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La sinistra che (non) prende il caffè

Creato il 28 maggio 2018 da Scioui
La sinistra che (non) prende il caffèFonte: http://www.rosmarinonews.it/wp-content/uploads/2013/02/tazzine-caffe.jpg

Come faccio sempre, appena sceso dal treno direzione casa, mi fermo a prendere un caffè. Questa volta, però, ho deciso di “rompere” la mia personalissima tradizione di andare al bar della stazione, optando per un altro sempre nei paraggi, perché anche pasticceria. Avevo voglia di caffè e dolce: di questi, ne ho preso uno cocco e cioccolato. Era proprio quello che ci voleva, prima di prendere la macchina e farsi quei 20 minuti di macchina che ti riportano nel focolare domestico. È il destino di chi vive in aree del Paese in cui il trasporto ferroviario è stato soppresso (per approfondire: Ferrovia Velletri – Sezze – Terracina), lasciando spazio al sistema su gomma, tutt’altro che efficiente e sufficientemente attrezzato per soddisfare le esigenze di una parte del Lazio ricchissima di pendolarismo, soprattutto verso la capitale. Tornavo, per l’ennesima volta, dall’Università. Il caffè post – treno è un toccasana fantastico, che ti restituisce parte di quelle energie che hai speso nel corso della giornata. È utile ricordarlo: il mondo universitario è bellissimo, ma ti chiede anche tanto. Per i pendolari, spesso le giornate iniziano la mattina presto – ancor prima dell’inizio delle lezioni – e finiscono tardi. Non sei stipendiato come un qualsiasi lavoro, ma è un percorso dignitoso e necessario se vuoi introdurti in quel mondo e svolgere un impiego attinente ai tuoi studi e alle tue passioni (o almeno così dovrebbe essere).

Come dicevo, oggi ho cambiato locale per prendere un caffè. Avevo appena svuotato la tazzina e mangiato il pasticcino. Nel mentre che pagavo, è entrato un altro cliente, che molto probabilmente era anche un amico dell’esercente, visto il tono confidenziale con cui parlavano tra loro. Dopo la decisione di Mattarella di non accettare Savona al Ministero dell’Economia, facendo saltare definitivamente il Governo M5S – Lega, l’oggetto del discorso non poteva che essere questo. Devo dire che, fin da ieri, dal momento in cui è avvenuto il fatto, ho avuto modo di confrontarmi con tante persone che vedevano nella decisione del Presidente della Repubblica un attentato alla Costituzione, un “Colpo di Stato” (o “Golpe”, per gli amanti del genere “essere fighi”). In quel momento, dopo una giornata bella piena, tra lezione, attività di gruppo, treno andata e ritorno più macchina, ho sperato che quel breve momento di relax continuasse ad essere tale, “corroborato” dal cliente o dall’esercente che spiegasse l’uno all’altro la bontà di quel gesto, casomai ricordando cosa prevede la Costituzione sulle prerogative del Capo dello Stato. Speranza sfumata nel giro di un istante. Erano d’accordo entrambi: colpo di Stato, serve la Rivoluzione, i poteri forti hanno vinto anche stavolta. Ero tentato di intervenire, di inserirmi nella conversazione per provare a spiegare, ma alla fine ho deciso di non agire. Molto probabilmente, oltre alla stanchezza, hanno contribuito alcuni miei “pregiudizi”, frutto di dibattiti con persone più grandi di te: mi avrebbero etichettato come “un ragazzo troppo giovane” (27 anni quest’anno, però vabbè…), che quanto gli avrei esposto altro non era ciò in cui “i poteri forti volevano farmi credere”. Più in generale, non sarebbero probabilmente bastati quei 5 – 10 minuti di conversazione per far loro cambiare idea. Forse ho cominciato a perdere la speranza nel genere umano: troppe volte, in questi ultimissimi anni, ho assistito ad un processo di “lobotomizzazione” delle persone, che sempre più spesso cadono e credono in ragionamenti troppo semplicistici, rifiutando invece a priori quelli che intendono approfondire. Non sarebbe servito spiegare l’art.92 della Costituzione o i precedenti in cui, senza particolari polemiche, il Capo dello Stato ha deciso di non accettare alcuni nomi per ricoprire determinati Ministeri. Allora capisci che in questo Paese, se ne sai più di altri, sei semplicemente un acculturato che non comprende i problemi quotidiani: al massimo capiterà che persone che disquisiscono sulla Costituzione senza averla mai letta e studiata, andranno dall’avvocato per fare un dispetto al vicino di casa. Il 4 marzo è il frutto anche di questo fenomeno: i libri di diritto vengono superati dalla rabbia e dall’indignazione, che di fatto andranno ad incidere sul voto. Eppure, da quella chiacchiera da bar, da cui si è salvato il caffè che ho bevuto, c’è un elemento “costruttivo”, uno spunto da cui ripartire. Mentre camminavo verso la macchina, infatti, mi è venuto in mente che le destre e il M5S hanno vinto nei luoghi di tutti i giorni: ristoranti, bar etc. Troppo spesso, infatti, in questi locali ho visto televisioni che si concentravano su programmi molto vicini ai sovranisti, alle politiche anti-immigrazione e all’odio verso l’Europa delle banche; difficilmente, nelle tante chiacchiere da bar, ho avuto la fortuna di ascoltare posizioni moderate. Oggi sono giunto ad una conclusione, arrivata decisamente fuori tempo massimo: la sinistra ha perso nei luoghi della quotidianità, non ha saputo stimolare la politica “semplice”, quella del militante di partito che va a prendersi un caffè e (appunto) semplicemente parla ma non raccoglie voti. Si creano così dei “vuoti”, prontamente colmati dalle destre, che poi capitalizzano nelle urne.

Allora, se vogliamo riprendere a marciare, è necessario riappropriarsi di questi posti: casa per casa, strada per strada e giorno per giorno.


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