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La terza neve

Da Loredana V. @lorysmart

La terza neve

Guardavamo dalle finestre,
là dove i tigli si stagliavano neri nella profondità del cortile.
Sospirammo ancora,
la neve non veniva,
ed era tempo, ormai, era tempo …
E la neve venne,
venne verso sera.
Essa giù dall’alto dei cieli
volava a seconda del vento
e nel volo oscillava.
A falde sottili come lamine fragili,
era confusa di sé stessa.
La prendevamo delicatamente nelle mani e stupivamo:
dunque, era quella la neve ?
Ma la neve ci rassicurava:
verrà, io lo so, verrà la neve vera.
Non vi turbate mi scioglierò,
non inquietatevi subito …
Dopo sette giorni venne la neve nuova.
Non venne precipitò.
Cadeva cosi fitta, da non potere tenere aperti gli occhi.
A tutta forza vorticava in cerchio, mugliando.
Con pervicace ostinazione voleva inseguire il trionfo perché tutti dicessero concordi:
si, è lei, la neve vera.
Che non dura un sol giorno, o due.
Ma disperò di sé, non resistette e si diede per vinta.
E se non si scioglieva tra le mani,
si scioglieva sotto i piedi …
E noi inquieti, ansiosi,
sempre più spesso scrutavamo l’orizzonte:
quando quella vera verrà ?
Perché era tempo, era tempo …
E un mattino,
appena alzati, pieni di sonno,
ignari ancora,
d’improvviso aperta la porta,
meravigliati, la calpestammo.
Posava, alta e pulita in tutta la sua tenera semplicità.
Era fittissimamente di sé sicura.
Giacque in terra, sui tetti,
e stupì tutti con la sua bianchezza.
Era davvero tanta,
ed era davvero bella.
Cadeva e cadeva,
nel baccano dell’alba,
fra il rombo delle macchine e lo sbuffare dei cavalli
e sotto i piedi non si scioglieva,
anzi diventava più compatta.
Giaceva fresca e scintillante e ognuno ne era abbagliato.
Ed era lei, la neve.
La vera.
L’aspettavamo.
Era venuta.

Evgenij Aleksandrovic Evtushenko


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