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La stagione dei balordi

Creato il 04 aprile 2016 da Speradisole

LA STAGIONE DEI BALORDI

casaleggio
Abbiamo avuto la stagione dei balenghi, ma adesso è cominciata quella dei balordi veri. L’elenco è lungo. Potremmo cominciare dalle due candidate a sindaco di Roma, la Raggi e la Meloni. La prima, come si sa, è portata dai pentastellati, la seconda da un po’ di fascisti e da Salvini (più che altro per fare un dispetto all’anziano Berlusconi che aveva scovato Bertolaso).

Per carità, si tratta di due signore (una anche incinta) per cui ci vuole un attimo a essere accusati di maschilismo. Però, si potrebbero evitare le elezioni e scegliere a sorte fra una decina di casalinghe. La Raggi, che almeno è carina, non ha mai amministrato nemmeno se stessa, credo. Stava in un ufficio legale a fare fotocopie e a istruire qualche pratica. E la banda di Beppe il matto la vuole mandare (con una certa probabilità) a governare la città più incasinata d’Italia? Oppure si pensa che la Raggi ci mette la faccia e Casaleggio la testa?

Casaleggio, quello che vuole chiudere tutte le macellerie, si diventa vegani, tutti. Ma si chiudono anche le fabbriche di auto perché si va in bicicletta o a piedi. I corrotti verranno esposti in gabbie sistemate sulle tangenziali, dove peraltro non passerà mai nessuno perché le auto saranno state abolite. In compenso tutti, ma proprio tutti, per vivere in questo paradiso riceveranno dallo Stato circa 700 euro al mese. Non una cifra, ma sono gratis. E poi non ci sarà quasi niente da comprare: qualche carciofo e un po’ di lattuga.

Questo Casaleggio, peraltro, è la stessa persona che sta dietro a Beppe il matto e che quasi certamente gli fa da regista. E’ lui che ormai ha espulso quasi un terzo degli onorevoli eletti nelle liste dei 5 stelle. Erano stati eletti dal popolo? E scelti personalmente da Casaleggio? Sì, ma cosa vuol dire? Lui ha cambiato opinione e loro volano fuori dal movimento come bucce di banana. In avvenire, comunque, visto che la cosa si ripeterà, ai futuri onorevoli sarà chiesto di versare prima 150 mila euro nelle casse del movimento. Così, se uno cambia opinione, ai 5 stelle restano  almeno i soldi. Questa cosa è contro ogni tradizione politica e anche contro la Costituzione. Ma che cosa importa? Tutto il movimento si muove largamente al di fuori dalla legge (mai fatto un congresso, i gruppi dirigenti si sono autonominati, non esiste un bilancio, ecc.).

Questa poltiglia demenziale, comunque, è quello che sta dietro ai bei sorrisi della signora Raggi: un misto fra goliardia anni Cinquanta, new age, decrescita felice e baraccone per il tiro a segno. Si sente anche un certo odore di minestrone.

E l’altra candidata, la combattente Meloni? In questo caso non si può dire niente perché lei è il niente. Ha quattro idee (sbagliate) sul fascismo, non ha mai amministrato niente e nemmeno sa da dove si potrebbe cominciare. Fra i suoi fan i picchiatori di Casa Pound e Matteo Salvini. Un tizio, invece, molto mobile. Eletto nel primo parlamento padano di Bossi in rappresentanza dei “comunisti padani” (cinque in tutto), oggi è famoso per avere le posizioni politiche più demenziali d’Italia insieme a una fabbricazione di felpe infinita. Vuole cacciare via gli  immigrati (forse vuole anche sparargli, ogni tanto, alla domenica ad esempio). Per i rom, lasciassero fare a lui, pur non avendo mai lavorato un solo giorno nella sua vita, salirebbe su una ruspa e farebbe piazza pulita, definitivamente. Sulle questioni più serie, spesso è per uscire dall’euro (quasi sempre), da anni promette che abolirà la legge Fornero, il trattato di Maastricht, l’Europa e forse anche l’Onu. Il suo vero essere, cioè, è quello dell’abolitore. La Meloni, grosso modo, la pensa come lui.

Anche in questo caso, poltiglia insieme a un certo odore di minestrone casalingo, di cose imparate nei social network e ascoltando qualche vecchia zia.

Comunque, queste due signore sono state lanciate alla conquista della città di Roma: la politica italiana è questa cosa qui. E’ persino imbarazzante parlarne.

Lascio perdere quei poveri rancorosi, confusi, incerti persino sulla propria esistenza della minoranza dem. Non ne vale proprio la pena. Sono pezzi di antiquariato rimasti fra di noi, come delle vecchie Lambrette. Chi vuole può  anche farci un giro, ma meglio che si porti in tasca i soldi del taxi, non si sa mai.

Allora, chiudiamo tutto e andiamo a casa, visto che anche il capitalismo è morto?

No. C’è un’Italia che cerca di funzionare, che pronuncia ancora frasi con un soggetto, un verbo e un oggetto. Che difende la nostra scelta europea (i trattati istitutivi furono firmati a Roma, pensate un po’). Che non si rassegna a vedere tutto che va in vacca.

E, in provincia, ci sono anche degli imprenditori che tentano, contro ogni legge fisica, di stare al passo dei tempi, di essere piccoli ma multinazionali. E poi c’è il magico Sergio Marchionne, uno capace di fare tutto. Anche di salvare la Fiat un paio di volte e di farla diventare addirittura più grande.

Insomma, non siamo finiti. Viviamo dentro una specie di film popolato da avanzi, probabilmente, di altri film di altre epoche (fascisti, razzisti, matti accertabili in laboratorio). Ma c’è materia per tornare a essere un buon paese.

Basta ricordare che dietro il sorriso della signora Raggi ci sta la più straordinaria accozzaglia di teste di cazzo mai vista e che dietro la Meloni, o Salvini, ci sta il vuoto perfetto. Zero assoluto.

Tutta gente che non saprebbe amministrare nemmeno un garage di piccole dimensioni. Certo, sono ingombranti e fastidiosi. Basta ignorarli. Svaniranno da soli, e questo tornerà a essere un paese in cui vale la pena di vivere.

[Tentata ancora una volta di tenere nel blog, a futura memoria, questi brani bellissimi scritti da Giuseppe Turani, su ciò che succede di questi tempi, perché si fa presto a dimenticare.]



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