A distanza di chilometri e ormai di anni porto ancora nel cuore il mio personale “bazar”: i lukum alle rose, il tè alla mela, le canne da pesca sul Bosforo, i venditori addosso, la pazienza dell’annodare, le secchiate d’acqua all’hammam e quella donna che mi lavava i capelli come una madre, le pannocchie di mais bollite, il simit, i baffi, i veli, i bambini unico suono nelle moschee, il sorriso di una ragazza alla fermata dell’autobus che mi mostrava un’ecografia, suo primo chicco di melograna. Chi sta danzando nel tuo liquido amniotico, Istanbul variegata, una bambina con il burqa o con il tailleur?