti gli utili mondiali.

Quando gli studiosi hanno ulteriormente dipanato il groviglio delle proprietà, hanno scoperto che la maggioranza della proprietà risaliva ad una «entità superiore» data da 147 aziende ancora più strettamente legate fra loro – la cui proprietà era a sua volta totalmente nelle mani di altri membri della stessa «entità superiore» – entità superiore che controlla il 40% di tutta la ricchezza di tale rete economica.

Dice Glattfelder: «In effetti, questo gruppo che non raggiunge neanchel1% delle aziende mondiali è in grado di controllare il 40% dellintera rete economica mondiale». La maggior parte sono istituzioni finanziarie e le Top 20 includono: Barclays Bank, JPMorgan Chase & Co, e The Goldman Sachs Group.

La scienza scopre la rete capitalista che controlla l’economia globale

Le 1318 corporation transnazionali che rappresentano il cuore dell'economia

L’esperto di macroeconomia John Driffill dell’University of London, sostiene che il valore di questa ricerca non sia tanto quello di mostrare come un piccolo gruppo di persone controlli l’economia del mondo, ma consista nelle indicazioni che fornisce sulla stabilità economica.

La squadra di Zurigo afferma che la concentrazione del potere non è in se nè buona nè cattiva, mentre le interconnessioni del nucleo centrale lo possono essere. Nel 2008 il mondo ha imparato che tali reti sono instabili. «Se unazienda è in difficoltà», ha detto Glattfelder, «la difficoltà si propaga».

«È sconcertante vedere quanto nella realtà le cose siano connesse», così concorda George Sugihara  della Scripps Institution of Oceanography in La Jolla, California – un esperto di sistemi complessi che è consulente della Deutsche Bank.

Yaneer Bar-Yam, capo del New England Complex Systems Institute (NECSI) mette in guardia che nell’analisi si presume che proprietà equivalga a controllo, cosa che non è sempre vera. La maggior parte dei titoli azionari sono nelle mani di gestori di fondi che possono o meno controllare le aziende delle quali detengono in parte la proprietà. Come questo influisca sul comportamento del sistema richiede ulteriori analisi.

Aspetto cruciale è che grazie all’identificazione dell’architettura del potere economico globale, questa analisi può aiutare a renderlo ancora più stabile. Identificando i punti vulnerabili del sistema, gli economisti potranno suggerire misure per prevenire che futuri crolli si diffondano per tutto il sistema economico.

Glattfelder afferma che per limitare le eccessive interconnessioni fra TNC, si potrebbe avere bisogno di regole anti-trust globali, mentre ora ne esistono solo a livello nazionale. Bar-Yam sostiene che l’analisi suggerisca una possibile soluzione: per contenere il rischio, le imprese dovrebbero essere tassate per eccesso di interconnessioni.

Una cosa però sembra non coincidere con alcune delle affermazioni dei contestatori: questa entità superiore non sembra essere il risultato di una deliberata cospirazione per governare il mondo. Dice Sugihara: «In natura, simili strutture sono comuni».

In qualsiasi sistema, i nuovi entrati si connettono preferibilmente ad elementi già altamente interconnessi. Le TNC comprano azioni fra di loro per motivi di affari, non per dominare il mondo. Se l’interconnessione determina dei gruppi, così avviene per la ricchezza, dice Dan Braha del NECSI: «In modelli analoghi, il denaro fluisce verso i membri con maggiori connessioni».

FONTE: Penny Guide



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