Se Kakà non va bene, figurarsi Cacau. Che è brasiliano naturalizzato tedesco ma ha un nome che sembra l’esclamazione di una coppia di neogenitori siculi felici perché il loro pupo ha finalmente sganciato i primi prodotti del suo sistema digerente. Cacau! E siamo tutti contenti, finché lo fa un bimbo è così. Poi crescendo, le cose sporche diventano sempre meno tollerate in pubblico. E in effetti in pubblico non si può tollerare che Cacau giochi a calcio.
Da nove anni se ne sta parcheggiato a Stoccarda, perché lì ha trovato evidentemente servizi igienici con tutti i comfort. Il che spiegherebbe tra l’altro anche il motivo per cui c’era andato a giocare Molinaro, che alla Juve aveva la faccia perennemente solcata dal piagnucolio di uno stitico. Purtroppo ancora non erano arrivate le scorte di prugne dai campi di Giaccherini.
Così, perlomeno, senza Cacau la Germania può sfoggiare in attacco tre veri crucchi. Due polacchi e uno spagnolo. E le caccole di Loew.
Giorgio Caccamo
@giorgiocaccamo