La seconda volta

Creato il 02 agosto 2011 da Ilpescatorediperle
E' un periodo in cui non ho molta voglia di vedere film nuovi. Mi accontento (no, mi compiaccio) di vederne di già visti. E' che mi aggrada il ritorno al giàvistogiàsentito, specie se è molto ben riuscito, o ha senso per me (le due cose non vanno sempre di pari passo, come è giusto che sia). Sono monotono? Mi allevo una forma di autismo?Non voglio cercare una giustificazione "alta" a quella che, a tutti gli effetti, è solo calura e pigrizia. Questo però mi fa venire in mente un po' di suggestioni legate alla seconda volta. Penso ai libri, ad esempio. Mi dispiaccio per quelli che non leggerò mai. Ancor più per quelli che non rileggerò. La prima lettura può essere passione, desiderio, tensione verso il come andrà a finire. Ma è la seconda lettura quella veramente bella, paradossalmente unica, irripetibile. Il freno della trama si allenta, per  lasciare spazio ai dettagli, per notare raffinatezze o libertà, trucchi del mestierie, battute sottili non afferrate. La seconda volta, la ri-lettura, la re-visione, non hanno nulla a che vedere con un ri-petere. Sono quasi una ri-creazione.Questo perché il pensare, di per sé è ri-pensare (e tralascio citazioni, e tralascio il tedesco che dice meglio e altre amenità), pensar dopo e pensar di nuovo. Dopo la battuta d'arresto dell'attimo, il colpo d'occhio dell'esperienza che sfugge, lavoriamo in fin dei conti per ricordi, avanzi, scampoli. E' un ri-vivere, in fin dei conti.
Vale anche per il vivere (perché, fino ad ora di che si parlava?). Iris Murdoch diceva che spesso, nella vita morale, le cose si fanno la seconda volta. Non serve mettere in campo second chance, discese ardite e risalite. E' così ogni giorno. Ed è vero anche per quelle seconde volte che talvolta è un bene non avere: "se non avessi detto quella cosa", "se non avessi fatto quel gesto", per certuni "se non avessi usato quella preposizione articolata". Forse, ora.Ci sono poi esperienze la cui prima volta non è proprio un granché, ma è la seconda quella che conta (o quantomeno quella da cui si inizia a contare, se conto c'è).La retorica della seconda opportunità è appunto tale se iscritta nell'ipotesi forzata della conversione. La seconda volta deve, per forza di cose, "imparare dagli errori" della prima. Se non c'è resurrezione, se la seconda volta non è seconda vita, non è. Ma le cose non stanno davvero così. Si fa e si rifà anche perché non c'è altro da fare: si va a tentoni, a tentativi ("provando e riprovando", era il motto dell'Accademia del Cimento, non a caso). Spesso la "scelta" non c'entra.
Ma forse è proprio questo che si può apprezzare: che in questo provare e riprovare venga alla luce una sorta di saggezza minima, quella per cui, prova che ti riprova, qualcosa comunque la si ha più chiara. Anche senza passare dalla strada all'attico, dalle stalle alle stelle - e ritorno.Tante volte, invece, la seconda volta è impossibile. Come diceva un film, uno dei film da rivedere:"Questa era soltanto la prima settimana di prove.""Il problema è che non ce ne sarà una seconda."Tante volte è la seconda volta il vero fiore non colto.
da TEMPI FRU FRU http://www.tempifrufru.blogspot.com

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