La sindrome dell'influenza

Creato il 08 maggio 2013 da Eymerich

Dal 6 Aprile 2013 fino al 23 Febbraio 2014 in mostra a Milano la sesta edizione del Triennale Design Museum.
La storia del design si dispiega davanti a noi attraverso le sue contaminazioni ed influenze. Ventidue designer collaborano per la creazione di una mostra ad alto livello interpretativo, che fa emergere la posizione del design italiano nel mondo come elemento di riferimento a cui guardare su scala mondiale, ma anche come frutto di uno sguardo proiettato sempre all'esterno.
L'esposizione, curata da Pierluigi Nicolin, risulta interessante già dal titolo, la sindrome infatti rimanda al mondo della malattia, all'idea della propagazione, della diffusione e quindi della contaminazione. Egli agisce come un direttore d'orchestra organizzando l'esposizione ed i lavori dei partecipanti in tre aree, riprendendo lo schema ritmico tripartito ABA' come nei più grandi capolavori di Mozart e Beethoven. La prima sezione è dedicata ai maestri del design italiano, coloro che prendendo spunto dal contesto in cui erano immersi hanno saputo portare una ventata di modernizzazione nel design del secondo Dopoguerra. Queste personalità sono rilette ed interpretate sulla base delle differenti approcci dai giovani progettisti, i quali vi si accostano tal volta con sguardo oggettivo evidenziandone pregi e difetti, tal volta in modo emotivo ed anche estremamente coinvolto. Particolarmente interessante risulta sicuramente la rilettura di Vico Magistretti ad opera di Paolo Ulian, elementi della quotidianità e della produzione seriale, attraverso l'uso della luce proiettano sulle pareti candide i must della produzione del maestro, così viene interpretato il differente sguardo nei confronti del reale, la ricerca di nuovi modi d'uso, di nuove possibilità. Altra interpretazione particolarmente coinvolgente ed azzeccata, a mio parere, è quella proposta da Lorenzo Damiani riguardante i fratelli Castiglioni. L'oggetto diventa il protagonista della scena, differenti sedute sono disposte nello spazio, ognuna si presta ad interagire con il pubblico, ognuna è accompagnata da una scatoletta che raccoglie la storia dell'oggetto, ma non solo dal punto di vista materiale, dimensionale o produttivo. In queste cassette sono raccolti gli spunti, le immagini e tutto l'iter progettuale-artistico che le ha prodotte, è come entrare nella mente dei fratelli Castiglioni per poter guardare questi oggetti con altri occhi. Abbastanza deludenti, a mio parere, sono state invece le interpretazioni di Ponti ad opera di Martino Gamper e di Marco Ferreri su Albini. La prima basa tutta l'istallazione sull'esperienza personale del progettista, che vede in Ponti un'importante influenza a livello personale. Tuttavia la scelta di incentrare tutta la lettura di un maestro del calibro di Ponti attraverso due sole architetture che assumono una valenza nei ricordi di Gamper bambino, l'hotel Paradiso, e di Gamper progettista, l'hotel parco dei Principi, mi sembra limitativa per una figura che ha lasciato un segno così profondo nel design italiano. Per quanto riguarda la lettura di Albini, sinceramente trovo estremamente alta la citazione dell'esposizione di Palazzo Bianco alla quale riporta il basamento progettato per il frammento del monumento funebre alla regina Margherita di Brabante, ma anche molto riduttiva; tanto che l'esposizione sembra spoglia e vuota.

La seconda parte invece riguarda la distruzione creatrice. A tal proposito Nicolin dice: "qui finisce la storia delle idee per fare spazio a una fiducia nella cultura di massa, nei modelli di crescita industriale, nella moltiplicazione dei generi di consumo [...] Tornando a interrogare che ha vissuto quel periodo, anni in cui il design si è trasformato nelle mani dei brand, senza alcun rispetto per ecologia e sostenibilità, diventando una forma di produzione delle forme." Sono gli anni del radical, della distruzione di tutto per poter costruire di nuovo. Questo caos è reso decisamente bene attraverso l'allestimento. Si entra infatti in un ambiente dove tutti gli oggetti sono disposti senza etichette, accostati a video dove i progettisti vengono intervistati, tuttavia le voci si sommano nello spazio ed attraverso un gioco di doppi specchi questi oggetti si moltiplicano all'infinito, la dimensione si perde ed il tempo con essa.
L'ultima sezione è dedicata alle aziende italiane che hanno cominciato la loro storia come piccole imprese artigianali e sono cresciute fino a diventare brand conosciuti a livello internazionale. Così si riprende la prima parte attraverso i promotori e scopritori del design contemporaneo. Vari progettisti interpretano i maggiori brand, ricreando piccoli mondi, fatti di oggetti, segni, immaginari all'interno di grandi scatole bianche. Sicuramente da non perdere sono le istallazioni di Alessi realizzata da Alessandro Mendini, che ricrea un mondo futuristico fatto degli oggetti stessi del brand mostrando come questi propaghino in tutto il mondo, insieme a quella di Flos progettata da Ron Gilard, dove le miniature delle lampade di produzione del brand siedono a tavola, come in un pranzo mentre la scena cambia continuamente attraverso l'illuminazione a turno delle differenti lampade.
Questa sesta edizione, seppur un po' tradizionale dal punto di vista dell'allestimento spaziale, si svolge infatti per successione di micro-ambienti, è sicuramente un'interessante lettura della storia del design italiano e un auspicio alla ripresa, in un periodo di crisi, che riparta dal made in Italy e dalla storia stessa del design come frutto e generatore di influenze.
Per informazioni su orari e costi:
http://www.triennale.it/it/mostre/future/2323-vi-triennale-design-museum-la-sindrome-dellinfluenza