La stregoneria attraverso i secoli e Lo sconosciuto riesumati in dvd

Creato il 27 dicembre 2015 da Taxi Drivers @TaxiDriversRoma
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È stato concepito nel 1922, stesso anno in cui fece la sua apparizione sullo schermo l’inimitabile Nosferatu – Il vampiro di F.W. Murnau, ma, pur manifestando in maniera evidente – a cominciare dai bui e claustrofobici interni – influenze provenienti dall’Espressionismo tedesco, non rientra nella corrente cinematografica che fece delle cupe atmosfere e delle deformazioni scenografiche i suoi ingredienti cardine per enfatizzare su celluloide le paure umane.
In parte documentario, in parte dramma sociale, nonché opera più celebre e di maggior valore artistico firmata dal danese Benjamin Christensen, La stregoneria attraverso i secoli intende essere – secondo le parole del regista – un’indagine storica e culturale strutturata in sette capitoli intorno, appunto, alla stregoneria.
Infatti, prima ancora che lo stesso Christensen interpreti il diavolo nel secondo, atto a descrivere – tramite una particolare vicenda riguardante un filtro d’amore – la figura della strega come veniva intesa tra il Quattrocento e il Settecento, si esordisce all’insegna del realismo tirando in ballo immagini, stampe d’epoca e, addirittura, ricostruzioni plastiche per raccontare la maniera in cui il modo di pensare l’inferno e il diavolo siano mutati nel corso dei secoli, in concomitanza con il succedersi delle teorie relative alla configurazione dell’universo e al posto che la Terra vi occupa.
La cosiddetta “caccia alle streghe” dei secoli che vanno dal XV al XVIII sono, invece, al centro del terzo e del quarto, in mezzo ad inquisitori ed accusate; di una delle quali assistiamo soltanto nel quinto alla fine che subisce.
Mentre, con una suora posseduta e dovizia di particolari degli strumenti e dei metodi di tortura usati ai tempi dell’inquisizione, si torna su toni più documentaristici nel sesto; in anticipo rispetto alla conclusione rappresentata dal tracciamento di un parallelismo tra quelli che erano un tempo considerati segni di stregoneria e i sintomi dell’isteria secondo la scienza moderna.
Al servizio di un vero e proprio capolavoro della Settima arte non sonora che, a causa del trapelante anticlericalismo e della capacità di suggerire immagini di violenza sebbene essa sia del tutto implicita, ebbe non poche noie con la censura.
Un vero e proprio capolavoro che, non poco influente su tutto il successivo horror in pellicola (del resto, non manca neppure un neonato gettato in un calderone durante un sabba), è Dynit a riesumare in dvd nella sua versione originale di centocinque minuti, accompagnato da una sezione extra costituita da note, curiosità ed escursus testuali sul cinema della stregoneria – dagli albori alla saga di Harry Potter – e su quello danese.


La stessa Dynit che, sempre a proposito di preziosi gioielli in fotogrammi sfornati ai tempi del muto, recupera dal dimenticatoio anche Lo sconosciuto, considerato perduto fino al 1968 ( anno in cui è stata ritrovata una copia in trentacinque millimetri presso la Cinematheque Francaise) e diretto quarantuno anni prima dal Tod Browning che si sarebbe successivamente dedicato al Dracula con Bela Lugosi e all’insuperabile Freaks.
Un Browning che sembra anticipare proprio le tematiche ed i personaggi in seguito sfruttati in quest’ultimo nel mettere in scena una struggente storia d’amore a tinte nere d’ambientazione circense, di cui il New York Sun scrisse: “Il sospetto che questo film possa essere scritto da Nerone, diretto da Lucrezia Borgia, sceneggiato da Edgar Allan Poe e illuminato da un ben noto fautore della vivisezione è del tutto infondato”.
Struggente storia d’amore che vede un magistrale Lon Chaney impegnato a concedere anima e corpo al ricercato Alonzo, il quale, in fuga dalla polizia, si finge senza braccia e si fa assumere nel circo dove incontra e si innamora di Estella Nanon, incarnata da Joan Crawford.
Ed è il gesto estremo che si trova costretto a compiere quando il padre della donna scopre la sua vera identità a contribuire a trasformare la visione in uno degli apici eccessivi dell’operato browninghiano, qui dispensatore di uno degli individui più tragici della storia dell’invenzione dei fratelli Lumière.
Protagonista di un elaborato estremamente crudo e non privo di sottotesti sessuali (Alonzo si auto-condanna sostanzialmente all’impotenza) che, con incluso nel mucchio anche l’aiutante nano Cojo alias John George, non manca neppure di suscitare commozione.
Un elaborato ingiustamente sottovalutato e bistrattato dalla critica di allora, ma che gode finalmente di un’edizione su supporto digitale, anch’esso corredato – come il succitato lungometraggio di Christensen – di note e curiosità quali contenuti speciali.

Francesco Lomuscio

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