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La 'tesina' di Maturità: le parole d'ordine per una buona prova di competenza (da riabilitare)

Creato il 22 giugno 2018 da Athenae Noctua @AthenaeNoctua
Terminate le tre prove scritte, i maturandi dovranno affrontare il colloquio orale, quel momento fatidico che assomiglia un po' ad un bombardamento: tutti i commissari potranno porre le loro domande e a quel punto, senza troppo tempo per pensare, qualcosa si dovrà rispondere e ciò che non diranno le parole diranno le espressioni. In quel momento gli allievi saranno a tu per voi con i docenti di classe e con i commissari esterni. I primi sono noti e, per quanto arcigni possano essere, gli studenti sapranno, bene o male, cosa aspettarsi; dei secondi avranno cercato di sapere il più possibile, tampinando i loro alunni o maturati di anni precedenti. Il grande interrogativo è: «Cosa mi chiederanno?».
Prima dello scatenarsi della tempesta, tuttavia, gli studenti avranno a disposizione una quindicina di minuti per esporre un percorso di approfondimento personale, comunemente chiamato tesina.  La 'tesina' di Maturità: le parole d'ordine per una buona prova di competenza (da riabilitare) L'introduzione dell'alternanza scuola-lavoro obbligatoria nel triennio, a seguito dell'entrata in vigore della legge 107/2015, avrebbe dovuto inserirsi anche nel colloquio d'esame dal 2018: la tesina doveva essere sostituita da una relazione degli studenti in merito all'esperienza di avvicinamento professionale svolta. L'alternanza scuola-lavoro, tuttavia, è un progetto che va rivisto e che ha aperto molte questioni da risolvere, prima di poter essere considerata veramente istruttiva. Di conseguenza, in molti casi l'introduzione della relazione di alternanza scuola-lavoro in luogo della tesina non è andata in porto, oppure ha funzionato solo parzialmente, con l'accettazione del compromesso di lasciar spazio a entrambi i percorsi.
In ogni caso, la tesina è una prova di competenza come poche altre, un'esperienza da salvaguardare e che nessuna relazione professionale può sostituire. Innanzitutto perché la documentazione dell'alternanza scuola-lavoro avviene nell'arco di tutto il triennio e occupa già una consistente parte del tempo dedicato alla formazione superiore. In secondo luogo perché non si deve confondere la scuola con un ufficio di collocamento e la dimensione professionale della formazione è solo una caratteristica del percorso di istruzione, che deve porsi come obiettivo privilegiato l'offrire agli studenti la capacità di comprendere la realtà che li circonda e di rapportarsi ad essa in modo critico e consapevole.
La tesina di Maturità, se ben fatta, offre alla commissione una straordinaria prova di questa competenza: uno studente in grado di presentare un percorso personale accurato dal punto di vista delle conoscenze, ben argomentato e coerente dimostra che i cinque anni di scuola secondaria di secondo grado (ma, in prospettiva, tutto il percorso formativo, anche extra-scolastico) lo hanno posto nelle condizioni di raggiungere l'obiettivo. Quando queste caratteristiche di tesina vengono osservate, c'è una buona probabilità che la commissione ponga domande proprio a partire dal percorso personale o che, colpita dal valore della proposta di approfondimento, decida di graziare il candidato, soddisfatta della dimostrazione di maturità.
Una buona tesina, dunque, permette agli studenti che hanno raggiunto livelli di apprendimento buoni o eccellenti di ottenere la meritata soddisfazione e a quelli più fragili o meno motivati di prepararsi su un tema abbastanza circoscritto per iniziare al meglio il colloquio e prevedere possibili sfondamenti verso argomenti collegabili... del resto anche la capacità di prefigurare eventuali sviluppi è una competenza ammirevole.
Per diversi motivi, tuttavia, la tesina è stata svilita.
Fondamentalmente, questi motivi si possono ricondurre al generale appiattimento delle conoscenze, che sembrano non avere più alcuna importanza nella formazione di un individuo, e al lassismo di un sistema di istruzione che, per effetto di leggi e decreti, è sempre meno in grado di salvaguardare il rigore e la meritocrazia. Ma non si possono costruire opinioni e argomenti se mancano cultura e impegno.
Nel rispetto del suo nome, infatti, una tesina è un testo argomentativo suffragato da elementi di evidenza. Che questi argomenti siano di carattere letterario, filosofico, artistico, scientifico o tecnico, poco importa: elaborare una tesina significa costruire un percorso che si alimenta di un'idea ben precisa sostenuta dalle conoscenze.
Già la diffusa pratica di sostituire l'elaborato scritto con una mappa concettuale e di accompagnare la presentazione con delle slide ha mortificato questa esperienza di argomentazione. Alcuni maturandi presentano schemi che poco si differenziano (anche graficamente) da quelli già sperimentati all'esame di terza media, riempiono le slide di testo per avere un appoggio per un discorso che non sentono come proprio e, quindi, non riescono a gestire autonomamente l'esposizione e non sono in grado di prevedere le domande che sorgono spontanee.
La tesina ha perso valore perché è stata ridotta ad un percorso di ricerca interdisciplinare come tanti e spesso le commissioni si trovano ad ascoltare candidati arenatisi su pochi argomenti, sempre gli stessi nella medesima classe o rispetto a quelli dei maturandi degli anni precedenti.
In una situazione simile è evidente che la competenza non emerge, che alunni in difficoltà tendono ad adagiarsi in percorsi preconfezionati e non colgono l'occasione di rendersi protagonisti dell'esame, mettendo in gioco il loro interesse autentico. Per contro bisogna dire che coloro i quali riescono a produrre degli elaborati di valore (mappe, power-point, fascicoli rilegati, tavole di illustrazione, simulazioni digitali) e a far percepire il coinvolgimento personale rispetto al tema trattato si pongono ulteriormente in evidenza.
Dunque, se gestita correttamente, la tesina ha un forte impatto sull'esito del colloquio, può realmente fare la differenza e dare all'ormai abbandonata espressione Esame di Maturità il suo vero significato.
 

La 'tesina' di Maturità: le parole d'ordine per una buona prova di competenza (da riabilitare)

Un fotogramma dal finale di Notte prima degli esami (2006)

 Ma come si confeziona una buona tesina? Vediamoli attraverso alcune parole d'ordine.
 Personalizzazione. I commissari sentiranno decine di candidati ogni anno e addirittura i membri esterni potranno confrontare i temi con quelli che hanno preparato i loro alunni, per non parlare dei colloqui ascoltati negli anni precedenti: sentir ripetere per l'ennesima volta percorsi su argomenti estremamente vaghi come il concetto del tempo, il Cubismo o i vulcani non solo produrrà noia (soprattutto verso gli ultimi interrogati), ma spingerà a porre domande su altri argomenti, anche non collegati, perché tutte le connessioni saranno già state ampiamente sfruttate. Il rischio, inoltre, è che emerga la scarsa serietà di aver attinto a piene mani da percorsi preconfezionati offerti dal web. Ciò non significa che non si possa parlare di tempo, Cubismo o vulcani: all'interno di temi familiari e generici come questi ciascun candidato dovrebbe ricavare un percorso proprio, inimitabile, che suggerisca collegamenti nuovi (ma non astrusi o incollati con lo sputo), che si colleghi all'extra-scolastico, che risponda ad un interrogativo personale. Insomma, il maturando non dovrebbe sciorinare la filosofia di Bergson, il flusso di coscienza e la teoria della relatività così come sono, ma porsi domande del tipo: «Come è la mia percezione del tempo? In quali autori si rispecchia? Chi, invece, la mette in crisi e perché? Cosa mi dice la scienza e in che modo si sono evolute le sue considerazioni sul tempo?». Sarà allora immediatamente evidente la maturità di rapportare il noto al non-noto, di servirsi delle informazioni acquisite con lo studio per la soddisfazione di un bisogno personale, di voler catturare l'interesse di chi ascolta.
Ricerca. Per una buona argomentazione - sembra scontato, ma l'esperienza di commissario mi dice che non è così - occorre conoscere molto bene l'argomento, saperlo inquadrare da un punto di vista storico e culturale, disporre di fonti molteplici e più dirette possibili. Inutile inserire il flusso di coscienza in una tesina sul tempo se non si è disposti a leggere le opere in cui questa tecnica viene utilizzata, anche, almeno in parte, in lingua originale: qualsiasi manuale di letteratura offre una frase pronta da copiare e da imparare a memoria per spiegare il concetto, mentre presentarlo con esempi, con una personale selezione di brani, non necessariamente di autori studiati. Le commissioni sono stanche di sentir parlare del monologo di Molly Bloom o del reiterato proposito di Zeno di smettere di fumare: Ulisse e La coscienza di Zeno hanno molto di più da offrire, molto con cui si può incuriosire chi conosce o non conosce questi romanzi, ma, di certo, occorre l'impegno di leggerli e rileggerli.
 Pianificazione. Elaborato interdisciplinare sì, minestrone no. Per argomentare la tesi si devono utilizzare conoscenze ricavate da diversi ambiti di studio, cercando i possibili collegamenti nella maniera più fluida possibile. Innanzitutto il candidato deve abbandonare l'idea di presentare l'argomento come se appartenesse ad ambiti completamente distinti: se la tesina, fin dalla mappa, si presenta con un argomento di - poniamo per esempio - letteratura italiana, uno di letteratura inglese, uno di filosofia, uno di storia dell'arte e uno di scienze, il percorso risulterà monotono e frammentario. Occorre individuare poche sinapsi ben organizzate, chiarirne i rapporti e presentare in modo fluido il tema, attingendo alle argomentazioni dei diversi ambiti in maniera contigua e, se possibile, con un continuo richiamo reciproco. Quando i diversi argomenti vengono spezzettati, la tendenza è anche quella di esporli al docente chiamato a valutare le competenze in quella specifica disciplina e nulla spezza l'interesse quanto dichiarare esplicitamente, con la scelta esclusiva dell'interlocutore, che una certa parte del ragionamento coinvolge solo uno dei presenti.
 Selezione. A ben guardare, è la premessa e la conseguenza dei punti precedenti. Dal momento che pianificare e approfondire sono operazioni complesse, che richiedono tempo ed energia, è bene circoscrivere l'area di interesse. Se vuole essere chiara e limpida, la linea argomentativa deve basarsi su pochi punti, ma di evidente pregnanza. Per evitare il già citato effetto minestrone, è bene che i collegamenti siano pochi ma solidi: non è necessario collegare dieci materie, anzi, vanno selezionate solo quelle effettivamente utili all'argomentazione. Nulla è più sgradevole che cercare di inseguire un filo logico annegato in discorsi non pertinenti. Se l'elaborato lascia aperte altre strade, tanto meglio: i commissari potranno decidere di far sviluppare al candidato un ulteriore spunto escluso dal percorso ma ad esso vicino. A tal proposito, va fatta una considerazione importante: alcune competenze disciplinari sono sottintese in alcuni passaggi tecnici del lavoro di documentazione. Anche se nel percorso di approfondimento non è esplicitato alcun contenuto di letteratura italiana, informatica o lingua e letteratura inglese, nella stesura della tesina entrano in gioco abilità che possono comunque essere valutate in quegli ambiti, dalla produzione testuale all'uso delle fonti, dall'utilizzo di fonti in lingua straniera all'elaborazione di materiali audio-visivi.
 Tempo. Ebbene sì, una buona tesina non si scrive da sola, anche se presentata solo in forma di mappa: tutte le fasi del lavoro fin qui presentate richiedono tanto tempo, motivo per cui, generalmente, all'inizio del quinto anno i docenti già forniscono indicazioni per il lavoro da preparare e pongono delle scadenze stringenti. Non si tratta di un atteggiamento ossessivo, ma è abbastanza evidente che per poter valutare con gli insegnanti argomenti e collegamenti e analizzare tutta la documentazione non bastano pochi giorni; è bene aver chiaro l'argomento e aver iniziato a documentarsi entro le vacanze di Natale, per non trovarsi nel panico nel caso in cui si renda necessario un cambio di direzione o un maggiore approfondimento. Dato che un riscontro professionale è sempre utile, il lavoro di redazione dovrebbe essere ultimato al massimo all'inizio di maggio; anche se si intende presentare soltanto una mappa concettuale, è opportuno consegnare almeno una bozza del discorso che si vorrebbe pronunciare, con tutti gli snodi che saranno sviluppati: è non solo un'attività fondamentale per migliorare l'esposizione, ma un esercizio importante anche per valutare tempi dell'intervento, che non può assolutamente superare il quarto d'ora. Power point e materiali da consegnare alla commissione (mappa ed elaborato scritto almeno in tre copie, per permettere a tutti di prenderne visione) potranno essere confezionati nell'ultimo mese di scuola, per poi concentrarsi sul ripasso.
 Motivazione. Questo è forse l'aspetto che generalmente viene più sottovalutato. Quasi tutti i candidati cono presi dall'esposizione dell'argomento, dei suoi caratteri più specifici, dei collegamenti... e non spiegano né perché lo hanno scelto né come hanno lavorato. In realtà proprio questo è il nucleo del lavoro, il vero momento della presentazione, anche perché molto spesso la commissione ha modo di visionare mappe ed elaborati nei giorni fra la prima prova scritta e l'inizio dei colloqui. I docenti sanno già di cosa sentiranno parlare e comunque la proiezione della mappa lo renderà evidente anche per chi non avrà consultato in anticipo i materiali. Quello che orienta prima di tutto il giudizio è proprio la capacità del candidato di rendere conto dell'impegno profuso nel lavoro, dal momento in cui ha avuto l'idea dell'argomento alla consultazione della bibliografia, dall'inizio della stesura al confronto con eventuali problemi. Una buona introduzione, anche se porta via cinque minuti, è fondamentale per inquadrare l'argomento e dimostrare di essere consapevoli dell'impegno che esso ha richiesto e dei risultati che ha prodotto. Siano pur sacrificati alcuni concetti: se i commissari riterranno di volerli approfondire, concentreranno su questo le loro domande. 
La 'tesina' di Maturità: le parole d'ordine per una buona prova di competenza (da riabilitare)
 Al termine di questa rassegna di consigli, risulta evidente quanto sia complesso elaborare una tesina. Ecco perché la tesina è la vera prova di competenza, un prodotto di ricerca autentico che può offrire nel ridotto tempo di un colloquio una chiara idea del candidato, della sua forma mentis, dei suoi interessi, dei suoi progetti. Quando i maturandi si presenteranno alla commissione per l'ultima prova, le loro conoscenze saranno già state ampiamente testate con prove standardizzate, ministeriali o elaborate dai docenti: l'ora che avranno a disposizione (o anche un tempo inferiore, se sapranno giostrare bene il loro percorso) sarà l'occasione di affermarsi nella propria individualità, di far capire ai docenti in che modo il percorso formativo affrontato ha trasformato ciascuno di loro. E quindi torniamo a dare valore alla tesina, al suo significato profondo, all'immenso valore che ha un elaborato confezionato autonomamente da un ragazzo o da una ragazza che può dimostrare di essere davvero arrivato a quel traguardo affascinante e spaventoso al tempo stesso, la Maturità.
C.M.Articolo originale di Athenae Noctua. Non è consentito ripubblicare, anche solo in parte, questo articolo senza il consenso del suo autore e senza citare la fonte.

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