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La Storia di Marco De Domenico, Speaker e Doppiatore Con Una Gamba Sola

Creato il 03 settembre 2019 da Sunday @EliSundayAnne

Marco De Domenico è una di quelle amicizie che hai su Facebook ma non hai mai conosciuto di persona. Un giorno lessi che avrebbe partecipato alla trasmissione “I soliti ignoti” di Amadeus e andai a vedere chi era. Da lì iniziai a seguirlo e scoprii che non solo aveva una gamba sola, perché l’altra gliel’avevano amputata a seguito di un incidente in moto, ma che era anche una persona simpaticissima, brillante, nonché la voce di diversi spot pubblicitari tra cui Coca-Cola, Tic Tac e Colgate.

Nel suo profilo scrive: “Faccio fatica a considerarmi un disabile. Ho una vita piuttosto attiva e al netto del fatto che di base pare sia un po’ stronzo, mi considero perfettamente integrato in società. Però negli ultimi due mesi, complice la rottura di un femore, ho vissuto molto più intensamente la mia condizione di “disabile”. Vivo da solo da quattro anni. Tornato a casa dall’ospedale, che sebbene sia un luogo di tortura è anche un ambiente protetto, mi sono sforzato di capire come potessi vivere la mia convalescenza in modo dignitoso.

Anzitutto devo ringraziare i miei genitori e la mia fidanzata perché mi hanno aiutato ben oltre quanto meritassi. E poi ringrazio me. Mi sono scervellato in mille modi per migliorare la mia condizione di infermo. E poi, avendo tempo, mi sono documentato.
Per scoprire ad esempio che Esselunga consegna ai disabili la spesa gratuitamente. Non solo si risparmiano bei soldi, ma ti tolgono l’incubo degli approvvigionamenti. È stato sufficiente inviare via email copia della Legge 104 che attesta la disabilità.
È poca cosa, ma tutto aiuta. Di queste scoperte in questi giorni ne ho fatte molte altre. A proposito, ho scelto di unire le mie inclinazioni naturali e le mie condizioni di salute per creare un progetto originale. Sono uno speaker professionista e un conduttore radiofonico, sono un amatore ciclista, un motociclista incallito e amo raccontare storie. E sono un amputato di gamba. Se nel frullatore metto tutte queste cose, quello che ne esce è una miscela esplosiva. Ecco perché mi aspetto il botto.”

Questa è la sua storia.

Marco De Domenico speaker e doppiatore con una gamba sola

A 19 anni ho cominciato a lavorare in una radio vicino a Rho dove abitavo. Ho lavorato per tre piccole radio fino al 1995. Una mattina andando in radio – conducevo un programma e i notiziari del pomeriggio – ebbi un incidente in moto. Quell’anno mi ero diplomato al liceo scientifico e mi ero iscritto all’università, ma poi non l’ho fatta perché molto rapidamente divenni bravo a fare questo lavoro, che poi è diventata la mia attività professionale.

Allora avevo ancora la voce di un ragazzone e sentivo moto forte la necessità di comunicare con il resto del mondo ma poiché vivevo in un corpo che non mi piaceva affatto, ho pensato che avrei potuto adoperare come media alternativo la voce, che era più facilmente plasmabile rispetto all’aspetto fisico.

Ero obeso da quando ero piccolo, e le cose sono andate peggiorando fino a quando, nel 2014, mi sono sottoposto a un intervento di chirurgia barbarica, per la precisione il bypass gastrico: il paziente obeso viene sottoposto a un intervento mediante il quale una parte di stomaco viene confinata a un uso cieco, ovvero non entra già in contatto con la bocca. Si lascia soltanto un pezzettino di stomaco chiamato push gastrica, collegato all’ultimo tratto dell’intestino. In questo modo il paziente obeso mangia molto meno, assorbe meno e viene indotta una risposta organica per cui diminuisce la tendenza a ingrassare anche mangiando poco.

Marco De Domenico speaker e doppiatore con una gamba sola

Questo intervento andò male, il giorno dopo ebbi la febbre alta e dolori violenti all’addome, così mi ricoverarono d’urgenza e mi operarono di nuovo, e stetti in rianimazione due medi senza poter né mangiare né bere. Fu un’esperienza durissima dalla quale uscii più per combinazione che per volontà, e quando uscii dall’ospedale ricomincia a bere e mangiare e diventai normopeso nel giro di poco tempo. Mi è poi salita la passione per lo sport, che non avevo mai avuto prima.

L’incidente in moto avvenne per colpa di un tale che non aveva rispettato lo stop. L’incidente mi colpì in un momento molto particolare della mia vita, perché ero nella fase in cui da adolescente sarei dovuto diventare uomo, e dovetti crescere molto velocemente. L’amputazione della gamba avvenne una decina di giorni dopo, dopo una specie di via crucis in cui ogni giorno arrivava una notizia un po’ più brutta del giorno prima su questa gamba che peggiorava. Finché un giorno il chirurgo mi disse: “Forse questa gamba te la possiamo salvare , ma occorreranno anni e una serie di interventi chirurgici, ma escludo che tu possa tornare a camminare in maniera naturale: dovrai sempre utilizzare dei bastoni o dei tripodi. Altrimenti ti amputiamo la gamba e tra un mese potrai tornare a camminare.”

Un po’ perché il dolore era violentissimo e non vedevo l’ora di eliminarlo, un po’ perché quel chirurgo con grande psicologia quel pomeriggio fece arrivare due ragazzi che lui amputò anni prima; lei era una giovane scrittrice e lui un mobiliere, e mi fece vedere che poteva trasportare una poltrona che c’era nella stanza senza problemi, a dimostrazione che una vita esiste anche da disabile.

Marco De Domenico speaker e doppiatore con una gamba sola

Allora mi convinsi, feci un gran pianto e acconsentii all’amputazione della gamba. I miei genitori mi supportarono con grande amore, e ora che sono padre mi rendo conto che dovettero sopportare un calvario niente male.

Tornai a casa due mesi che ero molto debole e ricominciai quasi subito ad andare in radio. L’anno mi notò una grossa radio di Varese, Reteotto Network, e rimasi a lavorare da loro per due anni. Nel 1999 sono stato chiamato da Mediaset per fare la voce ufficiale di Italia 1.

Dopo una lunga estate di provini, nel Duemila ne diventai la voce ufficiale e questo mi aprì a un mondo di conoscenze che cercai di sfruttare al meglio, tanto che da allora sono uno speaker e doppiatore pubblicitario professionista. Da allora non ho fatto altro che lo speaker, ed è incantevole perché è esattamente quello che volevo fare da ragazzino. Come disabile avrei diritto a un lavoro come categoria protetta, ma non avrei mai potuto ottenere un lavoro così gratificante come quello che sto facendo, che era la mia vocazione.

Tra il 1997 e il 2001 mi sono formato presso una scuola di Milano, la CTA – Centro Teatro Attivo – e fu un percorso di formazione straordinario anche perché conobbi tante persone che poi sono diventate quasi tutti miei colleghi. Fu proprio per merito del CTA che trovai questo lavoro presso Italia 1.

Marco De Domenico speaker e doppiatore con una gamba sola

Ti manca il contatto con le persone?

No, non mi manca, perché è un lavoro tipicamente solitario ma l’ho proprio desiderato. Sono una persona socialmente molto attiva, trovo sempre occasioni per divertirmi, e andando tanto in bici e in motocicletta incontro sempre tante persone. Anche perché un ciclista con una gamba sola è una figura retorica, per cui fa piacere conoscerlo. Il lavoro lo faccio da solo ma nemmeno tutto, perché almeno una o due volte la settimana mi reco presso grosse case di produzione di Milano a incidere degli spot. Inoltre ho due figli che, quando sono con me, mi tengono molto occupato.

E la tua vita privata?

Io sono stato sposato dal 2008 al 2015. L’anno in cui feci il bypass gastrico lei si innamorò di un’altra persona, e io la lasciai andare perché chi vuole stare con me deve averne il desiderio. Ciò confermava comunque la mia tesi che mi ero sposato un po’ facilmente con la prima persona che sembrava adatta a stare con me, ma caratterialmente non ci siamo mai molto trovati, non fu mai un grande amore. I figli li desideravamo, ma la base di passione e di eros era sempre stata un po’ sottile e infatti si ruppe con gli anni.

Come hai affrontato la perdita di una gamba?

Non ho mai vissuto la disabilità per i capi che prenderebbero tutti, “Sono disabile quindi il mondo mi deve”. Ho sempre pensato che la disabilità fosse più una forma mentis che una disabilità fisica, infatti ho sempre vissuto da perfetto normodotato. Ho sempre abitato in palazzi senza ascensore, e quando non ho potuto indossarvela protesi perché la gamba mi faceva male non ne ho fatto un dramma, ho imbracciato le mie stampelle e ho fatto la vita di sempre.

Lavoravo nei locali come DJ la sera e senza una gamba, perché purtroppo la protesi la potei mettere solo un anno dopo perché mi si era infettata la ferita. Arrivavo per primo nei locali dove dovevo lavorare, quando erano ancora vuoti, e uscivo per ultimo da dietro la consolle, per cui nessuno notava che avevo un piede solo.

Avevo dentro di me una voglia di farcela, di tornare alla vita normale, che non sentivo né la fatica né la necessità di essere accudito. Anche adesso, che sono stato in ospedale un mese perché mi sono rotto un femore cadendo una sera in casa da solo, sto prendendo potentissimi antibiotici fino a Natale sperando che tutto fili liscio, cerco di affrontare la cosa con positività e voglia di fare.

Marco De Domenico speaker e doppiatore con una gamba sola

La sindrome dell’arto fantasma

Anch’io, come ogni persona a cui è stato amputato un arto, vivo da sempre con la sensazione onirica di possedere ancora l’arto, perché l’area del cervello deputata al movimento dell’arto e alla ricezione sensoriale non è stata amputata e cancellata, per cui le arrivano dei segnali contrapposti e disomogenei che non sa bene come interpretare. Per cui ogni tanto arrivano delle sensazioni come una corrente elettrica che avvolge l’arto che non c’è. Vivo questa sensazione sempre, anche adesso; spesso sono lievi, ma a volte vigorose. E’ come na specie di solletico fatto con una piuma lingo l’arto che non c’è.

Hai un sogno che vorresti realizzare?

Circa due anni fa, all’interno di un’intervista rilasciata a una giovane blogger, era emersa la possibilità che io fossi il primo amputato di gamba a compiere il giro del mondo in bicicletta. Mi ero trovato degli sponsor tecnici e il sogno stava quasi per avverarsi, ma sono successe delle cose, tra cui che ho trovato l’amore. Poiché sarei dovuto stare via circa due anni, l’idea di allontanarmi da lei non mi piaceva. Alla fine quel progetto non si è concretizzato, ma io non ho mai smesso di sognare per cui per il futuro chi lo sa?

Marco De Domenico speaker e doppiatore con una gamba sola

Cosa può fare chi vuole diventare speaker?

Io offro un corso per imparare ad adoperare al massimo il nostro strumento musicale personale che è la voce: spingo al massimo l’arte fonatoria, l’arte di parlare a regola d’arte. E’ un corso di dizione, recitazione e doppiaggio composto da dieci ore di audio registrato da me, e tre ore di lezioni private con me in uno studio a Milano oppure anche via Skype. In quelle tre ore accadono fatti inspiegabili: vedo persone rivoluzionare il loro modo di usare la bocca e il suono, e trasformare l’impronta vocale che hanno.

A scuola facevamo un sacco di materie, ma non ricordo nessuna materia che insegnasse a usare la voce, e nemmeno i nostri genitori si sono lamentati dei nostri difetti di pronuncia. Se tu zoppichi leggermente ti portano da cinque ortopedici, se vuoi andare a cavallo o a tennis o a ping-pong ti ci portano, ma se hai la erre moscia ti tieni la erre moscia, nessuno ti fa notare che è sbagliato perché in italiano non esiste quel suono. La voce resta ancora il media di elezione: io e te ci stiamo parlando, la mia personalità tu la evinci dal modo in cui uso la voce, e io la tua. Impariamo a parlare in maniera molto rustica e con i nostri accenti regionali. Io invece ti spiego come si fa a usare al 100% la voce.

Che consiglio daresti a chi è bloccato da un trauma?

Io do sempre il consiglio di affrontare la cose come si affronta una salita in bicicletta: se uno dovesse guardare tutta la salita in un colpo solo, se dovesse avere una visione totale di tutta la sala da dov’è fin dove deve arrivare, il primo pensiero sarebbe quello di compatimento: “Povero me, non ce la farò mai ad arrivare fin lassù!”. Io suggerisco delle tappe intermedie: datti come prossimo obiettivo 50 metri, fino a quel tornante. Poi prova a dirti che arriverai al tornante dopo 100 metri.

Il corpo e la mente umana sono molto più malleabili di quanto si sia portati a credere. Prova a stare confinato in casa per due mesi: il primo giorno dici “Non ce la farò mai”. Il senso giorno il sole sorgerà e tramonterà come il giorno prima, e il terzo giorno inizi a stare un pochino meglio, e così il quarto giorno. Ci si abitua a tutto, con impegno e la giusta forza.

Ma non commettere mai l’errore che non smetterà di piovere, perché poi normalmente accade. Anche gli aeroplani si infilano nelle nuvole, ma si sa che poi la nuvola finisce. Vado spesso a volare con un amico che ha un brevetto di volo e qualche volta ci divertiamo a infilarci nelle nuvole; quando sei dentro si nella nebbia che non vedi nulla e ti viene male, ma quando esci torna il sole.

La malattia e la disabilità hanno una cosa in comune e vanno prese con questo spirito: accetto che sono giù di corda, però forza perché non è per sempre. Il merito di girare ha più a che fare con la nostra forza di volontà, siamo noi che dobbiamo lottare per tirarci fuori dalle sabbie mobili. Bisogna fare appello alle forze che tutti noi abbiamo dentro.

Noi sappiamo sopravvivere ai drammi più estremi: non conosco nessun papà a cui è morto un figlio che poi ha voluto raggiungerlo per sua stessa volontà: l’istinto di sopravvivenza tendenzialmente prevale.

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