Altro film degno di essere menzionato è “La settima stanza” che propone la vita di Benedetta Edith Stein. Nel 1922 Edith, ebrea, si converte al cattolicesimo. È una professoressa di filosofia ed insegna nell'Università di Breslavia. Edith informa la mamma della sua conversione. La mamma lo accoglie come un tradimento e, stracciandosi parte delle vesti la rinnega come figlia. Edith ha un rapporto piuttosto burrascoso con un suo collega, professore di filosofia che l'ama profondamente. Egli vorrebbe carpirle un bacio, ma Edith non ci sta e nella colluttazione, perde la Croce dorata che portava al collo. Dopo tale reazione, Franz, il professore, non lascia occasione per provocarla con le parole. Le dice che la sua conversione è una semplice farsa e che la sua non è altro che una ricerca di potere. Le leggi razziali emanate da Hitler si fanno sempre più penose e restrittive e costringono la famiglia Stein a smembrarsi. Edith assiste involontariamente ad un dialogo fra due professori dell'università: uno di questi racconta che è costretto a divorziare dalla moglie perché ebrea. Questa, a causa delle leggi razziali è obbligata a partire per i campi di sterminio. Edith esce dall'ombra e rivolgendosi al professore, gli manda i saluti per la moglie. Anche Edith subisce l'effetto delle leggi e viene licenziata dal Rettore dell'università, il quale si mostra assai dispiaciuto e l'indirizza al professor Franz che ha ottenuto un posto proprio nel governo. Edith accetta l'invito e il suo destino s'incrocia nuovamente con quello del professore. Egli non può fare molto per lei se non consigliarle di lasciare la Germania. Edith sorprende con le sue risposte: “Non mi sono mai schierata dalla parte del potere: la Germania è la mia Patria e non la lascerò.”
Altro film degno di essere menzionato è “La settima stanza” che propone la vita di Benedetta Edith Stein. Nel 1922 Edith, ebrea, si converte al cattolicesimo. È una professoressa di filosofia ed insegna nell'Università di Breslavia. Edith informa la mamma della sua conversione. La mamma lo accoglie come un tradimento e, stracciandosi parte delle vesti la rinnega come figlia. Edith ha un rapporto piuttosto burrascoso con un suo collega, professore di filosofia che l'ama profondamente. Egli vorrebbe carpirle un bacio, ma Edith non ci sta e nella colluttazione, perde la Croce dorata che portava al collo. Dopo tale reazione, Franz, il professore, non lascia occasione per provocarla con le parole. Le dice che la sua conversione è una semplice farsa e che la sua non è altro che una ricerca di potere. Le leggi razziali emanate da Hitler si fanno sempre più penose e restrittive e costringono la famiglia Stein a smembrarsi. Edith assiste involontariamente ad un dialogo fra due professori dell'università: uno di questi racconta che è costretto a divorziare dalla moglie perché ebrea. Questa, a causa delle leggi razziali è obbligata a partire per i campi di sterminio. Edith esce dall'ombra e rivolgendosi al professore, gli manda i saluti per la moglie. Anche Edith subisce l'effetto delle leggi e viene licenziata dal Rettore dell'università, il quale si mostra assai dispiaciuto e l'indirizza al professor Franz che ha ottenuto un posto proprio nel governo. Edith accetta l'invito e il suo destino s'incrocia nuovamente con quello del professore. Egli non può fare molto per lei se non consigliarle di lasciare la Germania. Edith sorprende con le sue risposte: “Non mi sono mai schierata dalla parte del potere: la Germania è la mia Patria e non la lascerò.”