Magazine Diario personale

La sindrome della caffettiera

Da Il Gazzettino Del Bel Mondo

duaAlcuni scritti volanti di Flavio Rossi hanno una velocità di sintesi iconica tale da doverli cogliere al volo. Facebook è tremendo, perché poi nasconde attraverso il tempo, disperdendo. Allora abbiamo chiesto a Flavio di passarci questo frammento, tanto da fissarlo sul nostro Gazzettino. Ancora grazie! 

Non so se siate mai stati affetti dalla sindrome della caffettiera. A me, stamani, è venuto un attacco, l’ennesimo. Intuita da Sant’Agostino ancor prima dell’invenzione del caffè, pare che tale sindrome sia il risultato di un temporaneo sfasamento tra tempo interiore e tempo fisico, per cui anche il semplice gesto quotidiano di preparare la bevanda a tratti si fa ontologicamente complicato. Ecco, oggi ho dovuto fare ben tre caffettiere prima di riuscire a berne uno. Mi spiego. E’ risaputo che per ottenere un caffè è necessario portare l’acqua al punto di ebollizione. Ebbene, il tempo che trascorre tra l’accensione del gas e l’atteso borbottio della caffettiera mi è parso talmente dilatato che per ben due volte mi son persuaso di non aver messo l’acqua nella caffettiera. Che faccio, allora? Verifico e rischio l’ustione. Tra sibili e sbuffi di vapore metto la Bialetti sotto l’acqua corrente, svito il marchingegno, e constato che l’acqua l’avevo messa. A dispetto dell’evidenza mi convinco che sia colpa della mia fida due tazze. Metto su l’altra caffettiera, quella da tre, da anni inutilizzata. Anche in questo caso la mia percezione del tempo è talmente sfalsata rispetto al tempo che di norma l’acqua impiega a bollire al livello del mare che mi convinco d’essere vittima di un sortilegio. L’attesa si fa eterna. Non fa per me. Mi impongo di non rinunciare al caffè mattutino. Alzo la fiamma fino a raggiungere una temperatura ossiacetilenica e, finalmente – sarà un attimo, percepisco il caratteristico aroma del caffè cattivo. Nuovamente in sincrono, tracanno il fiele mattutino. Com’è risaputo sono una persona dolce, comprensiva, paziente e amante della compagnia, ma ho disdetto gli impegni presi per oggi. La giornata è trascorsa oramai. Rapida, operosa quanto inutile. Non posso sapere come andrà domani ma, contemplando il fondo del barattolo del caffè vuoto, presagisco che prenderò l’espresso al bar. (Flavio Rossi)



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