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La sindrome di “Shining”

Creato il 05 aprile 2016 da Marvigar4

shining

Esistono varie manie compulsive ed ossessive, ma ce n’è una che non viene riportata sui manuali diagnostici e statistici così come l’ho battezzata io. Ricordate Shining il film di Stanley Kubrick del 1980? In una delle più famose scene Wendy, la moglie del protagonista Jack, interpretato da Jack Nicholson, s’accorge che il marito sta ripetendo ossessivamente la stessa frase con la macchina da scrivere dopo aver scritto altre pagine del suo romanzo, come se a un certo punto qualcosa l’avesse interrotto impedendogli di proseguire nel suo lavoro. Si può dire che la sindrome di Shining coglie gli scrittori o i giornalisti quando si arrestano, non hanno più evoluzioni nella propria scrittura, specie se indotti da un evento traumatico o da un autentico calo performativo dovuto a stress o a noia. In alcuni casi questo arresto, che si traduce in una ossessione verso un tema, uno stile, un vocabolario ricorrente, blocca completamente la creatività, in altri è l’epilogo logico di un’assoluta mancanza di talento dello scrittore, o del giornalista. Nell’originale in inglese, la frase ripetuta da Jack era “All work and no play makes Jack a dull boy” (Solo lavoro e niente gioco rendono Jack un ragazzo noioso), a sintetizzare una condizione di reiterazione, tipica del lavoro, che annulla l’estro dell’individuo fino a farlo diventare una macchina che ripete le stesse operazioni e, nel caso di uno scrittore, la stessa frase. Molti sono gli scrittori, i giornalisti, o aspiranti tali, che vengono risucchiati dalla “catena di montaggio”, perdono quel poco o quel tanto di inventiva posseduta finendo per replicare gli stessi concetti, gli stessi argomenti, lo stesso genere, la stessa scrittura. Si fermano, forse perché non avevano mai avuto niente da dire, o forse perché la gioia della composizione s’è smarrita sotto il peso di un dovere indotto o autoimposto. Tutti questi non sanno più che “il mattino ha l’oro in bocca” (la frase battuta a macchina da Jack nella versione in italiano), o non l’hanno mai saputo, illusi di poter oltrepassare la notte destandosi in un’alba piena di luce e di speranza…

Una curiosità, Kubrick fece girare la stessa scena cinque volte usando cinque frasi diverse, quelle in inglese e in italiano le ho citate, le rimanenti tre sono in tedesco (Was Du heute kannst besorgen, das verschiebe nicht auf Morgen, “Ciò che si può fare oggi, non rimandarlo a domani), in spagnolo (No por mucho madrugar amanece más temprano, “Non importa quanto presto ti alzi, l’alba non spunterà prima) e in francese (Un «Tiens» vaut mieux que deux «Tu l’auras», “Un «Tieni» vale più di due «L’avrai»).

Marco Vignolo Gargini


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