La tentazione del potere

Creato il 21 aprile 2011 da Idl3

La tentazione del potere

Man mano che l'uso di uno strumento si diffonde e cresce la sua importanza, rientra nella natura dell'uomo e delle organizzazioni umane cercare di impossessarsi dei vantaggi che derivano dal controllo di questo strumento. Internet non e' diverso. Con la diffusione di Internet e dei vari strumenti che si basano sulla rete, nascono e/o crescono le pressioni, da parte di organizzazioni varie (che siano Governi, imprese o altro), per ottenerne il controllo e accrescere cosi' il proprio potere.


Chi ha sufficienti informazioni e la capacita' di utilizzarle puo' avvantaggiarsene. In realta' nessuno ha la capacita' e le informazioni necessarie per esercitare un controllo e un potere decisionale e dirigenziale ottimale, perche' le informazioni necessarie sono troppe e troppo complesse per poter essere comprese da un singolo individuo o da una singola organizzazione. Dunque ogni decisione presa da chi esercita un potere sugli altri sara' inefficiente. Maggiore e' il numero degli individui a cui ci si sostituisce e la complessita' delle decisioni che si prendono, maggiore e' l'inefficienza che si crea, e maggiore e' il potere che si esercita. Non stupisce dunque che il richiamo del potere sia piu' forte del problema delle scelte inefficienti.

La liberta' su Internet

In questi ultimi due anni il numero di persone che accedono a Internet e' piu' che duplicato. Questo ha portato molti Governi alla regolamentazione di questo strumento, limitando le liberta' degli utenti. Il 18 Aprile la Freedom House ha pubblicato un report (Freedom on the net 2011) con una graduatoria dei vari Paesi riguardo la liberta' su Internet.
L'Italia ne esce abbastanza bene, con una penetrazione di Internet al 50%, soprattutto grazie all'enorme crescita dell'accesso a Internet dai cellulari.

Nonostante il tasso di penetrazione di Internet in Italia sia abbastanza alto (50%) e' comunque piu' basso rispetto al tasso di penetrazione dell'Europa Occidentale, e questo minor tasso di penetrazione non e' dovuto tanto a problemi infrastrutturali (che pure ci sono e riguardano soprattutto la scarsa diffusione della fibra ottica), quanto al fatto che un'intera generazione non ha familiarita' con internet (riguardo i tassi di penetrazione di Internet tra gli over 55, la media dell'Europa a 15 e' del 36 percento, in Italia e' al 16 percento).

Una spinta alla restrizione della liberta' di Internet in Italia deriva dalla struttura proprietaria dei media, visto che il Primo ministro (Silvio Berlusconi) possiede direttamente o indirettamente una grande parte dei media e la sua posizione politica gli da un indubbio vantaggio e potere. Questo dominio politico, finanziario ed editoriale sui mezzi radiotelevisivi (anche attraverso la pubblicita', saldamente nelle mani della televisione) puo' dare al Governo un forte incentivo alla restrizione del libero flusso delle informazioni online, che sia per motivi politici, di ostacolo alla concorrenza o entrambe le cose. Ovviamente ci sono vari metodi per ostacolare il libero flusso di informazioni su Internet, non e' necessario creare leggi ad hoc.

In un Paese come il nostro, nel quale i legami tra politica ed economia sono cosi stretti da non essere possibile distinguere dove finisca l'uno e cominci l'altro, e' sufficiente che non si investa in tecnologia per ostacolare lo sviluppo di Internet. Si continua a tollerare la mancata separazione della proprieta' e gestione della rete dalla distribuzione del servizio (con Telecom in una posizione di quasi monopolista). Poi c'e' il fatto che non sempre alla possibilita' di accedere alla banda larga in tutte le case corrisponda l'effettivo accesso, sia per i costi che il persistere di un quasi monopolio contribuisce a lasciare alti, sia per la mancata diffusione di cultura informatica.

Controllo assoluto

Un altro strumento che hanno i Governi per limitare la liberta' sulla rete e' quello di stringere accordi con chi fornisce servizi e contenuti su Internet. Cosi' leggendo i TOS di alcuni fornitori si scopre che nel caso in cui un Governo dovesse richiedere informazioni su un utente, molte societa' non solo forniranno al Governo tutte le informazioni richieste, ma addirittura alcune non diranno nulla all'utente.
Poi ovviamente c'e' sempre la possibilita' che il controllo (o la censura) avvenga ad opera del fornitore stesso (o di un suo dipendente). Rischi che Peter Ludlow descrive chiaramente nel suo libro "Our future in virtual worlds", dove accusa i gestori di piattaforme (allora Second Life, ora Facebook) di comportarsi come delle "divinita' greche", mettendo cosi' in serio pericolo i nostri diritti digitali. In una recente intervista su lettera43, Peter Ludlow dice:

"E' passata l'idea che il social network sia una compagnia privata e i gestori possano, per questo, farci cio' che vogliono. L'attitudine di Mark Zuckerberg e' sempre la stessa: «Questo e' il mio regno». E lo gestisce di conseguenza. […] Si potrebbe argomentare che, quando una societa' che gestisce un mondo virtuale diventa tanto potente, al suo interno dovrebbe essere rispettato il principio contenuto nel primo emendamento. […] Si potrebbero creare soluzioni alternative di tipo open source a questi mondi virtuali, gestiti in modo distribuito dagli utenti. Un Facebook a codice aperto, in un certo senso. […] Ma e' molto difficile per via del grado di attaccamento che le persone mostrano di avere nei confronti di un social network."

E' un problema serio, al WSJ Adam Conner ha dichiarato:

"Maybe we will block content in some countries, but not others. We are occasionally held in uncomfortable positions because now we're allowing too much, maybe, free speech in countries that haven't experienced it before."

Dichiarazione fatta forse anche in vista del possibile sbarco di Facebook in Cina. Si tratta di un problema che non riguarda solo Facebook (anche se la sua enorme diffusione lo rende un comodo esempio), ma anche altri servizi, alcuni anche ben piu' delicati, ad esempio Dropbox, servizio che molti usano per fare il backup dei propri file, alcuni dei quali anche molto personali.
Recentemente Dropbox ha aggiornato i TOS, dichiarando che su richiesta del Governo consegnera' i dati decriptati dell'utente. Il fatto che su richiesta del Governo Dropbox consegni i dati dell'utente e' abbastanza normale, e' la legge che lo impone. Il problema e' semmai capire se l'utente viene avvisato del fatto che al Governo e' stata fornita una copia dei suoi file. L'altro problema e' che Dropbox ha la possibilita' di decriptare i file degli utenti. Problema che Christopher Soghoian aveva evidenziato piu' di una settimana fa ("How Dropbox sacrifices user privacy for cost savings"), prima che l'aggiornamento dei TOS lo rendessero evidente a tutti, anche a Miguel de Icaza ("Dropbox Lack of Security").


Con la crescente diffusione di questi servizi, con sempre piu' utenti che affidano i propri dati (anche i piu' riservati) a servizi esterni, diventa sempre piu' forte per queste imprese (e i loro dipendenti) e per i Governi la tentazione di accedere a questi dati, controllarli, censurarli e utilizzarli per incrementare il proprio potere.


Pubblicato il 21/04/2011 ^


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